Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”





Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..






“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in superficie “




Pino Ciampolillo




giovedì 13 agosto 2015

Isola Pulita: POSITION PAPER DI ISDE ITALIA SULLO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI SOLIDI URBANI

PUBBLICATO IL POSITION PAPER DI ISDE ITALIA
SULLO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI SOLIDI URBANI

Comunicato stampa
Arezzo, 12 Agosto 2015


L’Associazione dei Medici per l’Ambiente – ISDE Italia ha rilasciato le Linee Guida elaborate sullo smaltimento dei Rifiuti Solidi Urbani (RSU). Il documento è liberamente fruibile sul sitowww.isde.it
Coerentemente con quanto stabilito dall’UE e recepito, almeno formalmente, dal nostro Paese, viene riproposta la gerarchia dello smaltimento dei RSU: prevenzione; preparazione per il riutilizzo; riciclaggio; recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia; smaltimento.
Il documento affronta in particolare il problema dell’incenerimento dei rifiuti – con le relative implicazioni energetiche ed economiche – che, ad onta delle indicazioni europee, viene invece sempre più incentivato dalle nuove norme italiane in materia. A tal proposito, con il supporto della letteratura scientifica internazionale, ISDE Italia giudica questa pratica, non soltanto antieconomica, ma anche assai pericolosa per la salute dei cittadini.
Ugualmente esplicitate le perplessità dell’Associazione sul conferimento in discarica dei materiali post-consumo, fonte di spreco di risorse e segnale evidente dell’incapacità di tante Amministrazioni pubbliche ad affrontare adeguatamente il problema.
ISDE auspica che i Decisori politici, e gli Amministratori in genere, possano assumere adeguate conoscenze e competenze che porti ad un inquadramento normativo per lo smaltimento dei RSU realmente in sintonia con gli interessi sociali, economici e sanitari delle Comunità.



Per informazioni e comunicazioni:

Associazione Medici per l'Ambiente - ISDE Italia
Via della Fioraia 17/19 - 52100 Arezzo
Tel. 0575-22256, Fax 0575-28676
Web www.isde.it, E-mail isde@ats.it
Facebook 
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Il governo: 2 termovalorizzatori in Sicilia, Crocetta pronto a dar battaglia 



di Giacinto Pipitone— 12 Agosto 2015



L’opposizione del presidente ai piani del governo nazionale è forte del sostegno del Pd siciliano e dei grillini, che definiscono una follia la realizzazione di due termovalorizzatori

PALERMO. Due termovalorizzatori da realizzare velocemente per bruciare almeno 700 mila tonnellate di rifiuti ogni anno. Eccolo il piano del governo nazionale, notificato alla Regione direttamente dal ministero dell’Ambiente. In realtà il piano è contenuto nel decreto attuativo di uno dei principali articoli dello Sblocca Italia. A livello nazionale i nuovi termovalorizzatori saranno 12, due dei quali nell’Isola.
La Regione dovrebbe individuare le zone in cui realizzarli e poi bandire le gare per farli costruire dai privati. Ma su tutto il piano pesa la contrarietà del governo Crocetta. Che è pronto a dare parere negativo sulla bozza di decreto inviata da Roma per la fase di consultazione. Così come sarebbe pronta un’opposizione alle modifiche imposte al sistema di gestione dei rifiuti con la lettera di diffida spedita ieri da Palazzo Chigi. Crocetta sarebbe pronto a dire no al sistema che punta su 5 maxi-Ato invece delle attuali 18 SRR.


L’opposizione del presidente ai piani del governo nazionale è forte del sostegno del Pd siciliano e dei grillini, che definiscono una follia la realizzazione di due termovalorizzatori. Ma Davide Faraone, il braccio destro siciliano di Renzi, ricorda che nell’Isola il sistema è in tilt, che gli Ato hanno debiti enormi e malgrado ciò l'immondizia invade le strade. Faraone attacca Crocetta sostenendo di non voler risolvere problemi e di voler mettere sul campo la battaglia ideologica sui termovalorizzatori solo per bloccare tutto il piano nazionale.




http://gds.it/2015/08/12/il-governo-due-termovalorizzatori-in-sicilia-crocetta-pronto-a-dar-battaglia-a-roma_395005/



Cuffaro Genchi Pellerito e i  4 Termovalorizzatori








CUFFARO ALLA COMMISSIONE PARLAMENTARE RIFIUTI SPROPOSITA SU GENCHI. 25 LUGLIO 2007






Sblocca Italia, nel decreto del governo 12 nuovi inceneritori in 10 regioni

Si aggiungono ai 42 già in funzione e ai sei già autorizzati ma in via di costruzione. Il testo inviato ai governatori in bozza svela le intenzioni dell’esecutivo dal Piemonte alla Sicilia: verranno bruciate 2,5 milioni di tonnellate di spazzatura in più, +37% rispetto a oggi. Il ministro Galletti ha convocato una riunione tecnica per il 9 settembre: "Bisogna fare presto"







di Marco Palombi | 11 agosto 2015









Più informazioni su: Governo Renzi, Inceneritore, Matteo Renzi, Raccolta Differenziata, Sblocca Italia









Forse qualcuno ha dimenticato il decreto Sblocca Italia, ma il governo no. E infatti il 29 luglio è arrivata alle Regioni la bozza di decreto legislativo che attua una delle previsioni del testo divenuto legge a novembre scorso: quella sugli inceneritori, cioè quegli impianti che bruciano immondizia e producono (a carissimo prezzo) energia. Il testo – che il Fatto Quotidiano ha letto – prevede l’autorizzazione di 12 nuovi inceneritori in dieci regioni: due in Toscana e Sicilia, uno a testa in Piemonte, Liguria, Veneto, Umbria, Marche, Campania, Abruzzo, e Puglia. Impianti che vanno ad aggiungersi ai 42 già in funzione e ai sei già autorizzati ma ancora in via di costruzione.









“Fate presto”: il ministro ha perso la pazienza









Il dlgs partito da Palazzo Chigi è ormai alla terza riscrittura e effettivamente in ritardo rispetto ai tempi previsti dalla Sblocca Italia (entro 100 giorni dall’approvazione della legge), ma ora il governo non vuole più aspettare: la bozza è accompagnata dal caldo invito del ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, a fare in fretta (“la necessità che su tale documento la Conferenza esprima il proprio parere nella prima seduta utile”) e dalla convocazione di una riunione tecnica il 9 settembre. Non sia mai che la Corte costituzionale accolga i ricorsi che le regioni hanno avanzato su questo punto e si blocchi l’iter dei nuovi impianti.







Gli inceneritori peraltro – proprio grazie allo Sblocca Italia – ora “costituiscono infrastrutture e insediamenti strategici di interesse nazionale”. In soldoni, autorizzazioni più veloci, meno potere alle regioni, protezione rafforzata dei siti scelti contro le proteste dei cittadini: lo stesso schema già adottato per il Tav Torino-Lione e, nello stesso decreto, per le trivellazioni petrolifere e gli impianti di stoccaggio dei gas.


