Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”





Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..






“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in superficie “




Pino Ciampolillo




domenica 23 marzo 2008

CORRUZZIONE NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE


IL NEPOTISMO E’ REATO
Un sindaco o un assessore, non possono fare favoritismi a vantaggio di figli, nipoti, parenti e amici, non solo in maniera diretta, ma neppure indiretta, facendo - per esempio - vincere appalti a ditte, a patto che poi queste assumano chi vogliono loro.
La Suprema Corte, annullando una sentenza d'Appello, ha ordinato un nuovo rinvio a giudizio per tre amministratori, spiegando che ‘in tema di corruzione, l’atto d’ufficio, oggetto di mercimonio, non va inteso in senso formale, in quanto deve comprendere qualsiasi comportamento che comunque violi (anche se non in contrasto con specifiche norme giuridiche o con istruzioni di servizio) i doveri di fedeltà, imparzialità, onestà che devono essere osservati da chiunque eserciti una pubblica funzione’”

Caricato da isolapulita


Corte di Cassazione – Sentenza n. 12131/2008 Corte di Cassazione – pubblicato il: 19/03/2008

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di Studio Legale Law


Cassazione – Sezione sesta – sentenza 13 dicembre 2007 – 18 marzo 2008, n. 12131 Presidente De Roberto – Relatore Martella Pm Iacoviello – conforme – Ricorrente Procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’appello di Palermo
Fatto e Diritto

1. Con sentenza del 26 aprile 2004 il Tribunale di Napoli dichiarava L. Antonino, G. Antonio, B. Salvatore e S. Giuseppe colpevoli: S. Antonino, B. Salvatore, S. Giuseppe, in concorso con S. Filippo (separatamente giudicato), del delitto previsto dagli artt. 81 cp., 110, 112 n. 1, 319, 319 bis, 321 c.p. perché, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, in concorso fra loro, compivano i seguenti atti contrari ai doveri d'ufficio:

- il L. , nella qualità di Sindaco del Comune di Trapani e Presidente della Giunta Municipale, il B. e lo S. nella qualità di assessori comunali e membri della Giunta Municipale, unitamente all’assessore C. Giacomo (anch'esso separatamente giudicato), concorrevano, con il proprio voto determinante, all'approvazione della delibera n. 282 del 12.9.2000, contenente, fra gli allegati cui il deliberato faceva espresso rinvio un "disciplinare di incarico" per l'affidamento del servizio di gestione degli asili nido comunali nel quale, in violazione della normativa prevista dalla L.r. n. n. 4/96 e del D. Leg.vo n. 157/95, risultava già indicato, quale contraente privato, il nome della Cooperativa Giustizia Sociale, essendo altresì già impegnata la relativa spesa da parte dell'ufficio di ragioneria.

Per compiere o per avere compiuto gli atti amministrativi sopra specificati, i predetti pubblici ufficiali accettavano la promessa, da parte di M. Claudio (separatamente giudicato), presidente della Cooperativa Giustizia Sociale, per il tramite di T. Mario (separatamente giudicato), dell'avvio al lavoro, nell'ambito della stessa cooperativa, di soggetti da ciascun pubblico ufficiale indicati, ottenendo poi l'iscrizione alla cooperativa de qua ovvero l'effettivo avvio al lavoro presso gli asili nido di Trapani di: I. Anna, fidanzata di C. Vincenzo figlio dell'assessore C. Giacomo (separatamente giudicato) da quest'ultimo indicata al T. Mario (separatamente giudicato) per l'avvio al lavoro; DI C. Lydia, figlia di V. Francesco impiegata presso il Comune di Trapani con cui lo S. Filippo (separatamente giudicato) intrattiene relazione sentimentale; A. Carmela (cl. 64), cugina di A. Carmela (cl. 49) moglie del Sindaco L. Antonino; C. Laura, moglie di B. Francesco, consigliere comunale di Trapani, da quest'ultimo indicata al T. Mario (separatamente giudicato) per l'avvio al lavoro; C. I Anna Maria, moglie del consigliere comunale di Trapani DI B. Stefano ed assunta su indicazione del medesimo al T. Mario (separatamente giudicato); C. Maria Cristina, avviata al lavoro su indicazione del Consigliere - comunale DE S. Giovanni, effettuata tramite il T. Mario (separatamente giudicato); P. Carla, iscritta alla cooperativa ed avviata al lavoro, tramite il M. Giuseppe, aderente a Forza Italia, e dietro interessamento dell'assessore S. Giuseppe e dei consigliere comunale DI D. Diego; I. Anna Lisa Maria, cognata di M. Salvatore, consigliere comunale Ccd di Trapani; altra soggetto non identificato, avviato al lavoro su indicazione dell'assessore S. Giuseppe che consegnò un appunto con le generalità all'assessore B. Salvatore che si incaricava di consegnarlo al T. (separatamente giudicato); altri soggetti non identificati indicati a S. (separatamente giudicato) da parte dei consiglieri S. e G., nonché da parte dell'impiegata comunale B.; V. Anna Lisa indicata al T. (separatamente giudicato) dal DI B. su segnalazione del consigliere S.; altri tre soggetti non identificati due dei quali indicati dai consigliere DI B. al T. (separatamente giudicato) su indicazione dei consiglieri N. e M., ed uno segnalato direttamente al T. (separatamente giudicato) dal consigliere A.. Condotta, in particolare, consistita per i pubblici funzionari S. (separatamente giudicato), L. , S. , B. nell'accettare la promessa e nel ricevere un'utilità consistita nell'iscrizione alla cooperativa a Giustizia Sociale ovvero nell'avvio a lavoro presso gli asili nido comunali dei soggetti dai medesimi indicati ed in particolare la A. Carmela per il L. , la DI C. Lydia per lo S. (separatamente giudicato), la P. Carla e altro soggetto ignoto per lo S. ;nel concorrere materialmente, mediante le condotte sopra specificate, e psicologicamente, rafforzandone il proposito criminoso nell'analoga condotta posta in essere a ciascuno di essi, nonché all'assessore C. (separatamente giudicato), (che otteneva la promessa e la successiva ammissione e avvio al lavoro di I. Anna, fidanzata del figlio, di fronte degli atti contrari ai doveri di ufficio sopra indicati); nel ricevere un'utilità consistita nell'iscrizione alla cooperativa Giustizia Sociale e successivo avvio al lavoro dei soggetti indicati da consiglieri comunali ed esponenti politici legati da rapporti di conoscenza ed amicizia, al precipuo fine di ricevere il vantaggio di garantirsi l'impunità rispetto alle altre condotte contestate.

