Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”





Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..






“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in superficie “




Pino Ciampolillo




lunedì 31 marzo 2008

IL SINDACO CHE SI AMMUCCIA

E' GIUNTO IL MOMENTO GENTILISSIMO SIGNOR SINDACO DI PRENDERSI LE RESPONSABILITA' DELLA CARICA CHE SI RICOPRE. LA FINISCA DI AMMUCCIARSI






ITALCEMENTI A.I.A. SINDACO ISOLA REGIONE CITTADINI UNA PRECISAZIONE SUL RUOLO DEI SINDACI NELLA PROCEDURA A.I.A.
I poteri del sindaco nell’autorizzazione integrata ambientale
L’ordinamento del D. Lgs. 59/2005 conferisce al Sindaco un rilevante ruolo operativo nel procedimento che porta all’AIA, alle verifiche e controlli successivi e, addirittura, gli affida la potestà di chiedere ed ottenere la revisione dell’AIA, se già concessa. Egli così diventa il vero Tutore del territorio, a cui è indispensabile la sintonia con il Presidente della Regione e con le altre Istituzioni.
Sulla concessione dell’AIA, il Sindaco ha quindi un potere immenso: come suoi amministrati abbiamo il diritto di chiedergli di esercitarlo e di non farsi sviare dalla questione più importante per il futuro del paese. L’Autorizzazione Integrata Ambientale ha valore vincolante e prescrive limiti, condizioni, controlli, strumenti di misura e analisi dei campioni. Essa stabilisce che i costi di controllo devono essere a carico dell’azienda e, in caso di inadempienze, prevede conseguenze amministrative e penali. E' in questa procedura che il Comune deve intervenire per fissare limiti e relativi strumenti di verifica. Le strette di mano con i dirigenti dell’Azienda non hanno alcun valore normativo, i limiti e le prescrizioni dell'AIA sì e vanno definiti con il Ministero.
Il Governo, con il D. Lgs del 30 ottobre 2007, che certamente sarà all’attenzione delle Istituzioni europee, all’ultimo minuto ha prorogato al 31 marzo 2008 la data entro la quale anche la Italcementi di isola delle Femmine dovrà essere in possesso dell’AIA. Il Sindaco è nelle condizioni di avanzare al Ministro dell’ambiente la richiesta, già avanzata ufficialmente dalle Associazioni Ambientaliste, di applicare per la Italcementi il comma 20 dell’art. 5 del D. Lgs 59/2005 che sembra tagliato su misura per Isola delle Femmine e che qui riportiamo.
“In considerazione del particolare e rilevante impatto ambientale, della complessità e del preminente interesse nazionale dell’impianto, nel rispetto delle disposizioni del presente decreto, possono essere conclusi, di intesa tra lo Stato, le regioni, le province e i comuni territorialmente competenti e i gestori, specifici accordi, al fine di garantire, in conformità con gli interessi fondamentali della collettività, l’armonizzazione tra lo sviluppo del sistema produttivo nazionale, le politiche del territorio e le strategie aziendali. In tali casi, l’autorità competente, fatto comunque salvo quanto previsto al comma 18, assicura il necessario coordinamento tra l’attuazione dell’accordo e la procedura di rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale. Nei casi disciplinati dal presente comma il termine di centocinquanta giorni di cui al comma 12 è sostituito dal termine di trecento giorni.”
La tragedia della Tyssen Krupp di Torino non ci sarebbe stata con la procedura AIA e se ci fosse stata adesso sul banco degli imputatati ci sarebbe anche chi ha concesso autorizzazioni troppo "leggere".

Con l'AIA i cittadini possono richiedere, facendone richiesta scritta, l'adozione della migliori tecnologie disponibili per ridurre le emissioni inquinanti. E le autorizzazioni diventerebbero una cosa molto seria.

L'autorizzazione integrata ambientale è, secondo la definizione di cui all'articolo 2 lettera l) del Dlgs 18 febbraio 2005 n. 59 (recante "Attuazione integrale della direttiva 96/61/Ce relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento") "il provvedimento che autorizza l'esercizio di un impianto o di parte di esso a determinate condizioni che devono garantire che l'impianto sia conforme ai requisiti del presente decreto"; detto provvedimento si inquadra tra le "misure intese ad evitare, oppure, qualora non sia possibile, ridurre le emissioni (delle attività industriali inquinanti normativamente individuate) nell'aria, nell'acqua e nel suolo, comprese le misure relative ai rifiuti e per conseguire un livello elevato di protezione dell'ambiente nel suo complesso" (cfr. articolo1 comma 1 del citato Dlgs n. 59/2005)