Addio differenziata, l’importante è bruciare

Curioso che per il governo non sia “strategico” incentivare la raccolta differenziata, ma – in barba a costi, rischi ambientali e indicazioni europee – costruire più inceneritori. A oggi, ci informa il “censimento” che l’esecutivo allega alla bozza di decreto, sono attivi in Italia 42 impianti per complessive 82 linee di “produzione”: 52 al Nord, le altre divise a metà tra Centro e Sud. La parte del leone la fanno Lombardia e Emilia Romagna, in cui lavorano grosse multiutility come A2A, Hera e Iren.

In tutto, nel 2014, sono finite in fumo circa 6 milioni di tonnellate di rifiuti, capacità a cui aggiungere le 730 mila teoriche dei sei impianti già autorizzati (uno a Firenze, uno in Puglia, uno in Calabria e tre nel Lazio). Secondo il governo, però, non bastano: bisogna bruciare altri due milioni e mezzo di tonnellate di rifiuti l’anno (+37%) e per farlo servono 12 nuovi impianti (i due in Sicilia avranno capienza da 350mila tonnellate l’uno).

Una scelta irrazionale e anti-economica

Intorno agli inceneritori, peraltro, la partita è iniziata da tempo: una settimana fa a Forlì, sempre grazie allo Sblocca Italia, l’impianto già esistente è stato autorizzato ad aumentare la sua capacità di utilizzo di diverse migliaia di tonnellate e riclassificato come “di recupero energetico”, dunque sovvenzionato come produttore di energia rinnovabile. Il Comune era contrario (l’assessore all’Ambiente Bellini si è dimesso), mentre la regione aveva appena annunciato la chiusura di un paio di inceneritori sugli otto attivi in Emilia Romagna.
Il bello è che il governo si giustifica tirando in ballo la direttiva Ue del 2008, che invece propone tutt’altro: riduzione dei rifiuti, raccolta differenziata, riuso, riciclaggio e impianti Tmb (un trattamento “a freddo” che riduce ulteriormente la parte di rifiuti non riciclabile). Solo alla fine, dunque, e come “male necessario”, arrivano inceneritori e discariche, scelte più inquinanti.

Il governo Renzi, invece, ha reso l’inceneritore “strategico”: oggi autorizza impianti che saranno pronti fra 5 anni e rimarranno in funzione per 30. La scelta di bruciare i rifiuti, peraltro, è incomprensibile anche a livello economico: ai comuni, mediamente, la differenziata costa 198 euro a tonnellata, bruciarli circa 150. Solo che, aggiungendo gli incentivi energetici in bolletta, il costo è simile se non superiore: 220 euro nel 2012. Gli inceneritori, peraltro, creano poca occupazione: per il think tank Waste Strategy, incentivando separazione, compostaggio etc. si passerebbe dalle 68.300 persone impiegate oggi a 195.000 in pochi anni. Non solo: almeno il 25% del peso dell’immondizia bruciata – a non tener conto di diossine, furani e Pcb che finiscono nell’aria – si ripresenta poi sotto forma di cenere da smaltire come rifiuto speciale. Ma Renzi vuole i suoi 12 inceneritori: avrà i suoi buoni motivi.


http://isolapulita.blogspot.it/2015/05/blog-post_14.html

Art. 35

Misure urgenti per la realizzazione su scala nazionale di un sistema adeguato e integrato di gestione dei rifiuti urbani e per conseguire gli obiettivi di raccolta differenziata e di riciclaggio. Misure urgenti per la gestione e per la tracciabilita' dei rifiuti nonche' per il recupero dei beni in polietilene

1. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, con proprio decreto, individua a livello nazionale la capacita' complessiva di trattamento di rifiuti urbani e assimilati degli impianti di incenerimento in esercizio o autorizzati a livello nazionale, con l'indicazione espressa della capacita' di ciascun impianto, e gli impianti di incenerimento con recupero energetico di rifiuti urbani e assimilati da realizzare per coprire il fabbisogno residuo, determinato con finalita' di progressivo riequilibrio socio-economico fra le aree del territorio nazionale e nel rispetto degli obiettivi di raccolta differenziata e di riciclaggio, tenendo conto della pianificazione regionale. Gli impianti cosi' individuati costituiscono infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale, attuano un sistema integrato e moderno di gestione di rifiuti urbani e assimilati, garantiscono la sicurezza nazionale nell'autosufficienza, consentono di superare e prevenire ulteriori procedure di infrazione per mancata attuazione delle norme europee di settore e limitano il conferimento di rifiuti in discarica.
2. Ai medesimi fini di cui al comma 1, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, effettua la ricognizione dell'offerta esistente e individua, con proprio decreto, il fabbisogno residuo di impianti di recupero della frazione organica dei rifiuti urbani raccolta in maniera differenziata, articolato per regioni; sino alla definitiva realizzazione degli impianti necessari per l'integrale copertura del fabbisogno residuo cosi' determinato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano possono autorizzare, ove tecnicamente possibile, un incremento fino al 10 per cento della capacita' degli impianti di trattamento dei rifiuti organici per favorire il recupero di tali rifiuti raccolti nel proprio territorio e la produzione di compost di qualita'.
3. Tutti gli impianti di recupero energetico da rifiuti sia esistenti sia da realizzare sono autorizzati a saturazione del carico termico, come previsto dall'articolo 237-sexies del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, qualora sia stata valutata positivamente la compatibilita' ambientale dell'impianto in tale assetto operativo, incluso il rispetto delle disposizioni sullo stato della qualita' dell'aria di cui al decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, le autorita' competenti provvedono ad adeguare le autorizzazioni integrate ambientali degli impianti esistenti, qualora la valutazione di impatto ambientale sia stata autorizzata a saturazione del carico termico, tenendo in considerazione lo stato della qualita' dell'aria come previsto dal citato decreto legislativo n. 155 del 2010.
4. Gli impianti di nuova realizzazione devono essere realizzati conformemente alla classificazione di impianti di recupero energetico di cui alla nota 4 del punto R1 dell'allegato C alla parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni.
5. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, per gli impianti esistenti, le autorita' competenti provvedono a verificare la sussistenza dei requisiti per la loro qualifica di impianti di recupero energetico R1 e, quando ne ricorrono le condizioni e nel medesimo termine, adeguano in tal senso le autorizzazioni integrate ambientali.
6. Ai sensi del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, non sussistendo vincoli di bacino al trattamento dei rifiuti urbani in impianti di recupero energetico, nei suddetti impianti deve comunque essere assicurata priorita' di accesso ai rifiuti urbani prodotti nel territorio regionale fino al soddisfacimento del relativo fabbisogno e, solo per la disponibilita' residua autorizzata, al trattamento di rifiuti urbani prodotti in altre regioni. Sono altresi' ammessi, in via complementare, rifiuti speciali pericolosi a solo rischio infettivo nel pieno rispetto del principio di prossimita' sancito dall'articolo 182-bis, comma 1, lettera b), del citato decreto legislativo n. 152 del 2006 e delle norme generali che disciplinano la materia, a condizione che l'impianto sia dotato di sistema di caricamento dedicato a bocca di forno che escluda anche ogni contatto tra il personale addetto e il rifiuto; a tale fine le autorizzazioni integrate ambientali sono adeguate ai sensi del presente comma.
7. Nel caso in cui in impianti di recupero energetico di rifiuti urbani localizzati in una regione siano smaltiti rifiuti urbani prodotti in altre regioni, i gestori degli impianti sono tenuti a versare alla regione un contributo, determinato dalla medesima, nella misura massima di 20 euro per ogni tonnellata di rifiuto urbano indifferenziato di provenienza extraregionale. Il contributo, incassato e versato a cura del gestore in un apposito fondo regionale, e' destinato alla prevenzione della produzione dei rifiuti, all'incentivazione della raccolta differenziata, a interventi di bonifica ambientale e al contenimento delle tariffe di gestione dei rifiuti urbani. Il contributo e' corrisposto annualmente dai gestori degli impianti localizzati nel territorio della regione che riceve i rifiuti a valere sulla quota incrementale dei ricavi derivanti dallo smaltimento dei rifiuti di provenienza extraregionale e i relativi oneri comunque non possono essere traslati sulle tariffe poste a carico dei cittadini.
8. I termini per le procedure di espropriazione per pubblica utilita' degli impianti di cui al comma 1 sono ridotti della meta'.
Nel caso tali procedimenti siano in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto, sono ridotti di un quarto i termini residui. I termini previsti dalla legislazione vigente per le procedure di valutazione di impatto ambientale e di autorizzazione integrata ambientale degli impianti di cui al comma 1 si considerano perentori.