Con l'aggravante di cui all'art. 319 bis c.p. avendo il fatto ad oggetto la stipulazione di contratto per la gestione degli asili nido, nel quale risulta interessata l'amministrazione comunale cui i pubblici ufficiali appartengono, nonché con l'aggravante della commissione del fatto da parte di più di cinque persone, (in Trapani dal maggio 2000 sino al 20 ottobre 2000). (Capo A). G. Antonino:

del delitto, p. e p. dagli artt. 61 n. 2, 476, 479 c.p., perché alfine di occultare il delitto di cui al capo a), nonché per assicurare a sé ed ai componenti della Giunta Municipale di Trapani l'impunità rispetto al medesimo delitto, in qualità e nell'esercizio delle funzioni di Segretario Generale del Comune di Trapani, con comunicazione prot. N. 30/r/sg del 19 ottobre 2000, indirizzata al Sindaco di Trapani ed al dirigente del settore Pubblica Istruzione, attestava falsamente fatti di cui l'atto amministrativo era destinato a provare la verità ed in particolare: 1) che l'allegato sub b) a corredo della proposta di delibera della Giunta Municipale n. 282/2000, in ordine alla quale egli aveva rassegnato parere favorevole di legittimità in data 22 agosto 2000, non conteneva l'esplicita indicazione di alcun contraente; 2) comunicava conseguentemente ai soggetti sopra menzionati che doveva ritenersi non fedele ogni eventuale copia della predetta delibera, con attestazione di conformità, che contenesse un allegato contrassegnato dalla lettera b) ove fosse individuata, quale contraente, la cooperativa Giustizia Sociale (in Trapani il 19 ottobre 2000).

Nonché il L. Antonino del delitto p. e p. dagli artt. 61 n. 2, 476; 479 c.p. perché, alfine di occultare il delitto di cui al capo A), nonché per assicurare a sé ed ai componenti della Giunta Municipale di Trapani l'impunità rispetto al medesimo delitto, in qualità e nell'esercizio delle funzioni di Sindaco del Comune di Trapani, con nota prot. n. 44/r/sg del 20.10.2000, indirizzata Segretario Generale del Comune di Trapani ed al Dirigente del Settore P.I., attestava falsamente fatti di cui l'atto amministrativo era destinato a provare la verità ed in particolare: prendendo atto delle note rispettivamente inviate dal Segretario Generale prot. 30/r/s.g. del 19.10.2000 e al dirigente del settore P.I. n. 1422 del 19.10.2000, di cui ai superiori cupi di imputazione} sub B) e C) che sapeva essere ideologicamente false attestava falsamente fatti di cui l'atto amministrativo era destinato a provare la verità: prendendo atto delle note rispettivamente inviate dal Segretario Generale prot. 30/r/s.g. del 19.10.2000 e dal dirigente del settore P.I. n. 1422 del 19.10.2000, di cui ai superiori capi di imputazione sub B) e C) che sapeva essere ideologicamente false attestava falsamente che la proposta di deliberazione sulla quale la Giunta aveva inteso esprimersi "era quella correttamente formulata e originariamente collazionata, sulla quale erano stati espressi i relativi pareri", facendo con ciò esplicito riferimento all'allegato non contenente l'indicazione della Cooperativa cui doveva essere affidato il servizio digestione degli asili nido. In Trapani il 19.10.2000. (Capo D) e ancora L. Antonino S. Giuseppe B. Salvatore G. Antonio (in concorso con S. Filippo separatamente giudicato) del delitto p. e p. dagli artt. 61 n. 2, 110, 112 n. 1 e 2, 476, primo e secondo comma, 479 c.p. perché, in concorso fra loro e con gli altri componenti della Giunta Municipale per i quali si procede separatamente, al fine di occultare il delitto di cui al capo A), nonché per assicurare a sé l'impunita rispetto al medesimo delitto, nelle qualità e nell'esercizio delle funzioni specificate ai capi che precedono, attestavano falsamente atti di cui l'atto amministrativo era destinato a provare la verità, procedendo all'approvazione di una delibera avente come contenuto la "Ricognizione dell'esatto contenuto della deliberazione della Giunta n. 282 del 12.9.2000". In particolare, con la delibera n. 36712000 del 20.10.2000, procedevano a false attestazioni in ordine ai seguenti fatti:

