Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”





Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..






“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in superficie “




Pino Ciampolillo




sabato 11 luglio 2015

Isola Pulita: T.A.R. PALERMO Life & Free Time S.r.l.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Prima)

N. 03870/2014 REG.RIC.





N. 01723/2015 REG.PROV.COLL.  

ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 3870 del 2014, proposto da Life & Free Time S.r.l., rappresentato e difeso dall'avv. Giuseppa Tropia, con domicilio eletto presso lo studio del medesimo in Palermo, via Giovanni Pacini n. 12; 
contro
Assessorato Agricoltura Sviluppo Rurale e Pesca Mediterranea della Regione Siciliana - Servizio Demanio Trazzerale e Usi Civici; Assessorato Territorio e Ambiente della Regione Siciliana, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura dello Stato e domiciliati per legge in Palermo, via A. De Gasperi n. 81; Comune di Palermo in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avv. Francesco Friscia, con domicilio eletto presso l’Ufficio Legale dell’Ente in Palermo, piazza Marina n. 39; 
per l'annullamento
- del decreto dell'Assessore Risorse Agricole e Alimentari della Regione Siciliana 19 novembre 2013 n. 1263, con cui sono state trasferite al patrimonio del Comune di Palermo le aree identificate in catasto al foglio di mappa n. 1211, particelle nn. 1017, 228 e 922, già appartenenti alla regia trazzera del litorale Isola delle Femmine/Palermo;
- della determinazione, di estremi sconosciuti, con cui il Dirigente pro tempore della competente Area del Comune di Palermo ed Assessorato alla vivibilità ed all'Ambiente, ha escluso dal parere favorevole di incidenza ambientale gli interventi da realizzare sulle predette particelle nn. 228, 922 e 1017;
- di ogni altro atto presupposto, connesso e conseguenziale, ivi compresa la relazione 1 agosto 2014 n. 192 del Comune di Palermo - Area Pianificazione del Territorio - Servizio Urbanistica, Commissione tecnica comunale per la valutazione di incidenza ambientale, nonché la nota 8 settembre 2014 n. 69162 del servizio demanio trazzerale dell'Assessorato Agricoltura.


Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio dell’Assessorato Agricoltura Sviluppo Rurale e Pesca Mediterranea della Regione Siciliana, del Comune di Palermo e dell’Assessorato Territorio e Ambiente della Regione Siciliana;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 25 giugno 2015 il dott. Luca Lamberti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue.