La procedura autorizzativi IPPC - PREVENZIONE E RIDUZIONE INTEGRATA DELL’INQUINAMENTO (IPPC) è stata adottata dal Consiglio dell’Unione Europea il 24 settembre 1996 con la direttiva 96/61/CE con la finalità di:
• passare da un sistema autorizzativo in campo ambientale suddiviso per matrici (acqua, aria, terreno) ad una visione integrata e sistemica dell’inquinamento.
• privilegiare la prevenzione e la minimizzazione dell’inquinamento alla fonte, al fine di garantire una gestione accorta e più sostenibile delle risorse naturali;
• basare i Livelli di Emissione aziendali sulle potenzialità offerte dalle migliori tecniche ambientali disponibili (Best Available Techniques - BAT), in modo da incentivare l’innovazione e l’aggiornamento verso l’adozione di tecnologie verdi;
• garantire al pubblico il diritto di informazione sul funzionamento degli impianti e dei possibili effetti sull’ambiente e di trasmettere osservazioni;
• omogeneizzare le autorizzazioni ambientali degli impianti aventi un grande potenziale di inquinamento, al fine di evitare operazioni di dumping ambientale all’interno dell’Europa in vista del suo allargamento ad Est.
Il rilascio dell'autorizzazione integrale ambientale (autorizzazione che racchiude in un unico atto amministrativo il permesso a rilasciare inquinanti in aria, acqua, suolo) è infatti fondato sul rispetto delle migliori tecniche utilizzabili ("Mtd", migliori tecniche disponibili o "Bat", " Best available techniques") per mantenere al minimo l'impatto sull'ecosistema.

L'applicazione delle migliori tecnologie, così come previsto per legge, va fatto a monte, cioè è necessario che tale scelta sia fatta a monte nella progettazione del sistema integrato. Non si tratta di una scelta a priori di carattere ideologico, ma di una scelta che deriva da una valutazione e da una comparazione di dati sperimentali oggettivi di bilancio energetico, quantità di emissioni (gas serra ed inquinanti in senso stretto, ecc.), compatibilità con il territorio e gli abitanti locali e limitrofi, costi impiantistici e di esercizio, convenienza o meno dell'investimento in presenza o mancanza delle sovvenzioni pubbliche, vantaggi occupazionali, ecc.; e, a valle di tutto questo, da un'analisi, anch'essa oggettiva, dei rischi per la salute umana ad opera dei composti e degli elementi a lunga persistenza ambientale e che possono entrare nella catena alimentare.


Così a monte e a priori è stato deciso di rinunciare a possibili impianti alternativi che avrebbero potuto comportare un minore impatto ambientale, rinunciando “per ordinanza” a una visione integrata che avrebbe comportato meno inquinamento possibile come intende la PREVENZIONE E RIDUZIONE INTEGRATA DELL’INQUINAMENTO (IPPC) della comunità europea.

In tal senso le migliori tecnologie possibili esaminati nella procedura dell'autorizzazione integrata ambientale richiesta dalla ditta Italcementi S.p.a. saranno le BAT del migliore impianto che per la sua natura non è la migliore tecnologia possibile per la prevenzione e riduzione dell’inquinamento, essendo esso stesso un impianto insalubre di prima classe (Art.216 T.U. Leggi Sanitarie/ G.U. n 220 del 20/09/1994 s.o.n.129).



Principi generali dell'autorizzazione integrata ambientale (Art. 3) stabilisce che:
”1. L'autorità competente, nel determinare le condizioni per l'autorizzazione integrata ambientale, fermo restando il rispetto delle norme di qualità ambientale, tiene conto dei seguenti principi generali:

a) devono essere prese le opportune misure di prevenzione dell'inquinamento, applicando in particolare le migliori tecniche disponibili;
b) non si devono verificare fenomeni di inquinamento significativi;
c) deve essere evitata la produzione di rifiuti, a norma del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e successive modificazioni; “

A tal fine chiediamo pertanto alle autorità competenti, in autotutela e per evitare ulteriore danno all’erario, di non accogliere la domanda per l'ottenimento dell'autorizzazione integrata ambientale (IPPC).

Caricato da isolapulita


http://isoladellefemminedaliberare.blogspot.com/2008/03/il-sindaco-che-si-ammuccia.html




COOPERATIVA LA CALLIOPE DA AREA A VERDE A AREA EDIFICABILE NOMINA COMMISSARIO AD ACTA DELIBERA 48 DEL SETTEMBRE 2003.

Il Consiglio Comunale che deve prendere atto della delibera commissariale, rileva che all’ordine del giorno manca
a)il decreto di nomina del Commissario
b) i verbali della Commissione Edilizia che avrebbe dovuto trattare il progetto costruttivo con le relative varianti.