9. In caso di mancato rispetto dei termini di cui ai commi 3, 5 e 8 si applica il potere sostitutivo previsto dall'articolo 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131.
10. Al comma 9-bis dell'articolo 11 del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125, dopo le parole: «il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare» sono inserite le seguenti: «, anche avvalendosi della societa' Consip Spa, per lo svolgimento delle relative procedure, previa stipula di convenzione per la disciplina dei relativi rapporti,».
11. All'articolo 182 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, dopo il comma 3 e' inserito il seguente:
«3-bis. Il divieto di cui al comma 3 non si applica ai rifiuti urbani che il Presidente della regione ritiene necessario avviare a smaltimento, nel rispetto della normativa europea, fuori del territorio della regione dove sono prodotti per fronteggiare situazioni di emergenza causate da calamita' naturali per le quali e' dichiarato lo stato di emergenza di protezione civile ai sensi della legge 24 febbraio 1992, n. 225».
12. All'articolo 234 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 2 e' abrogato;
b) al comma 3 e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «In ogni caso, del consiglio di amministrazione del consorzio deve fare parte un rappresentante indicato da ciascuna associazione maggiormente rappresentativa a livello nazionale delle categorie produttive interessate, nominato con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentito il Ministro dello sviluppo economico»;
c) al comma 13 sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Il contributo percentuale di riciclaggio e' stabilito comunque in misura variabile, in relazione alla percentuale di polietilene contenuta nel bene e alla durata temporale del bene stesso. Con il medesimo decreto di cui al presente comma e' stabilita anche l'entita' dei contributi di cui al comma 10, lettera b)».

13. Fino all'emanazione del decreto di cui al comma 13 dell'articolo 234 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal presente articolo, i contributi previsti dal medesimo articolo 234, commi 10 e 13, sono dovuti nella misura del 30 per cento dei relativi importi.

Rifiuti/ Ambientalisti e antimafia: “Il governo siciliano non avalli la truffa con cementerie e centrali elettriche”