FATTO
La società ricorrente ha impugnato la valutazione di incidenza ambientale, assunta dal Comune di Palermo in data 1 agosto 2014, relativa a taluni interventi inerenti alla realizzazione di un lido da eseguirsi su un’area ricadente in parte (maggiore) su demanio marittimo ed in parte (minore) su demanio trazzerale nella zona dell’Addaura (Palermo), in relazione alla quale aveva richiesto, in data 6 giugno 2008, la concessione demaniale marittima all’Assessorato Territorio ed Ambiente (di seguito, per brevità, ARTA); la ricorrente impugna, altresì, il pregresso atto di trasferimento (disposto con decreto assessoriale 19 novembre 2013 n. 1263) dall’Assessorato Agricoltura al Comune di Palermo delle particelle trazzerali in questione.
Sostiene, anzitutto, che le particelle trazzerali de quibus, peraltro non più utilizzate per usi viari, interdirebbero completamente l’accesso al demanio marittimo.
Espone, poi, che, una volta presentata la domanda di concessione demaniale marittima, l’ARTA ne avrebbe curato la prescritta pubblicazione e, stante l’assenza di opposizioni, avrebbe dato corso all’istruttoria, nell’ambito della quale avrebbe, in particolare, sollecitato la ricorrente a presentare al Comune l’istanza di verifica per la valutazione di incidenza ambientale relativa al divisato intervento sull’immobile, necessaria giacché l’area de qua era stata inclusa nel S.I.C. “Monte Pellegrino”.
Il Comune, tuttavia, pur esprimendo parere favorevole, escludeva dall’area assentibile in concessione le menzionate particelle trazzerali, nelle more trasferite dall’Assessorato Agricoltura al medesimo Comune a fini di “valorizzazione paesaggistica e pubblica fruizione del litorale attraverso la rimozione delle barriere e delle opere abusivamente realizzate, con la realizzazione di un percorso pedonale per la fruizione naturalistica e paesaggistica del territorio e per la creazione di nuovi varchi per il pubblico accesso al mare”.
Dunque, lamenta la ricorrente, contrariamente alla prassi solitamente seguita in casi analoghi (consistente nella cessione delle particelle di terreno demaniale trazzerale intercludente e non più utilizzato a scopi viari al demanio marittimo, funzionalmente prevalente), nel caso di specie l’Assessorato Agricoltura ha ceduto a titolo gratuito le particelle trazzerali al Comune di Palermo senza previa interlocuzione con l’ARTA, che, oltretutto, con successiva nota 19 agosto 2014 n. 38271 ne avrebbe espressamente chiesto la cessione per poi accatastarle come demanio marittimo.
L’assunta vocazione (non solo trazzerale, ma) anche marittima delle particelle in questione, si sostiene, ostava, ai sensi dell’art. 822 c.c., all’atto di disposizione deliberato dall’Assessorato all’Agricoltura o, comunque, imponeva all’uopo una previa intesa con l’ARTA, quale Amministrazione regionale attributaria della competenza in punto di gestione del demanio marittimo; per di più, si aggiunge, a tenore dell’art. 6, comma 29, della l.r. 9 maggio 2012 n. 26, per le aree contemporaneamente appartenenti al demanio marittimo ed a quello trazzerale troverebbero applicazione le norme relative al demanio marittimo. Infine, l’art. 25 della l.r. 27 aprile 1999 n. 10 autorizzerebbe, ma non imporrebbe la cessione dei suoli armentizi, che, comunque, pur ove fatta a favore di Amministrazioni pubbliche, dovrebbe essere preceduta dalla preventiva valutazione circa l’opportunità del mantenimento della proprietà per fini di pubblico interesse.
Si chiede, dunque, l’annullamento degli atti impugnati, “con la conseguente consegna delle particelle indicate … all’ARTA per la successiva volturazione catastale in testa al demanio marittimo”, nonché il risarcimento dei danni.
Le Amministrazioni Regionali si sono costituite con atto di forma e documenti.
Alla camera di consiglio del 9 gennaio il ricorso è stato rinviato al merito su proposta del Presidente, accolta dalle parti.
Si è, quindi, costituito il Comune di Palermo anche con produzioni documentali.
In vista dell’udienza di discussione, la difesa erariale ha sostenuto, con memoria, che l’atto di trasferimento dei fondi dall’Assessorato Agricoltura al Comune sarebbe stato debitamente pubblicato sulla G.U.R.S. del 3 gennaio 2014, con conseguente tardività della presente impugnazione (portata alla notifica il 14 novembre 2014). Nel merito, inoltre, ha sostenuto: che la cessione sarebbe stata fatta su richiesta dello stesso Comune di Palermo, che intendeva destinare le aree a finalità di pubblico interesse corrispondenti al vigente strumento urbanistico; che, nel corso della relativa istruttoria, l’Assessorato Agricoltura avrebbe debitamente sospeso tutti i procedimenti relativi alla vendita od alla concessione delle particelle de quibus; che le verifiche volte a individuare possibili coincidenze tra demanio trazzerale e demanio marittimo avrebbero dato esito negativo.