1) prendevano atto delle note rispettivamente inviate dal Segretario Generale prot. 30/r/sg. del 19.10.2000 e dal dirigente del settore PI. ii. 1422 del 19.10.2000 di cui conoscevano la falsità, nella parte in cui queste attestavano che, in allegato alla delibera n. 282/2000, era stato rinvenuto un atto difforme da quello che invece vi si trovava allegato al momento in cui fu formata la proposta di delibera e furono espressi i relativi pareri;

2) procedevano a ricognizione del reale contenuto della volontà della Giunta Comunale, anche in riferimento agli atti reali da allegare alla proposta, in relazione ai richiami operati nella parte dispositiva della stessa proposta; procedevano a riconoscere, ad ogni effetto, che la deliberazione della Giunta n. 282 del 12.9.2000 era difforme da quella rinvenuta agli atti, poiché la reale volontà dell'organo era stata quella di esprimersi favorevolmente sulla delibera l’originaria non recante l'indicazione della cooperativa cui affidare il servizio; 4) specificavano che la deliberazione adottata costituiva atto di rettifica formale della deliberazione della Giunta n. 282 del 12.9.2000, relativamente alla ricognizione del reale contenuto della delibera n. 282 e della volontà dell'organo.

Condotta consistita: - per il G. nell'ideazione della condotta criminosa, nella determinazione al reato dei correi, nonché nella predisposizione della nota ideologicamente falsa di cui al capo B) alfine di consentirne l'utilizzo quale atto presupposto e recepito nella delibera n. 36712000; - per il L. , lo S. ed il B. nell'avere approvato la delibera n. 36712000, in concorso con gli altri membri della Giunta separatamente giudicati, consapevoli anch'essi della falsità di quanto attestato. Con l'aggravante della commissione del fatto in numero di cinque persone e su atto che, nella parte in cui concerne la ricognizione reale contenuto della deliberazione n. 282/2000, fa fede sino a querela di falso). (Con l'aggravante, per il G. , di avere promosso la cooperazione nel reato e diretto l'attività delle persone che sono concorse nel medesimo. In Trapani il 20.10.2000). (Capo E).

Inoltre G. Antonio: del delitto p. e. p. dagli artt 61 n. 2, 476, 479 C.p., perché, alfine di occultare il delitto di cui al capo A), nonché per assicurare a sé ed ai componenti della Giunta Municipale di Trapani l'impunità rispetto al medesimo delitto, in qualità e nell'esercizio delle funzioni di Segretario Generale del Comune di Trapani, con la relazione riguardante “Indagine amministrativa a seguito di servizio del 20.10.2000" indirizzata al Sindaco di Trapani, attestava falsamente fatti di cui l'atto amministrativo era destinato a provare la verità ed in particolare: - attestava falsamente che l'allegato sub b) a corredo della proposta di delibera della Giunta Municipale n. 282/2000, sulla quale egli aveva rassegnato parere favorevole di legittimità in data 22.8.2000, non conteneva l'indicazione nominativa di alcun contraente. In Trapani il 10.11.2000 (Capo F); e del delitto p. e p. dall'art. 323 C.p., perché, nello svolgimento delle funzioni di Segretario Generale del Comune di Trapani, in violazione delle norme di legge di cui alla L.r. n. 4/96 ed al D. Leg.vo n. 157/95, formulando in senso favorevole il proprio parere di legittimità sulla delibera n. 282/2000 contenente, quale allegato B) espressamente richiamato dal testo della delibera, un "disciplinare di incarico per la gestione degli asili nido" nel quale risultava già indicata la Cooperativa Giustizia Sociale quale beneficiaria dell'assegnazione del servizio in oggetto, intenzionalmente procurava alla cooperativa medesima un ingiusto vantaggio patrimoniale consistito nel successivo affidamento del servizio di gestione degli asili nido di Trapani. In Trapani il 22.8.2000 e sino al 23.10.2000. (Capo G).

Infine L. Antonino, S. Giuseppe, B. Salvatore e G. Antonio (S. Filippo separatamente giudicato) del delitto p. e p. dagli artt. 61 n. 2, 110, 112 n. 1, 367 C.p. perché, in concorso fra loro e con gli altri componenti della Giunta Municipale per i quali si procede separatamente, al fine di occultare il delitto di cui al capo A), nonché per assicurare a sé ed ai correi l'impunità rispetto al medesimo delitto, trasmettendo all'Autorità Giudiziaria la delibera n. 367/2000 della Giunta Municipale di Trapani, nonché mediante le condotte di cui ai capi B), C), D), E) ed F), simulavano le tracce dei reati di falso materiale (art. 476 C.p.) e falso per soppressione (art. 490 C.p.) in relazione all'assunta sostituzione del disciplinare di incarico allegato alla delibera n. 282/2000 con un documento, analogo nel quale era indicato il nome della Cooperativa Giustizia Sociale. Con l'aggravante di avere commesso il fatto da parte di cinque persone riunite. In Trapani il 20.10.2000. (Capo H).