Ambientalisti e associazioni antimafia denunciano un’operazione speculativa dei titolari delle discariche private, che già incassano ogni anno oltre 200 milioni di euro con i rifiuti dei Comuni. Rifiuti che dovrebbero essere venduti, sotto forma di combustibili, a cementerie e centrali elettriche che darebbero vita a veri e propri inceneritori in barba alle normative europee
In attesa di conoscere i risultati delle elezioni in Sicilia (si vota in 53 Comuni, tra i quali due capoluoghi di provincia: Enna e Agrigento: i risultati si sapranno nel pomeriggio, perché nella nostra Isola si vota anche oggi fino alle 15,00), nel mondo della politica siciliana esplode una violenta polemica sulla gestione dei rifiuti. Con il governo di Rosario Crocetta che, dopo aver ‘pilotato’ il settore, per oltre due anni e mezzo, con il sistematico ricorso alle discariche in buona parte private, vorrebbe passare all’incenerimento degli stessi rifiuti. Con una soluzione che si annuncia peggiore dei quattro termovalorizzatori che il governo di Totò Cuffaro ha provato a realizzare nella legislatura 2001-2006. In quell’occasione, almeno, si prospettava la realizzazione di quattro impianti che prevedevano il parziale abbattimento dei fumi. Quella prospettata dal governo Crocetta-Pd sembra una soluzione forse un po’ semplificata: in pratica, l'utilizzazione di inceneritori di rifiuti. Soluzione che ha scatenato le ire degli ambientalisti e delle associazioni antimafia.
A dare fuoco alle polveri sono Zero Waste Sicilia (Beniamino Ginatempo), il Forum Siciliano Acqua e Beni Comuni (Antonella Leto), l’Associazione Antimafie Rita Atria (Carmelo Catania), i No MUOS (Antonio Mazzeo) e No TRIV (Salvatore Mauro). Le cinque associazioni ambientaliste e antimafia, si legge nel comunicato, “da anni denunciano le illegalità perpetrate anche con il silenzio e l’avallo della Regione Sicilia”; così si rivolgono “al Governatore (cioè a Crocetta) e alla sua Giunta, distratta in merito alle normative europee sulla gestione dei rifiuti. Dopo le recenti affermazioni sull’improbabile adeguamento delle discariche - quasi tutte private, mentre quelle pubbliche quasi non esistono ancora - non si sentiva proprio il bisogno dell’affermazione  ‘ciò che rimane del rifiuto vogliamo trasformarlo in combustibile, in un bene appetibile per il mercato’. Un’affermazione - sottolineano le associazioni ambientaliste e antimafia - che ci riporta ai tempi bui dell’ex-presidente Cuffaro”.
vania contraffatto
Oltre che al presidente Crocetta, ambientalisti e associazioni antimafia si rivolgono a Vania Contraffatto (nella foto a sinistra), il magistrato della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo chiamata dal Pd a gestire l’assessorato regionale all’Energia e ai Servizi di pubblica utilità (leggere rifiuti e acqua). “Vogliamo allertare il governatore Crocetta e l’assessore Contraffatto - sottolineano ambientalisti e associazioni antimafia - che la scelta della trasformazione di rifiuti in combustibile (il Css, sigla che sta per Combustibile solido secondario) non solo è scellerata dal punto di vista ambientale ma, per almeno quattro buoni motivi, è una vera e propria truffa per i cittadini siciliani. Inoltre sarebbe pure illegale se prima non si raggiungono le percentuali di raccolta differenziata e recupero di materia fissate per legge, cioè il 65% ed il 50% entro il 31/12/2015”, così come previsto dalla legislazione regionale. “In Sicilia - si legge infatti nel comunicato di ambientalisti e associazioni antimafia -  siamo solo al 13,4% di raccolta differenziata secondo l’Arpa Sicilia (l’Arpa è l’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente, soggetto che fa capo alla Regione amministrata dal governatore Crocetta e quindi la meno titolata ad esprimersi su fatti che riguardano il governo regionale che la controlla ndr), ed appena al 10,7% secondo l’Anci (rapporto Ispra 2014)”.
Insomma, con il governo Crocetta, in materia di gestione dei rifiuti, si stanno riproponendo gli stessi dubbi che aleggiavano sul governo di Totò Cuffaro. Allora si pensava che dentro i quattro termovalorizzatori potesse finire un po’ tutto, anche sostanze che non dovrebbero essere bruciate (per esempio, sostanze che, una volta bruciate, producono diossina e altri gas e materiali altamente inquinanti, per non parlare delle stesse ceneri: la combustione, infatti, elimina i due terzi circa della massa di rifiuti, ma un terzo rimane sotto forma di cenere). Come osservano ambientalisti e associazioni antimafia, in Sicilia la raccolta differenziata è bassissima. Lo stesso dato dell’Anci Sicilia (Associazione nazionale comuni italiani dell’Isola) - cioè il già citato 10 per cento di raccolta differenziata - è sovrastimato, perché in alcuni luoghi della Sicilia dove si effettua la raccolta differenziata non ci sono le isole ecologiche, il riciclo di materiali è basso e c’è il dubbio, tutt’altro che campato in aria, che parte dei materiali finisca lo stesso in discarica).  
Ambientalisti a associazione antimafia parlano senza mezzi termini di possibile truffa ai danni dei cittadini siciliani: “Se si continuasse come dichiarato - si legge sempre nel comunicato - i siciliani e le siciliane verrebbero derubati ben 4 volte”. La prima volta verrebbero derubati perché “i rifiuti - si legge sempre nel comunicato - sono risorse pubbliche. Il valore economico dei materiali recuperabili da una tonnellata di rifiuti è di circa 40 euro. Siccome la Sicilia ne produce circa 2 milioni e mezzo di tonnellate all’anno, a causa dell' ‘inerzia’ di Regione e di gran parte dei Comuni, si sotterrano in discarica circa 100 milioni di euro l’anno, denari sottratti alle famiglie ed alle imprese siciliane”.
Poi ci sarebbe il furto numero due, sempre a carico degli ignari cittadini siciliani: “A parte i costi di raccolta e trasporto - si legge sempre nel comunicato - conferire in discarica costa circa 100/120 euro a tonnellata: i padroni delle discariche private incassano tra i 230-240 milioni l’anno a spese dei siciliani, e naturalmente si oppongono a qualunque cambiamento (compresi raccolta differenziata e compostaggio) di un sistema di gestione che li favorisce spudoratamente”. L’accusa, pesantissima, lanciata da ambientalisti e associazioni antimafia ai titolari delle discariche private (in parte finiti sotto inchiesta da parte della magistratura) è suffragata dal fatto che in Sicilia, spesso, i centri di compostaggio vengono realizzati a rilento. E quando vengono realizzati rimangono inattivi. Per non parlare delle gare per gli stessi centri di compostaggio che vanno deserte.   
In terza battuta ambientalisti e associazioni antimafia ricordano al governatore Crocetta “che non esiste,
cementificio isola delle femmine
neppure nei sogni, il combustibile pulito”. Combustibile, in ogni caso inquinante, che potrebbe essere venduto “solo a cementifici e centrali elettriche” rispettando le soglie legate alla presenza di “cloro e mercurio” (a destra, il cementificio di isola delle Femmine, alle porte di Palermo: foto tratta da italcementi.it). A questo punto ambientalisti e associazioni antimafia ‘sgamano’ il cuore di una grande operazione speculativa in favore dei titolari delle discariche private: “Si tratta - si legge nel comunicato - di un caso unico e strano: un’impresa, la discarica che ‘produce Css’, non acquista le materie prime, ma si fa pagare dai cittadini per prendersele!”. Il riferimento è al fatto che, come già osservato, le discariche private, ogni anno, incamerando i rifiuti siciliani, incassano da 220 a 240 milioni di euro all’anno. Dopo di ciò, i titolari delle stesse discariche venderebbero gli stessi rifiuti, sotto forma di Css, alle cementerie e alle centrali elettriche (nel Messinese si prevede di bruciare i rifiuti in una centrale elettrica che ha sede nella Valle del Mela, una zona già martoriata dalla presenza di tralicci ad alta tensione che provocano un elevato tasso di inquinamento elettromagnetico). Insomma, i privati guadagnerebbero due volte: prima lucrando sui Comuni che ammassano nelle discariche private i rifiuti in assenza di discariche pubbliche e di raccolta differenziata; e poi rivendendo gli stessi rifiuti, sotto forma di Css, a cementerie e centrali elettriche!  
“Scelleratamente ed incomprensibilmente - osservano ancora ambientalisti e associazioni antimafia - il combustibile da rifiuti è definito fonte di energia assimilata alle rinnovabili, pur inquinando a parità di energia prodotta molto di più del gas naturale. Pertanto cittadini e imprese pagano, con il 6% della loro bolletta elettrica, incentivi a chi brucia risorse pubbliche inquinando. Se ne deve concludere che la trasformazione dei materiali post-consumo in Css ed il suo uso metterà le mani nelle tasche dei siciliani ben 4 volte!”.
“Chiediamo con forza al presidente Crocetta ed all’assessore Contraffatto - si legge sempre nel comunicato - di rivedere le loro scelte e non rendersi complici di questa truffa, perché si tratta dunque dell’ennesimo caso in cui la politica permette di alienare risorse pubbliche in favore di speculazioni private, pratica troppo diffusa in Sicilia ed in Italia. L’alternativa ovviamente c’è. Oltre semplificare le procedure per il compostaggio della frazione umida, basterebbe che, dopo il trattamento meccanico biologico (obbligatorio per legge, ma mai realizzato), si procedesse col recupero spinto manuale di materia e/o con l’estrusione termomeccanica (le fabbriche dei materiali), invece di produrre Css, e che si intraprendesse la via indicata dall’Europa. Cioè le discariche andrebbero trasformate in depositi temporanei per l’estrazione mineraria urbana”, così come prevede la risoluzione del Parlamento Europeo del 2 dicembre del 2012 (“Una Europa efficiente nell’impiego delle risorse”, punti 33 e 34). Per ambientalisti e associazioni antimafia “andrebbe rispettata la gerarchia dei rifiuti fissata nella direttiva quadro europea 2008/98/CE denominata ‘La Società del Riciclaggio’, recepita in legge con il decreto legislativo n.  205 del 3 dicembre del 2010. “Ma tutto ciò a qualcuno non conviene”, concludono Zero Waste Sicilia, Forum Siciliano Acqua e Beni Comuni, Associazione Antimafie Rita Atria, No MUOS (Antonio Mazzeo), No TRIV.
Foto tratta da lafune.eu
http://www.lavocedinewyork.com/Rifiuti-Ambientalisti-e-antimafia-all-attacco-Il-governo-siciliano-non-avalli-la-truffa-con-cementerie-e-centrali-elettriche-/d/12129/