Pure il Comune di Palermo ha versato in atti difese scritte, in cui sostiene che la propria determinazione del 1 agosto 2014 sarebbe una mera conseguenza del decreto assessoriale n. 1263 del 19 novembre 2013 e che, comunque, le esigenze di protezione ambientale di un’area inclusa in una S.I.C. sarebbero prevalenti rispetto a finalità di natura economica.
La ricorrente, infine, con memoria di replica ha ribattuto: in rito, che l’obbligo di pubblicazione in G.U.R.S. atterrebbe solo ad atti di contenuto normativo, restando pertanto esclusa, per atti di tipo diverso (quale quello di specie), la presunzione legale di conoscenza (ed il conseguente decorso del termine decadenziale per l’impugnazione); nel merito, che, con atto n. 1806 del 23 marzo 1998, l’Assessorato all’Agricoltura avrebbe destinato, tra le altre, pure le particelle de quibus alla consegna alla Capitaneria di Porto (per il successivo accatastamento come demanio marittimo) e che, in conformità con tale deliberazione, con la successiva nota n. 38171 del 19 agosto 2014 l’ARTA ne avrebbe espressamente sollecitato la cessione; che, inoltre, il Comune di Palermo non avrebbe presentato osservazioni alla richiesta di concessione demaniale marittima relativa anche alle particelle in questione, pur regolarmente pubblicata, e che, comunque, l’Ente locale, nella valutazione di incidenza ambientale, avrebbe riconosciuto che le attività e gli interventi avuti di mira dalla ricorrente non determinano conseguenze negative sugli habitat tutelati dal S.I.C.. Assume, infine, che la “perdita di poche particelle rispetto a tutto il percorso del litorale non può danneggiare od impedire l’intervento di recupero ambientale che il Comune si prefigge di realizzare”.
Il ricorso è stato discusso alla pubblica udienza del 25 giugno 2015 e, quindi, trattenuto in decisione su conforme richiesta dei difensori, presenti come da verbale.
DIRITTO
Il ricorso non merita accoglimento.
Il Collegio muove, anzitutto, dai profili di rito, evidenziando che il decreto assessoriale n. 1263 del 19 novembre 2013 è privo di natura normativa, giacché, lungi dal dettare prescrizioni generali ed astratte, connotate dal crisma dell’innovatività, attende alla cura di un interesse concreto riferito ad una specifica vicenda amministrativa.
La pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, tuttavia, è doverosa ex lege, con la conseguente cristallizzazione di una presunzione legale di conoscenza in capo ai consociati, solo (tra gli altri) per i “decreti … che abbiano contenuto normativo” (art. 15 D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092): ne consegue che la pubblicazione in Gazzetta di altri atti, in quanto rispondente ad una generica finalità di carattere informativo (art. 18, comma I, D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092), non determina la decorrenza del termine decadenziale per l’impugnazione.
Del resto, argomentare diversamente significherebbe torcere l’ordinario onere di informazione gravante, ai sensi dell’art. 2 Costituzione, sui privati oltre il punto di rottura, posto che la pubblicazione degli atti privi di carattere normativo è rimessa, nell’an, alla discrezionalità delle singole Amministrazioni e, comunque, è incerta nel quando (conforme C.d.S., VI, 1011/2005).
Oltretutto, aggiunge il Collegio, l’art. 41 c.p.a. individua il dies a quo del termine per l’impugnazione “dal giorno in cui sia scaduto il termine della pubblicazione e questa sia prevista dalla legge”: prevista, dunque, ossia prescritta, non meramente facoltizzata e rimessa alle valutazioni della stessa Amministrazione.
Quanto al merito, il Collegio osserva quanto segue.
Come evidenziato dalla Capitaneria di Porto di Palermo con nota prot. n. 25292 del 10 aprile 2008, “il tratto di litorale tra le località Vergine Maria e Mondello del Comune di Palermo è interessato dal secondo tronco della ex regia Trazzera denominata Nostra Madonna del Rotolo, oramai in disuso.
Il tracciato della suddetta ex strada, le cui particelle risultano appartenere al demanio trazzerale della Regione Siciliana, in alcuni punti coincide con l’odierno lungomare Cristoforo Colombo, in altri si sovrappone al demanio marittimo, in altri ancora confina, lato monte, con il prospiciente demanio marittimo intercludendone l’accesso”.