Per l'effetto, concesse a tutti gli imputati le circostanze attenuanti generiche, ritenute prevalenti sulle conteste aggravanti, condannava il L. a pena di anni uno e mesi nove di reclusione, il B. alla pena di anno uno e mesi otto di reclusione, lo, S. alla pena di anno uno e mesi sette di reclusione e il, G. alla pena di anno uno e mesi sei di reclusione, concedendo a tutti gli imputati la sospensione condizionale della pena.

Nelle motivazioni della decisione il Tribunale evidenziava come la vicenda dalla quale originava il processo fosse essenzialmente legata alla decisione di potenziare il personale educativo ed ausiliario degli asili nido del comune di Trapani ed alla attuazione di tale proposito mediante l'affidamento di tale servizio ad un soggetto terzo precedentemente individuato, costituito dalla cooperativa sociale denominata Giustizia Sociale.

Premesso che all'epoca dei fatti, avvenuti nei mesi di maggio e giugno 2000, la giunta municipale trapanese era guidata dal sindaco Antonino L. e che tra gli assessori che componevano la squadra sindacale vi erano Salvatore B. . (assessore al bilancio e alle finanze), Giuseppe S. (assessore ai lavori pubblici) Giacomo C. (assessore alla pubblica istruzione) ed il vicesindaco C. , mentre il Consiglio comunale era presieduto dal consigliere del Ccd B. Vincenzo ed il capogruppo in consiglio dello stesso gruppo politico era il consigliere Mario T. , il Tribunale riteneva provato che nel cennato progetto fossero rimasti coinvolti i predetti soggetti appartenenti al mondo politico nonché, sul versante della struttura amministrativa, Antonio G. (segretario comunale nonché direttore generale del comune) e Filippo S. (capo settore della pubblica istruzione).

2. Interposto gravame dagli imputati in riferimento alla riconosciuta responsabilità; nonché dal Procuratore della Repubblica, in riferimento al trattamento sanzionatorio, la Corte di Appello di Palermo, con sentenza in data 2 maggio 2006 proscioglieva gli imputati da tutti gli addebiti a loro ascritti, perché il fatto non costituisce reato, ritenendo che il quadro probatorio acquisito non consentiva di ritenere dimostrato che l’azione degli imputati della vicenda relativa alla decisione di potenziare il personale educativo ed ausiliario degli asili nido comunali fosse stata sorretta dalla consapevole volontà di attuare tale proposito mediante l’illecito affidamento di tale servizio alla Cooperativa “Giustizia Sociale”.

3. Con il proposto ricorso per cassazione il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Palermo, denuncia con ampia analisi: contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione della sentenza quanto alla ritenuta carenza dell'elemento soggettivo del reato in capo agli imputati. Travisamento del fatto ed erronea applicazione degli artt. 319, 323 e 476 c.p.. Detti motivi di ricorso, richiamati nei limiti strettamente necessari per la motivazione (ex art. 173 disp. att. c.p.p.) della presente decisione, vengono in sintesi di seguito enunciati: - in tesi generale si lamenta omesso esame delle prove; - con esplicito e analitico riferimento agli atti processuali il ricorrente P.g. assume come alla luce degli elementi acquisiti al patrimonio conoscitivo dibattimentale, risulta scontata la conclusione che nessuna sostituzione fraudolenta sia stata effettuata con riferimento al testo della delibera e ai suoi allegati, tenuto conto, essere obiettivamente certo che il 17.8.2000, quando fu apposto il visto di ragioneria, la delibera conteneva un allegato (disciplinare di incarico) con il nome della cooperativa "Giustizia Sociale": il tutto confortato da elementi indiziari precisi e conferme di carattere logico. In proposito si rileva che l'Ufficio di Ragioneria, in data 17.8.2000, aveva predisposto un impegno provvisorio di spesa indicando sui referti finanziari il nome della cooperativa "Giustizia Sociale". L'operatore M. . confermava che il nome "Giustizia Sociale" fu desunto da un atto allegato. Senza una pezza di appoggio della delibera, egli non avrebbe potuto assumere tale atto. Ciò dimostra, in aderenza alla prospettazione accusatola, che il referto di ragioneria con l'impegno di spesa nei confronti della cooperativa "Giustizia Sociale" non può che essere stato predisposto il 17.8.2000, posto che l'indicazione della data è automatica. Peraltro, il parere di regolarità contabile apposto il 17.8.2000, parla espressamente di "cooperativa indicata nel disciplinare di incarico allegato".

La dichiarazione del segretario G. per cui egli non si rese conto che la delibera conteneva un allegato con l'indicazione della cooperativa "Giustizia Sociale" appare non credibile, dal momento che il semplice esame della copertina della pratica rendeva evidente che la ragioneria nel proprio parere "rinviava ad altro organo le modalità di scelta della cooperativa indicata nel disciplinare di incarico allegato". Tale parere, che risultava corretto con il bianchetto, richiamava da subito l'attenzione sul disciplinare di incarico allegato talché appariva non credibile che il G. non l'avesse letto, stante la delicatezza dell'affare e non si fosse premurato di esaminare detto disciplinare.