La calura e l'ozio agostano hanno relegato ben presto in secondo piano nelle cronache la vendita di Italcementi, evento decisamente importante per l'economia nazionale ma, soprattutto, per quella locale che non mancherà certo di subirne ripercussioni anche e soprattutto a livello ambientale.

Parto da due dati a mio parere significativi:

1 la quotazione in borsa del titolo Italcementi che dall'inizio dell'anno è praticamente raddoppiata con immensa soddisfazione, immagino, di "addetti ai lavori e amici degli amici" evidentemente informati di quanto stava per accadere

2 il decreto cosiddetto "Sblocca Italia" licenziato dal governo Renzi solo qualche mese fa, che nella fattispecie equipara i cementifici agli inceneritori 

Gli interessi legati agli inceneritori sono elevati al punto che si continua a parlare di "termovalorizzatori", una parola coniata ad hoc nel solo Paese Italia ed introdotta per evocare la falsa e suggestiva idea che si possa ricavare valore economico dall'incenerimento dei rifiuti. Un valore aggiunto che in realtà non esiste poiché il bilancio energetico sarebbe fallimentare se non ci fossero le tasse dei cittadini continuamente versate in bolletta per sostenere questa forma irrazionale di trattamento dei rifiuti. In assenza di questa tassa, sarebbe di gran lunga inferiore il numero di impianti d'incenerimento presenti sul nostro territorio così costosi nella loro realizzazione e gestione in sicurezza.

Sembra del tutto assurdo considerare gli inceneritori opere strategiche per il nostro Paese così come sembra ingiustificato continuare a sprecare risorse pubbliche prelevate dalla tasche dei cittadini per incentivare le "assimilate" piuttosto che investire, secondo quanto indicato dalla direttiva europea del 2008, nell'ottimizzazione della raccolta differenziata, nella riduzione e nel riuso del rifiuto e nella gestione del rifiuto residuo tramite impiantistica finalizzata al massimo recupero di materia. Quale sarebbe la strategicità e l'urgenza di far nascere nuovi inceneritori ed eventualmente nuovi impianti per la produzione di CSS (ex CDR) se sulla questione rifiuti l'Ue intende portare il riciclaggio al 70% entro il 2030 ed impone, a partire dal 2025, il divieto di trattamento termico per tutti i rifiuti che risultino riciclabili?

Sarebbe arrivato il momento di stoppare i favoritismi e gli opportunismi politici a favore degli interessi societari, pensando seriamente ad una corretta gestione del territorio e, tra le tante brutture che ha comportato il far parte dell'Ue, si abbia quantomeno la serietà di attenersi a quanto l'Europa ci indica con specifiche direttive. Proprio quelle direttive da recepire obbligatoriamente piuttosto che pensare di sostenere a gran voce l'appartenenza all'Ue, ma poi raggirarle facendo subire al nostro Paese Italia continue infrazioni ai danni dei comuni Cittadini.

Tanto si parla di raccolta differenziata, ma si assiste ad una vergognosa contraddizione dal momento che il Governo apre la strada agli inceneritori grazie all'art. 35 dello "Sblocca Italia" tramite apposito decreto ministeriale.

La differenziata toglie carburante all'incenerimento. La differenziata, se concepita con onestà e senza inganno, è la vera arma per lo spegnimento degli inceneritori, ma purtroppo bisogna difendersi anche dai politici e dai burocrati a cui piace spacciarsi per ambientalisti ed ecologisti pur favorendo ed incentivando, in modo subdolo, il business dell'incenerimento.

Proprio nell'art. 35 si parla infatti di inceneritori come di "infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale" che "costituiscono un sistema integrato e moderno di gestione di rifiuti urbani e assimilati, garantiscono la sicurezza nazionale nell'autosufficienza, consentono di superare e prevenire ulteriori procedure di infrazione per mancata attuazione delle norme europee di settore e limitano il conferimento di rifiuti in discarica".




Tutto ciò premesso per arrivare a concludere cosa:

1 la vendita di Italcementi ha radici lontane ed è frutto di una precisa e ponderata strategia politico-economica

2 il vero business per gli acquirenti tedeschi non sarà presumibilmente il cemento che producevano in abbondanza già da soli, bensì lo smaltimento dei rifiuti.

3 il nostro territorio si candida a diventare ben presto una gigantesca discarica per non dire pattumiera con tutto ciò che ne consegue in termini ambientali

Se poi consideriamo che proprio l'altro giorno il premier Renzi nei suoi ormai consueti proclami ha promesso di "togliere in tre anni tutte le ecoballe dal Sud"(cit Ansa), per portarle e bruciarle dove, dico io? penso che il mio ragionamento, ahimè, abbia una logica sensata.




http://www.merateonline.it/articolo.php?idd=56693&origine=1&t=Italcementi%3A+la+vendita+ai+tedeschi+ha+radici+lontane+e+il+territorio+sar%26agrave%3B+una+grande+discarica













ARPA Sicilia Direzione Generale
fax 0916574146

ARPA Sicilia ST Palermo
Via Nairobi 4  PALERMO
fax
0917033345

Provincia Regionale PALERMO
fax 091 6628275
E p.c.