Già con nota prot. n. 1806 del 23 marzo 1998 l’Assessorato all’Agricoltura (responsabile del demanio trazzerale dell’Isola), sulla base degli esiti di conferenza di servizi tenuta in data 22 settembre 1997, prendeva atto della richiesta del Comune di Palermo e della Capitaneria di Porto, quest’ultima in rappresentanza anche dell’ARTA, di ottenere la consegna di svariate particelle del suddetto demanio trazzerale, ivi dettagliatamente indicate, a fini di “pubblica utilizzazione”.
In particolare, l’Assessorato dava atto che il Comune di Palermo aveva “chiarito di voler acquisire le aree, non interessate da fabbricati, per la pubblica fruizione cui il nuovo P.R.G. destina tutte le aree costiere del territorio comunale”, mentre la Capitaneria di Porto “aveva confermato, relativamente alle particelle non accatastate come demanio marittimo, la richiesta di cessione subordinata alla non avvenuta consegna delle medesime al Comune di Palermo”.
L’Assessorato, pertanto, disponeva che la propria competente articolazione interna (l’Ufficio Tecnico Speciale per le Trazzere di Sicilia) provvedesse “alla consegna dei suoli trazzerali, … con esclusione delle particelle catastali già consegnate o da doversi consegnare al Comune di Palermo ... quali varchi di accesso al mare, mediante formale verbale di consegna alla Capitaneria di Porto”.
Con successiva nota prot. n. 41352 del 10 luglio 2003 l’ARTA, anche sulla base di un sopravvenuto parere dell’Avvocatura dello Stato, invitava l’Assessorato all’Agricoltura a “non dar seguito ad eventuali richieste di privati di legittimazione di aree trazzerali fintantoché non venissero definite le relativa procedure di trasferimento al demanio marittimo”, giacché “l’eventuale alienazione o legittimazione dei terreni concessi in uso all’Assessorato Agricoltura verrebbe a pregiudicare l’uso pubblico correlato alla natura demaniale” marittima dell’area stessa.
L’Assessorato all’Agricoltura, quindi, con nota prot. n. 1486 del 18 marzo 2008, “considerato che dal lungomare Colombo si può accedere al demanio marittimo solo attraverso la fascia di terreno appartenente al demanio trazzerale”, peraltro oramai in disuso, esprimeva il proprio “nulla osta a che l’ARTA gestisca e tuteli per fini di pubblico uso alcune zone di pertinenza trazzerale”.
In data 6 giugno 2008, la società ricorrente presentava all’ARTA la propria istanza di concessione demaniale marittima, che veniva debitamente pubblicata e, stante l’assenza di opposizioni, istruita: terminata l’istruttoria, l’ARTA, con nota prot. n. 38271 del 19 agosto 2014, premesso di “avere concluso, con esito favorevole, l’iter istruttorio sull’istanza di concessione” in discorso, invitava l’Assessorato Agricoltura “a procedere, con cortese urgenza, alla consegna” delle particelle in questione, “non più utilizzate come sede viaria, che risultano sovrapposte al demanio marittimo e che ne compromettono irrimediabilmente la destinazione pubblica correlata all’intrinseca natura demaniale marittima dei luoghi”.
L’Assessorato all’Agricoltura, tuttavia, rispondeva con nota prot. n. 69162 dell’8 settembre 2014, in cui rappresentava che “i suddetti suoli … sono stati trasferiti al patrimonio del Comune di Palermo con il decreto assessoriale n. 1263 del 19 novembre 2013 … per essere destinati, nell’ambito degli obiettivi di governante ambientale, alla valorizzazione paesaggistica, alla salvaguardia degli habitat naturali ed alla sostenibile fruizione pubblica del litorale, quindi a riconosciute esigenze di uso pubblico, conformemente alle previsioni dello strumento urbanistico”; l’Assessorato precisava, altresì, che “i suddetti provvedimenti sono stati adottati in accoglimento della richiesta avanzata dal Comune di Palermo con deliberazione della Giunta n. 107 del 2 luglio 2013”.
Ciò premesso, il Collegio scrutina in primo luogo le censure mosse avverso l’atto di cessione delle particelle de quibus al Comune di Palermo.
Le censure sono prive di fondamento.
Anzitutto, è priva di pregio l’osservazione circa la mancata opposizione del Comune a fronte della pubblicazione dell’istanza di concessione demaniale avanzata dalla ricorrente: l’istanza in parola, infatti, risale al 2008, epoca in cui l’Ente locale non aveva ancora formalmente deliberato di richiedere all’Assessorato Agricoltura la cessione delle aree in questione.