Osserva ulteriormente il P.g. ricorrente che, nonostante la considerevole mole degli elementi di accusa, l'impugnata sentenza, senza confrontarsi in alcun modo con detti elementi probatori, ha sostenuto che il disciplinare di incarico inserito originariamente nella proposta di delibera sottoposta al suo vaglio il 22.8.2000, fosse stato sostituito: ma ciò non induce ad alcuna conclusione in merito sia al soggetto, sia soprattutto al possibile motivo di tale sostituzione. Si sottolinea, quindi, quale ulteriore elemento di prova a sostegno della ipotesi accusatoria, che il G. (così come gli altri imputati), fosse bene a conoscenza che la delibera come da lui predisposta, unicamente al dispositivo poi formato dal C. il 4.10.2000 costituiva un escamotage per consentire in forma indiretta l'affidamento alla cooperativa "Giustizia Sociale", come è da desumere inequivocamente dal comportamento assunto dallo stesso G. il giorno 19.10.2000 nel corso della riunione presso gli uffici comunali in cui si posero le basi per l'adozione n. 367 adottatici giorno successivo.

In proposito si rammenta come detto G. , in sede di incidente probatorio, aveva esplicitamente affermato che l'affidamento diretto in concreto disposto presso gli Uffici della P.I., attraverso la disposizione assessoriale del C. in data 5.10.2000, costituiva una violazione del contenuto della delibera che prevedeva, secondo lo stesso segretario generale, la necessità di adottare una procedura di evidenza pubblica. A fronte della contestazione sul perché, in occasione di quella riunione, non si fosse limitato a far rilevare la illegittimità degli atti esecutivi della delibera e a denunciare alla A.G. il C. e lo S. , il G. ha fatto appello all'emotività del momento, un'emotività, non solo da parte sua, ma anche da parte di tutti quanti i soggetti presenti, che li avrebbe indotti dapprima a consultare immediatamente un avvocato penalista e successivamente ad adottare la delibera ricognitiva n. 367.

4. In prossimità dell'odierna udienza, i giudicabili, con memorie difensive, hanno, analiticamente contestato i motivi di ricorso del P.G. supportando in maniera articolata le decisioni assolutorie emesse nei loro confronti dal giudice di appello.

5. Il ricorso del P.g. e da ritenere fondato in riferimento al reato di corruzione ascritto al capo A) agli imputati L. , B. e S. mentre è da ritenere inammissibile in ordine alle ulteriori doglianze. Quanto a queste ultime il richiamo fatto dal ricorrente all'art. 606 lett. e) c.p.p., pur nel testo novellato dalla legge n. 46/2006, appare non pertinente, stante la motivarne, adeguata, sul piano logico e giuridico alle risultanze processuali e che qui appare opportuno in sintesi richiamare: sulla scorta di dette risultanze, il Collegio riteneva che la Giunta con la deliberazione n. 282 del 12 settembre 2000 non aveva proceduto all'affidamento del servizio, ma si era limitata ad approvare gli atti per l'affidamento dei servizi ad una cooperativa sociale o a un soggetto caratterizzato da. diversa forma associativa, senza prescrivere in modo univoco il sistema di scelta dell'affidatario del servizio e disponendo la facoltà di procedere anche a trattativa privata. Ciò stante, la scelta del contraente non era stata compiuta, ma affidata nel rispetto degli orientamenti espressi dalla Giunta, al dirigente competente; inoltre non era stato disposto alcun impegno di spesa, quanto, invece, era stata prevista la prenotazione ai sensi dell'art. 27 comma 3^ del Decreto Legislativo 77/95, talché l'impegno sarebbe derivato solo a seguito del provvedimento dirigenziale di scelta del contraente che avrebbe dovuto essere trasmesso poi al responsabile del Servizio Ragioneria per l'apposizione del visto di regolarità contabile. Si elencavano, quindi, una serie di elementi inducenti ad escludere la responsabilità dei giudicabili in ordine alle imputazioni ascritte, quanto meno sotto il profilo della carenza dell'elemento soggettivo, in particolare tenuto conto che il segretario G. , nel momento in cui aveva apposto il proprio parere di legittimità favorevole, accordato dopo aver visionato sia il parere di regolarità tecnica che quello di regolarità contabile, lo aveva fatto nella convinzione di avallare la pratica che egli stesso aveva impostato, per cui era del tutto verosimile che egli non avesse direttamente percepito né la presenza del nominativo "Cooperativa Giustizia Sociale", né il disciplinare allegato e neppure la medesima indicazione nominativa sui referti contabili informatici. Peraltro - si osservava - la proposta di delibera approntata dal segretario generale aveva innestato una procedura comportante anche una serie progressiva di controlli, che, se rispettati, avrebbe reso impossibile un affidamento diretto del servizio, frapponendo ostacoli insormontabili al progetto perseguito da S. Filippo.

Inoltre il ricorso alla procedura della trattativa privata risultava conforme alla disciplina, alle previsioni di legge ed alle prassi amministrative usuali, con riferimento in particolare all'art. 15 l. r. n. 4/1996, che dispone "per la concessione dei servizi socio - assistenziali, i comuni provvedono previa deliberazione della giunta comunale o provinciale, mediante ricorso all'aggiudicazione a trattativa privata entro il limite di 4.000,00 Ecu in favore di istituzioni socio-assistenziali iscritte ai relativi albi regionali previsti dall'art. 26 della L.R. 9 maggio 1986, h. 22 o autorizzati ai sensi dell'art. 28 della stessa legge”. Si ricordava in proposito che lo S. e il C. erano stati giudicati e condannati - seppure con l'applicazione della pena su richiesta delle parti - per non avere esperito la trattativa privata.