ASSESSORATO
REGIONALE TERRITORIO ED AMBIENTE
        SERVIZIO 1 Via Ugo La Malfa, 169 
90146 –
Palermo
fax 091.7077139 

ASSESSORE
REGIONALE DEL TERRITORIO E DELL’AMBIENTE
Via Ugo
La Malfa, 169 
90146 –
Palermo
 fax: 091 7077963

DIRIGENTE
GENERALE DEL
DIPARTIMENTO
AMBIENTE 
Dott.
Maurizio Pirillo
Fax: 091 7077294

Comune di
Isola delle Femmine
 comuneisoladellefemmine@viapec.net
fax0918617204

Comune di
Capaci
sindaco.comunecapaci@pec.it
fax0918671260


Oggetto:
ACCESSO ALLE INFORMAZIONI
AMBIENTALI – ITALCEMENTI - DATI DI QUALITA’ DELL’ARIA a partire dalla data di
attivazione  fino al 30   DI
APRILE 2015 MONITORATI DALLA CENTRALINA SITUATA IN VIA MAZONI ALL’INTERNO DELLA
SCUOLA MEDIA RISO, COMUNE  ISOLA DELLE
FEMMINE



Visto
la Legge 241/1990;
Visto
l’articolo 3 del DLgs 19 agosto 2005 n 195;

Il
sottoscritto Giuseppe Ciampolillo, nella qualità di coordinatore del Comitato
Cittadino Isola Pulita sezione Legambiente di Palermo, con la presente richiede
i dati del monitoraggio dei parametri di qualità dell’aria ambiente rilevati
dalla data di attivazione fino al trenta  di aprile 2015 dalla cabina posizionata in
Isola delle Femmine all’interno del Complesso scolastico Francesco Riso, via
Manzoni, Isola delle Femmine (DRS n. 693 del 17.07.2008, AIA ITALCEMENTI)
 In attesa di
ricevere nei tempi e nelle forme previste per legge porgo distinti Saluti
         Comitato Cittadino Isola Pulita
           COORDINATORE
           GIUSEPPE CIAMPOLILLO
           posta certificata: GIUSEPPECIAMPOLILLO@pec.it
           email: isolapulita@gmail.com
           SITO:

           
http://isoladellefemmineitalcementieambiente.blogspot.it/


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ITALCEMENTI - DATI DI QUALITA? DELL?ARIA A PARTIRE DALLA DATA DI ATTIVAZIONE
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ordinaria") giorgio.dangelo@regione.sicilia.it ("posta
ordinaria") --




Il giorno 06/05/2015 alle ore 13:22:13 (+0200)
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("posta ordinaria") giorgio.dangelo@regione.sicilia.it ("posta
ordinaria") è stato accettato dal sistema ed inoltrato.


Identificativo del messaggio: opec275.20150506132213.15369.09.1.16@pec.aruba.it


Al Dirigente Generale
Dipartimento Ambiente

Al Servizio 1
  
     Dipartimento Ambiente    

All’Assessore Regionale del Territorio
e dell’Ambiente

p.c.                                                        
Al Presidente della Regione

Alla Procura della Repubblica
Tribunale di Palermo

Al Comando Carabinieri NOE

Al Presidente della IV Commissione
Ambiente e Territorio

Al Comune di Isola delle Femmine

Al Comune di Capaci
          ambiente.comunecapaci@pec.it
   



Oggetto:
VIOLAZIONE
NORMATIVA SUL DIRITTO DI  PARTECIPAZIONE
DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA SEZIONE LEGAMBIENTE, PORTATORE DI INTERESSI
PUBBLICI  (TAVOLO TECNICO DEL 20 NOVEMBRE
2014 SERVIZIO 1 VIA VAS TENUTOSI IN ASSESSORATO) NEL PROCEDIMENTO DI
CONCESSIONE A.I.A. ALLA DITTA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE


In riferimento al rapporto del
Servizio 1 VIA-VAS n. 19382 del 24 aprile u.s., di pari oggetto, trasmesso dal
DG del Dipartimento Ambiente, con nota n. 21908 dell’11 maggio u.s., questo
Comitato rileva quanto segue :

  • si premette, innanzitutto, che i 180 giorni per la
    conclusione del procedimento A.I.A dell’Italcementi del Comune di Isola
    delle Femmine, avviato il 22 luglio 2014, sono scaduti da oltre 120 giorni, senza che all’orizzonte sembra
     intravedersene soluzione. Ciò
    comporta che l’Italcementi, per i ritardi che codesta Amministrazione ha
    già accumulato e continua ad accumulare, opera da svariati mesi in una
    sorta di proroga informale della precedente autorizzazione, per di più di
    un’autorizzazione sulla cui legittimità questo Comitato ha sollevato da
    anni pesanti riserve. Come è noto dagli atti di codesto Dipartimento, il
    firmatario, ing. Vincenzo Sansone, aveva l’incarico di responsabile del
    Servizio VIA-VAS ed il relativo contratto di lavoro scaduti da oltre 7
    mesi, pertanto non era titolato a rilasciare l’autorizzazione; sarebbe poi
    stato rinominato nel dicembre successivo, cioè dopo 4 mesi dalla firma,
    con una nomina, in presunta sanatoria, fino al giorno precedente, perché
    il giorno successivo veniva nominato in un altro Servizio del
    Dipartimento; su tale incredibile pateracchio amministrativo questo
    Comitato ha già prodotto la relativa documentazione. E’ opportuno
    ricordare anche che il responsabile del procedimento di quell’A.I.A. era
    l’arch. Gianfranco Cannova, assurto alle cronache giudiziarie per vicende
    giudiziarie legate ad autorizzazioni similari del Servizio VIA-VAS, il
    quale appare strano che non potesse non avere conoscenza della anomala posizione
    del suo “capo Servizio”. Di tali singolari fattispecie il rapporto del
    Servizio 1 non fa il minimo cenno;
  • appaiono incomprensibili le giustificazioni addotte
    sulla mancata convocazione del 20 novembre  di questo Comitato riguardo a quello che
    il Servizio 1 definisce per un verso “tavolo
    tecnico
    ” e per altro verso un “mero
    incontro informativo/consultivo
    ”, il cui tema di discussione era proprio
    una delle obiezioni più critiche sollevate da questo Comitato, cioè “le
    mancate verifiche circa l’ottemperanza o meno alle prescrizioni dettate
    dal D.R.S. n. 693/08”. Il Servizio 1 si è arrogato la responsabilità, non
    prevista da alcuna legge, di escludere da una riunione, parte integrante
    del procedimento unico dell’A.I.A.,
    un soggetto titolato alla partecipazione quale il Comitato, le cui
    osservazioni erano e restano di carattere tecnico forse ancor più che di
    ordine amministrativo. Appare persino superfluo ricordare che le norme sul
    procedimento amministrativo prevedono espressamente con l’istituto delle
    conferenze dei servizi la partecipazione dei soggetti abilitati e non già tavoli
    o incontri paralleli ed extra da cui possano arbitrariamente essere
    inclusi alcuni ed esclusi altri; nel rapporto del Servizio 1, a mo’ di
    giustificazione, invece, si arriva addirittura ad affermare che il c.d.
    incontro “esula dagli scopi dello
    stesso
    (procedimento”) ! 
  • riguardo le centraline di monitoraggio, che erano
    una delle tante prescrizioni previste nel citato D.R.S. 693/08 e che
    sembrerebbero diventate ad oggi l’unico argomento di discussione, questo
    Comitato richiama ancora una volta alla memoria che esse avrebbero dovuto
    entrare in funzione entro il mese
    di luglio del 2010
    , mentre a
    distanza di quasi 5 anni (oltre 1760 giorni) non sono ancora attive
    e
    se ne sta seraficamente a disquisire. Ciò ha comportato e continua a
    comportare il mancato monitoraggio in continuo delle immissioni degli
    inquinanti dell’Italcementi, vale a dire il mancato controllo del loro potenziale
    impatto sulla salute della popolazione di Isola e dei Comuni del
    circondario, fattispecie, questa, che il Comitato ritiene di assoluta
    gravità e responsabilità per i soggetti istituzionali che non hanno
    operato come dovuto. Anche di questi aspetti il rapporto del Servizio 1
    non fa il minimo cenno;    
  • infine, ferme restando tutte le osservazioni e
    riserve formulate in precedenza riguardo all’ottemperanza o meno delle
    prescrizioni dettate dal D.R.S. 693/08, questo Comitato, giusto in riferimento
    al c.d. “tavolo tecnico”, chiede
    al Servizio 1 di voler comunicare quanti controlli senza preavviso,
    finalizzati al campionamento ed alla determinazione analitica degli
    inquinanti sulle emissioni convogliate e diffuse dell’Italcementi (con i
    relativi referti), gli risultano effettuati direttamente dall’ARPA nel
    periodo 2009-2015, poco importando gli autocontrolli programmati
    dall’Italcementi cui ha eventualmente presenziato l’Agenzia.