Inoltre, la cessione in commento, osserva il Collegio, è stata fatta a favore di un soggetto pubblico per dichiarati fini di interesse pubblico, conformi al vigente strumento urbanistico e, oltretutto, connessi proprio alla pubblica fruizione del mare, ossia a quello scopo per il quale l’ARTA ha sollecitato la consegna dei suoli e la loro successiva inclusione nel demanio marittimo.
Tale omogeneità teleologica lumeggia l’inconferenza del richiamo all’art. 822 c.c. ed alle ll.rr. 9 maggio 2012 n. 26 e 27 aprile 1999 n. 10, nonché l’assenza dell’asserita necessità di una previa intesa con l’ARTA.
Del resto, il Comune di Palermo già in passato (cfr. la richiamata nota prot. n. 1806 del 23 marzo 1998 dell’Assessorato all’Agricoltura) aveva rappresentato “l’intenzione di acquisire le aree non interessate da fabbricati per la pubblica fruizione cui il nuovo PRG destina tutte le aree costiere del territorio comunale” e, specularmente, la Capitaneria di Porto “aveva confermato, relativamente alle particelle non accatastate al demanio marittimo, la richiesta di cessione subordinata alla non avvenuta consegna delle medesime al Comune di Palermo”.
L’impugnata cessione, pertanto, è stata compiuta in ossequio ad intese di massima già raggiunte in passato (a quanto consta, oltretutto, nell’ambito di una conferenza di servizi) ed è volta a tutelare, preservare e valorizzare proprio quella intrinseca vocazione (anche) marittima delle aree in parola che aveva motivato l’analoga richiesta di consegna espressa dall’ARTA.
Conferma di ciò si trova nella deliberazione della Giunta Comunale n. 107 del 2 luglio 2013, ove si precisa che l’acquisizione (a titolo gratuito) al patrimonio dell’Ente di particelle trazzerali nella zona dell’Addaura, ulteriori rispetto a quelle in passato già trasferite, mira a “consentire il libero accesso al mare per la collettività”, mediante “la creazione di nuovi varchi per il pubblico accesso al mare”.
Né, in senso contrario, può valere la presenza, sulle particelle per cui è causa, di un fabbricato, giacché esso è abusivo (cfr. nota della Guardia di Finanza prot. n. 3374 in data 14 luglio 1986) e la menzionata nota prot. n. 1806 dell’Assessorato all’Agricoltura, allorquando opera un riferimento alle “aree non interessate da fabbricati”, non può che riferirsi a quelle legittimamente edificate.
Infondate anche le censure avverso il successivo provvedimento comunale di incidenza ambientale.
L’atto in questione, preso atto delle modifiche apportate dalla ricorrente all’originario progetto (esclusione della pratica di sport nautici e, in particolare, di attività diportistiche e veliche e destinazione dell’area esclusivamente alla balneazione), stima compatibile la realizzazione del divisato lido con il SIC “Monte Pellegrino”, precisando, tuttavia, che le particelle catastali per cui è causa (già trasferite al Comune ai sensi del richiamato decreto assessoriale n. 1263 del 19 novembre 2013) debbono intendersi escluse dalle superfici oggetto di concessione, in quanto destinate a scopi di “valorizzazione paesaggistica, salvaguardia degli habitat e sostenibile pubblica fruizione del mare”.
Tale atto, osserva il Collegio, è pienamente in linea con il menzionato decreto assessoriale n. 1263: del resto, giacché le particelle de quibus sono state richieste ed acquisite dal Comune proprio per favorire la pubblica fruizione del mare mediante la creazione di varchi per l’accesso al litorale, l’inclusione delle stesse nell’area oggetto di concessione demaniale marittima volta alla realizzazione di uno stabilimento balneare avrebbe rappresentato una palese contraddittorietà logica e giuridica.
Apodittica e, comunque, invasiva del merito amministrativo, infine, l’affermazione secondo la quale la “perdita di poche particelle rispetto a tutto il percorso del litorale non può danneggiare od impedire l’intervento di recupero ambientale che il Comune si prefigge di realizzare”.
La peculiarità della vicenda induce a compensare le spese di lite.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Prima)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 25 giugno 2015 con l'intervento dei magistrati:
Nicolo' Monteleone, Presidente
Roberto Valenti, Consigliere
Luca Lamberti, Referendario, Estensore
 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
 
 
 
 
 
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 10/07/2015
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)




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