Le richiamate risultanze evidenziavano, ad avviso della Corte territoriale che la Giunta ratificando detta delibera, lungi dall'affidare il servizio alla Cooperativa Giustizia Sociale, aveva approvato gli atti per l'affidamento del servizio ad una cooperativa sociale o ad un soggetto caratterizzato da diversa forma associativa, secondo quanto previsto dalla normativa vigente in materia e, comunque, seguendo i criteri di economicità gestionale. Quanto, poi, alla scelta del contraente, da operare in una fase successiva ad opera del dirigente, aveva espressamente imposto il ricorso alla procedura ad evidenza pubblica quanto meno nella forma della trattativa privata, tant'è che un diverso soggetto giuridico dalla Cooperativa Giustizia Sociale (cooperativa sociale a r.l. "Letizia"), dedito anch'esso alla gestione degli asili nido, sapendo che si doveva svolgere una "trattativa privata", aveva chiesto di prendere parte alla gara. Conclusivamente - riteneva il giudice a quo - la insussistenza di qualsivoglia elemento decisivo da suffragare che gli imputati, ciascuno in relazione al proprio grado di competenza e allo specifico ruolo svolto nell'iter di formazione e approvazione della delibera, avesse contravvenuto ai principi della generica violazione di imparzialità e del buon andamento della Pubblica Amministrazione, agendo intenzionalmente per la realizzazione dell'illecito intento di favorire la Cooperativa Giustizia Sociale, preferendola a qualunque altro possibile affidatario.

Tale soluzione veniva a comportare il venir meno, sotto il profilo della carenza dell'elemento soggettivo, di tutte le imputazioni traenti origine dalle vicende avvenute il 19 ottobre 2000. In tale frangente il G. , che unicamente agli assessori B. e S. aveva poco prima constatato che il disciplinare d'incarico allegato alla proposta di delibera n. 282/2000 non recava la dicitura "all. B" e riportava quale contraente la Cooperativa Giustizia Sociale, immediatamente provvedeva alla stesura della lettera prot. n. 30/r/sg, indirizzata al dirigente SPADA e al Sindaco in cui evidenziava tale anomalia, del tutto contrastante col contenuto della proposta originaria e annullava il parere favorevole di legittimità trasformandolo in parere contrario.

Alla stregua di tale sintetico richiamo della gravata sentenza, osserva il Collegio che la censura del P.g. ricorrente ex art. 606 lett. e) c.p.p., non intacca la ricostruzione della vicenda processuale fatta dalla Corte territoriale, poiché sostanzialmente prospetta non tanto una carenza e contraddittorietà della motivazione, quanto a sollecitare in questa sede una inammissibile rilettura dei fatti di causa. Dette risultanze processuali, tuttavia, se, da un lato, evidenziano che alla delibera si pervenne attraverso una procedura formalmente legittima (così da rendere incontestabile la insussistenza anche della contestata fattispecie ex art. 323 c.p.), dall'altro appaiono suffragare l'ipotesi accusatoria, di essere stata la stessa preordinata ad un fine corruttivo: quello di attribuire il servizio alla cooperativa "Giustizia Sociale" in corrispettivo dell'assunzione di persone alquanto contigue ai pubblici amministratori.

Ciò emerge dall'esame delle singole posizioni dei giudicabili: per il L. , capo dell'amministrazione comunale, l'accertamento compiuto sin dalla prima fase del giudizio era nel senso che l'approvazione della delibera n. 282 aveva per lui rappresentato uno dei momenti procedurali preordinati al raggiungimento di un risultato illecito: il suo progressivo assentire ad un progetto fortemente patrocinato da altri (e in particolare dalla componente politica del C.c.d. per mezzo del consigliere T. che sin dal maggio 2000 si era attivato offrendo a numerose persone appartenenti all'amministrazione e al consiglio comunale posti presso gli asili nido, tramite il M. presidente dalla cooperativa), attestacene egli non era ignaro né degli interessi sottesi al progetto, né del fatto che per soddisfarli occorreva assicurare l’attivamento del servizio alla cooperativa presso la quale i soggetti raccomandati erano iscritti. Che egli fosse perfettamente edotto del mercimonio clientelare connesso all'intera operazione; è dimostrato dal fatto che egli stesso si era deciso a procedere, ad una segnalazione: dalla documentazione. della cooperativa "Giustizia Sociale" è, infatti, risultato che il nominativo di A. Carmela (cugina della moglie del medesimo) era stato inserito tra i soci il 7 ottobre 2000 (e dunque nell'imminenza dell'inizio dell'esecuzione del servizio).

Da ciò fondatamente i primi giudici hanno dedotto che egli era pienamente consapevole del fatto che si trattava di una operazione non conforme alla legge, in evidente discrasia con il dovere di imparzialità e di buon andamento della pubblica amministrazione, talché è stata posta a suo carico una frazione della condotta corruttiva, nella consapevolezza che gli altri segmenti erano o sarebbero stati posti in essere dagli altri concorrenti, nonché del vantaggio specifico che ciascuno di loro avrebbe conseguito.