Il Comitato ribadisce, pertanto,
che la  mancata convocazione al tavolo
tecnico costituisce una palese limitazione al diritto di partecipazione al
procedimento amministrativo in corso, se non una specifica violazione, in danno
di chi, come il Comitato, è parte rappresentativa di interessi diffusi della
cittadinanza.

Conferma altresì che detta riunione
debba ritenersi nulla come ogni eventuale altro atto sequenziale,  torna a sollecitarne la sua tempestiva
riconvocazione e, stante che i termini
di chiusura del procedimento sono già stati superati da oltre 4 mesi
,
chiede i motivi per cui non è stata finora applicata la procedura dell’intervento
sostitutivo, gerarchicamente superiore, come espressamente previsto dalla
normativa vigente (art. 2, commi 9, 9bis,
9ter, L. 241/90), potendosi
configurare la duplice ipotesi di responsabilità sia per la violazione della
normativa suddetta sia per l’improprio vantaggio che viene a determinarsi per
l’Italcementi che continua ad usufruire dell’autorizzazione scaduta e delle
prescrizioni inottemperate.
 
Il Comitato fa riserva, ove non dovesse
ricevere riscontro entro sette giorni dalla presente, di chiedere l’intervento
dell’Autorità Giudiziaria. 

          Comitato
Cittadino Isola Pulita
           COORDINATORE    GIUSEPPE CIAMPOLILLO
           posta certificata: GIUSEPPECIAMPOLILLO@pec.it
           email: isolapulita@gmail.com

Isola delle Femmine 30 maggio 2015

n.b. la presente annulla e sostituisce la precedente pec inviata il 29
maggio 2015 alle ore 15,53 da questo medesimo indirizzo  


·         
Ricevuta di avvenuta consegna Il giorno 30/05/2015 alle ore 16:28:43 (+0200) il
messaggio


"VIOLAZIONE NORMATIVA DIRITTO
PARTECIPAZIONE AIA ITALCEMENTI ISOLA PULITA SERVIZIO 1 VIA VAS N. 19382 24 04
DG AMBIENTE NOTA N. 21908 11 05" proveniente da
"giuseppeciampolillo@pec.it"


ed indirizzato a dipartimento.ambiente@certmail.regione.sicilia.it
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Identificativo del
messaggio: opec275.20150530162839.21349.03.1.17@pec.aruba.it
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Il giorno 30/05/2015 alle ore 16:28:43 (+0200) il
messaggio


"VIOLAZIONE NORMATIVA DIRITTO
PARTECIPAZIONE AIA ITALCEMENTI ISOLA PULITA SERVIZIO 1 VIA VAS N. 19382 24 04
DG AMBIENTE NOTA N. 21908 11 05" proveniente da
"giuseppeciampolillo@pec.it"


ed indirizzato a assessorato.territorio@certmail.regione.sicilia.it
è stato consegnato nella casella di
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Identificativo del messaggio: opec275.20150530162839.21349.03.1.17@pec.aruba.it
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Il giorno 30/05/2015 alle ore 16:28:43 (+0200) il
messaggio


"VIOLAZIONE NORMATIVA DIRITTO
PARTECIPAZIONE AIA ITALCEMENTI ISOLA PULITA SERVIZIO 1 VIA VAS N. 19382 24 04
DG AMBIENTE NOTA N. 21908 11 05" proveniente da
"giuseppeciampolillo@pec.it"


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Il giorno 30/05/2015 alle ore 16:28:43 (+0200) il
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"VIOLAZIONE NORMATIVA DIRITTO
PARTECIPAZIONE AIA ITALCEMENTI ISOLA PULITA SERVIZIO 1 VIA VAS N. 19382 24 04
DG AMBIENTE NOTA N. 21908 11 05" proveniente da giuseppeciampolillo@pec.it
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"VIOLAZIONE NORMATIVA DIRITTO
PARTECIPAZIONE AIA ITALCEMENTI ISOLA PULITA SERVIZIO 1 VIA VAS N. 19382 24 04
DG AMBIENTE NOTA N. 21908 11 05" inviato da giuseppeciampolillo@pec.it
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"VIOLAZIONE NORMATIVA DIRITTO
PARTECIPAZIONE AIA ITALCEMENTI ISOLA PULITA SERVIZIO 1 VIA VAS N. 19382 24 04
DG AMBIENTE NOTA N. 21908 11 05" inviato da giuseppeciampolillo@pec.it
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"VIOLAZIONE NORMATIVA DIRITTO
PARTECIPAZIONE AIA ITALCEMENTI ISOLA PULITA SERVIZIO 1 VIA VAS N. 19382 24 04
DG AMBIENTE NOTA N. 21908 11 05" inviato da giuseppeciampolillo@pec.it
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"VIOLAZIONE NORMATIVA DIRITTO
PARTECIPAZIONE AIA ITALCEMENTI ISOLA PULITA SERVIZIO 1 VIA VAS N. 19382 24 04
DG AMBIENTE NOTA N. 21908 11 05" inviato da giuseppeciampolillo@pec.it


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Art. 35 SBLOCCA ITALIA 

Misure urgenti per la realizzazione su scala nazionale di un sistema adeguato e integrato di gestione dei rifiuti urbani e per conseguire gli obiettivi di raccolta differenziata e di riciclaggio. Misure urgenti per la gestione e per la tracciabilita' dei rifiuti nonche' per il recupero dei beni in polietilene

1. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, con proprio decreto, individua a livello nazionale la capacita' complessiva di trattamento di rifiuti urbani e assimilati degli impianti di incenerimento in esercizio o autorizzati a livello nazionale, con l'indicazione espressa della capacita' di ciascun impianto, e gli impianti di incenerimento con recupero energetico di rifiuti urbani e assimilati da realizzare per coprire il fabbisogno residuo, determinato con finalita' di progressivo riequilibrio socio-economico fra le aree del territorio nazionale e nel rispetto degli obiettivi di raccolta differenziata e di riciclaggio, tenendo conto della pianificazione regionale. Gli impianti cosi' individuati costituiscono infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale, attuano un sistema integrato e moderno di gestione di rifiuti urbani e assimilati, garantiscono la sicurezza nazionale nell'autosufficienza, consentono di superare e prevenire ulteriori procedure di infrazione per mancata attuazione delle norme europee di settore e limitano il conferimento di rifiuti in discarica.
2. Ai medesimi fini di cui al comma 1, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, effettua la ricognizione dell'offerta esistente e individua, con proprio decreto, il fabbisogno residuo di impianti di recupero della frazione organica dei rifiuti urbani raccolta in maniera differenziata, articolato per regioni; sino alla definitiva realizzazione degli impianti necessari per l'integrale copertura del fabbisogno residuo cosi' determinato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano possono autorizzare, ove tecnicamente possibile, un incremento fino al 10 per cento della capacita' degli impianti di trattamento dei rifiuti organici per favorire il recupero di tali rifiuti raccolti nel proprio territorio e la produzione di compost di qualita'.
3. Tutti gli impianti di recupero energetico da rifiuti sia esistenti sia da realizzare sono autorizzati a saturazione del carico termico, come previsto dall'articolo 237-sexies del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, qualora sia stata valutata positivamente la compatibilita' ambientale dell'impianto in tale assetto operativo, incluso il rispetto delle disposizioni sullo stato della qualita' dell'aria di cui al decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, le autorita' competenti provvedono ad adeguare le autorizzazioni integrate ambientali degli impianti esistenti, qualora la valutazione di impatto ambientale sia stata autorizzata a saturazione del carico termico, tenendo in considerazione lo stato della qualita' dell'aria come previsto dal citato decreto legislativo n. 155 del 2010.
4. Gli impianti di nuova realizzazione devono essere realizzati conformemente alla classificazione di impianti di recupero energetico di cui alla nota 4 del punto R1 dell'allegato C alla parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni.
5. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, per gli impianti esistenti, le autorita' competenti provvedono a verificare la sussistenza dei requisiti per la loro qualifica di impianti di recupero energetico R1 e, quando ne ricorrono le condizioni e nel medesimo termine, adeguano in tal senso le autorizzazioni integrate ambientali.
6. Ai sensi del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, non sussistendo vincoli di bacino al trattamento dei rifiuti urbani in impianti di recupero energetico, nei suddetti impianti deve comunque essere assicurata priorita' di accesso ai rifiuti urbani prodotti nel territorio regionale fino al soddisfacimento del relativo fabbisogno e, solo per la disponibilita' residua autorizzata, al trattamento di rifiuti urbani prodotti in altre regioni. Sono altresi' ammessi, in via complementare, rifiuti speciali pericolosi a solo rischio infettivo nel pieno rispetto del principio di prossimita' sancito dall'articolo 182-bis, comma 1, lettera b), del citato decreto legislativo n. 152 del 2006 e delle norme generali che disciplinano la materia, a condizione che l'impianto sia dotato di sistema di caricamento dedicato a bocca di forno che escluda anche ogni contatto tra il personale addetto e il rifiuto; a tale fine le autorizzazioni integrate ambientali sono adeguate ai sensi del presente comma.
7. Nel caso in cui in impianti di recupero energetico di rifiuti urbani localizzati in una regione siano smaltiti rifiuti urbani prodotti in altre regioni, i gestori degli impianti sono tenuti a versare alla regione un contributo, determinato dalla medesima, nella misura massima di 20 euro per ogni tonnellata di rifiuto urbano indifferenziato di provenienza extraregionale. Il contributo, incassato e versato a cura del gestore in un apposito fondo regionale, e' destinato alla prevenzione della produzione dei rifiuti, all'incentivazione della raccolta differenziata, a interventi di bonifica ambientale e al contenimento delle tariffe di gestione dei rifiuti urbani. Il contributo e' corrisposto annualmente dai gestori degli impianti localizzati nel territorio della regione che riceve i rifiuti a valere sulla quota incrementale dei ricavi derivanti dallo smaltimento dei rifiuti di provenienza extraregionale e i relativi oneri comunque non possono essere traslati sulle tariffe poste a carico dei cittadini.
8. I termini per le procedure di espropriazione per pubblica utilita' degli impianti di cui al comma 1 sono ridotti della meta'.
Nel caso tali procedimenti siano in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto, sono ridotti di un quarto i termini residui. I termini previsti dalla legislazione vigente per le procedure di valutazione di impatto ambientale e di autorizzazione integrata ambientale degli impianti di cui al comma 1 si considerano perentori.

9. In caso di mancato rispetto dei termini di cui ai commi 3, 5 e 8 si applica il potere sostitutivo previsto dall'articolo 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131.
10. Al comma 9-bis dell'articolo 11 del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125, dopo le parole: «il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare» sono inserite le seguenti: «, anche avvalendosi della societa' Consip Spa, per lo svolgimento delle relative procedure, previa stipula di convenzione per la disciplina dei relativi rapporti,».
11. All'articolo 182 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, dopo il comma 3 e' inserito il seguente:
«3-bis. Il divieto di cui al comma 3 non si applica ai rifiuti urbani che il Presidente della regione ritiene necessario avviare a smaltimento, nel rispetto della normativa europea, fuori del territorio della regione dove sono prodotti per fronteggiare situazioni di emergenza causate da calamita' naturali per le quali e' dichiarato lo stato di emergenza di protezione civile ai sensi della legge 24 febbraio 1992, n. 225».
12. All'articolo 234 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 2 e' abrogato;
b) al comma 3 e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «In ogni caso, del consiglio di amministrazione del consorzio deve fare parte un rappresentante indicato da ciascuna associazione maggiormente rappresentativa a livello nazionale delle categorie produttive interessate, nominato con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentito il Ministro dello sviluppo economico»;
c) al comma 13 sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Il contributo percentuale di riciclaggio e' stabilito comunque in misura variabile, in relazione alla percentuale di polietilene contenuta nel bene e alla durata temporale del bene stesso. Con il medesimo decreto di cui al presente comma e' stabilita anche l'entita' dei contributi di cui al comma 10, lettera b)».

13. Fino all'emanazione del decreto di cui al comma 13 dell'articolo 234 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal presente articolo, i contributi previsti dal medesimo articolo 234, commi 10 e 13, sono dovuti nella misura del 30 per cento dei relativi importi.

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