Anche per lo S. Giuseppe è risultata la piena consapevolezza del fatto che all'interno dell'amministrazione comunale trapanese si era deciso di attuare una operazione non conforme alla legge, in violazione del dovere di imparzialità e di buon andamento della pubblica amministrazione nonché dell’intendimento della giunta comunale - della quale egli faceva parte - di porre in essere un atto funzionale allo scopo. In particolare alla stregua delle dichiarazioni rese dai coimputati B. e T. , è emersa all'evidenza la sua attiva presenza nel momento in cui si era concretizzato lo scambio clientelare sotteso all'intera operazione e, dunque, nel momento maggiormente pregnante per dare il giusto valore a quanto si andava realizzando. Peraltro, egli è risultato direttamente coinvolto nella segnalazione di almeno un nominativo per l'assunzione nella cooperativa.

Quanto a B. Salvatore, la sua posizione - come evidenziato dai primi giudici in aderenza alla tesi accusatoria - è stata ricostruita anche attraverso le ampie dichiarazioni autoaccusatorie che egli ha rassegnato in sede di incidente probatorio attestanti il suo pieno coinvolgimento nell'operazione corruttiva in contestazione, a partire dalla circostanza dell'assunzione della moglie presso la cooperativa, pur se priva del necessario diploma magistrale. Ciò stante, il suo asserito disinteresse per l'iter procedimentale dell'operazione, non intacca la sua chiara consapevolezza di concorrere a porre in essere un risultato preordinato, e ciò in chiaro contrasto con qualsiasi principio di imparzialità e di buona amministrazione, vale a dire l'affidamento di un servizio comunale ad un soggetto già individuato nel quale amministratori e funzionali avevano riversato interessi personali (assunzioni di persone da ciascuno segnalate). Sulla base di tali risultanze (peraltro non oggetto di specifica e critica valutazione da parte della Corte territoriale), appare evidente come il giudice di appello abbia immotivatamente disatteso il prevalente orientamento giurisprudenziale (ex pluribus: Cass. Sez. VI 3.6.1997 Romano; 5.2.1998 Lombardi; 15.2.1999 Di Pinto) che in tema di corruzione propria ex art. 319 c.p., l'atto d'ufficio, oggetto di mercimonio, non va inteso in senso formale, comprendendo la locuzione qualsiasi comportamento che comunque violi (anche se non in contrasto con specifiche norme giuridiche o con istruzioni di servizio) i doveri di fedeltà, imparzialità, onestà che debbono osservarsi da chiunque eserciti una pubblica funzione.

Consegue da quanto sopra l’annullamento della sentenza impugnata nei confronti di L. Antonio, B. Salvatore e S. Giuseppe in ordine di reato di cui al capo A).

Il giudice del rinvio (altra sezione della. Corte di Appello di Palermo) procederà a nuovo giudizio sul punto.

Il ricorso nel merito va dichiarato inammissibile.

P.Q.M.

La Corte annulla la sentenza impugnata nei confronti di L. Antonio, B. Salvatore e S. Giuseppe in ordine al reato di cui al capo A) e rinvia per nuovo giudizio su tale punto ad altra sezione della Corte di Appello di Palermo. Dichiara inammissibile nel resto il ricorso

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SENATORE SODANO NO AL PETCOKE ALLA ITALCEMENTI
ISOLA DELLE FEMMINE: ITALCEMENTI NO AL PET-COKE
Italcementi. stop ad utilizzo petcoke in stabilimento Palermo Il presidente della Commissione Ambiente di Palazzo Madama presenta interrogazione "Intervenga il Ministro dell'Ambiente sull'utilizzo di petcoke come combustibile, da parte della Italcementi di Isola delle Femmine (Palermo). E' una sostanza nociva per la salute e c'è il rischio che la regione Sicilia dia a quello stabilimento l'autorizzazione ad usarla". Lo afferma in un'interrogazione al Governo il presidente della commissione Ambiente del Senato, Tommaso Sodano. Il senatore del Prc, facendo riferimento alla denunce presentate dal Comitato cittadino "Isola pulita" sia alla procura della Repubblica che all'Assessorato regionale Territorio e Ambiente, nel documento, paventa "il rischio che il dipartimento Tutela dall'inquinamento atmosferico della Regione Sicilia possa approvare l'utilizzo della petcoke attraverso una conferenza di servizi, nonostante sia ancora in corso la procedura per valutare l'impatto ambientale sul territorio dell'Isola delle Femmine. E' un procedimento - sottolinea Sodano - illegittimo, in quanto sottrae al dipartimento competente la decisione sulla richiesta avanzata dalla società di modifica delle emissioni in atmosfera". Una nuova seduta della conferenza dei servizi sarebbe in programma per il 17 ottobre e l'amministrazione locale - stando a quanto riporta il comitato civico - avrebbe dato un assenso di massima all'uso di petcoke. Sodano ricorda che "in una risposta ad una precedente interrogazione il Ministero dell'Ambiente aveva già accertato l'utilizzo di tale sostanza senza autorizzazioni da parte dell'Italcementi e che l'impresa, autorizzata per il deposito ma non per la combustione, era già stata diffidata dall'utilizzarla per produrre energia per i propri impianti". "E' necessario intervenire - conclude Sodano - l'utilizzo del Petcoke è molto nocivo per la salute dei cittadini e per questo la Italcementi è stata più volte diffidata. Sarebbe assurdo autorizzarne l'impiego con un provvedimento regionale".
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Italcementi:Braccio Di Ferro Su Uso Pet-Coke Nel Palermitano

(ANSA) - PALERMO, 19 OTT - Protestano per paura di perdere il posto di lavoro a causa delle norme sull'uso del pet-coke, il combustibile che deriva dalla raffinazione del petrolio. Sono i lavoratori della Italcementi di Isola delle Femmine (Palermo) che stamani hanno manifestato a Palermo davanti a palazzo d'Orleans. Decine di persone hanno promosso un sit-in davanti alla presidenza della Regione. Chiesto un incontro con il governatore Salvatore Cuffaro "per esporre le proprie ragioni sull'utilizzo del pet-coke nella fabbrica nel Palermitano".
Ieri un gruppo di circa sessanta lavoratori aveva bloccato la strada statale 113 a Isola delle Femmine, in direzione di Trapani. I dipendenti sono preoccupati per via del braccio di ferro tra l'azienda e l'assessorato regionale all'Ambiente, in merito all'uso del combustibile, il cui utilizzo è stato vietato nell'agosto del 2006. "Non protestiamo contro l'azienda - dicono i lavoratori - ma contro l'atteggiamento dell'assessore all'Ambiente Rossana Interlandi, che per motivi politici nega l'autorizzazione temporanea all'uso del combustile che non è un rifiuto nocivo come si vuol fare credere". L'Italcementi ha sostenuto che "non bisogna fare strumentalizzazioni. Il pet-coke è consentito dalle normative proprio perché il legislatore ne riconosce l'idoneità all'uso in un ciclo, come quello relativo alla produzione del cemento, ampiamente sperimentato e consolidato e, soprattutto, perché se ne conoscono tutti i risvolti ambientali e relativi alla salute".
Per l'assessore Interlandi: "L'uso del pet-coke, come l'esperienza della centrale Eni di Gela sta a dimostrare - ribatte - produce conseguenze devastanti per l'ambiente e per la salute dei cittadini. Porre la questione è dunque il preciso dovere di un'amministrazione seria e responsabile e non, come sostiene l'Italcementi, una strumentalizzazione".(ANSA).

REGIONE SICILIA ASSESSORATRO TERRITORIO AMBIENTE SERVIZIO 3 TUTELA DALL’INQUINAMENTO ATMOSFERICO
PROTOCOLLO 13871

OGGETTO Ditta Italcementi S.p.a. di Isola delle Femmine Deposito di stoccaggio combustibile solido in C.da Raffo Rosso Violazione della normativa ambientale

Racc a/r Italcementi via G.Camozzi 124 Bergamo

Racc a/r Italcementi via delle cementerie 10 Isola delle Femmine

Racc a/r Procura della Repubblica c/o Tribunale di Palermo

Fax 091515142 Comando carabinieri Palermo N.O.E. maresciallo Sapuppo
Via Resuttana 360 Palermo

Fax 0916628389 e p.c. Provincia Regionale Palermo Servizio Inquinamento Atmosferico Via San Lorenzo 312/G/H Palermo

Fax 0917033345 e p.c. D.A.P. Palermo Via Nairobi 4 Palermo

Fax 0918677098 e p.c. Comune di Isola delle Femmine Palermo

Fax 0916173522 e p.c. C.P.T.A. Palermo Via Lincoln 21 Palermo


Servizio 2 SEDE

Risulta agli atti di questo ufficio, anche da comunicazioni della stessa Italcementi s.p.a. che codesta ditta utilizza il sito della ex cava Raffo Rosso quale “deposito all’aperto di combustibile solido (pet-coke, carbone) utilizzato per la
limitrofa cementeria.
Tale impianto, nel quale si manipolano, trasportano, immagazzinano,caricano, scaricano materiali polverulenti contenenti sostanze inquinanti, non risulta tuttavia autorizzato (Allegato 6 D.M. 12 luglio 1990 o D.Lgs 3 aprile 2006 n 152) e non può pertanto essere esercito in assenza della prevista autorizzazione prevista dall’art 269 D.Lgs 152/06.
Si rammenta che, ai sensi dell’art 279 del D.Lgs 3 aprile 2006 n 152 “chi inizia a installare o esercire un impianto e chi esercita una attività in assenza della prescritta autorizzazione ovvero continua l’esercizio dell’impianto o dell’attività con l’autorizzazione scaduta, decaduta sospesa revocata o dopo l’ordine di chiusura dell’impianto o di cessazione dell’attività è punito con la pena dell’aresto da due mesi e due anni o dell’ammenda da duecentocinquantotto euro a milletrentadue euro”.

Si diffida pertanto la ditta dall’utilizzare l’impianto di stoccaggio in questione senza l’autorizzazione prevista dall’art 269 del decreto 152/06 e la si invita
a dare seguito, con urgenza agli adempimenti previsti dalla normativa vigente.

Si invitano il D.A.P. e la Provincia regionale, che leggono per conoscenza, ad effettuare i necessari controlli relazionando in merito a questo dipartimento.

La presente viene inviata all’Autorità Giudiziaria ed ai NOE di Palermo per gli eventuali aspetti di competenza.

IL DIRIGENTE GENERALE

ARCH PIETRO TOLOMEO

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