Il Decreto Assessorato T e A n 142 dell’10.2.03 nominato Commissario ad Acta il funzionario dipendente dell’assessorato dr. Mario Megna.
Il decreto di nomina prevedeva che il Commissario potesse sostituirsi oltre che alla G.M. al C.C., QUALORA QUESTI NON SI FOSSE ESPRESSO ENTRO IL TERMINE DI 45 GIORNI DALLA TRASMISSIONE DELLA PROPOSTA DI DELIBERA A CURA DEL DETTO FUNZIONARIO REGIONALE.

Il decreto viene trasmesso al Presidente del Consiglio Comunale ( Erasmo Cataldo) in data 8.8.03, con lettera prot 11643, con l’avvertenza a proposito dei n45 giorni senza che l’organo consiliare si fosse espresso. In data 19.9.03 con lettera prot 13353 il Sindaco Stefano Bologna richiedeva la convocazione del CC ai sensi dell’art 14 c. 6 del regolamento dei lavori consiliari per la trattazione di 5 argomenti, tra i quali NON figura l’approvazione del programma costruttivo.
Lo stesso giorno con lettera prot 13361 il Presidente del Consiglio Erasmo Cataldo convocava in sessione ordinaria per il giorno 29.9.03 specificando la richiesta sindacale, il consesso comunale; ai cinque argomenti richiesti dal Sindaco Stefano Bologna, il Presidente del Consiglio Erasmo Cataldo aggiungeva altro punto da discutere ovvero “Approvazione programma costruttivo per la realizzazione di n 50 alloggi proposto dalla ditta immobiliare CALLIOPE s.r.l. e SA.BA s.r.l. ai sensi dell’art 25 della L.R. 22/96”.
In data 24.9.03 Il Comissario ad Acta Dr. Megna Mario sostituendosi al C.C. adottava la delibera di approvazione del programma costruttivo. In data 30.9.09 in seduta di prosecuzione rispetto al giorno di convocazione del consesso su istanza sindacale e su disposizione del Presidente del Consiglio con delibera 56 era affrontata la discussione in merito all’adozione della delibera commissariale. In data 6.10.03 prot 14105 il Presidente del Consiglio in quanto assente in sede di discussione tenutasi il 30.9.03 significava a tutti i consiglieri, all’Assessore Regionale al territorio e dell’Ambiente, al commissario deliberante ed al Sindaco, come non abbia ritenuto di procedere alla convocazione d’urgenza, rispetto al termine diffidatorio di 45 giorni del decreto assessoriale: ciò a suo dire in quanto presumeva come la convocazione a sua firma, seppure tardiva rispetto allo spirare certo dei termini di cui al decreto, fosse sufficiente ad impedire al commissario ad acta di procedere autonomamente secondo il suo atto di incarico.
Nella sua missiva il Presidente del Consiglio faceva presente come della nota-diffida commissariale egli ne abbia avuta conoscenza soltanto in occasione della convocazione del consiglio comunale (in data 19.9.03).
In data 20.10.03 prot 14781 il Presidente Erasmo Cataldo disponeva al Segretario Comunale l’avvio di un’indagine interna, con lo scopo di accertare i motivi per cui detto organo non fosse stato reso edotto della nota-diffida commissariale. In data 21.10.03 prot 14780 il Presidente Erasmo Cataldo invitava il Sindaco a conferire ad un legale per valutare la legittimità dell’operato del Commissario ad Acta. Con lettera prot 14781 datata 27.10.03 il Segretario Comunale dr Scafidi Manlio rispondeva alla nota del P. del C. scongiurando il sospetto di occultamenti o smarrimenti, con riferimento alla predetta nota commissariale, la quale sarebbe stata depositata in segreteria, nonché nel fascicolo degli atti da sottoporre all’esame del consiglio Comunale.
Risulta essere alquanto poco formale la procedura di trasmettere una nota-diffida di particolare rilevanza senza ricorrere al messo comunale o ad altra forma di notifica; dalla certezza circa la ricezione ne discende difatti l’autorità a sostituirsi all’organo inadempiente; in caso contrario, sarebbero svuotati di significato i commi 4.5.6. dellart 15 del vigente regolamento per il funzionamento del Consiglio Comunale.
L’ATTO-DIFFIDA del commissario operando un restringimento, od un’estinzione od ancora una limitazione delle facoltà del destinatario (consiglio comunale), possa essere ricompresso tra gli atti recettivi, quindi soggetti a consegna-notifica secondo il relativo istituto; ciò anche in analogia a quanto previsto dall’art 15 comma 4 del regolamento per il funzionamento del consiglio comunale; tale precisazione, però parrebbe essere più contestabile al SEGRETARIO COMUNALE, che al commissario, in quanto, avrebbe dovuto essere diligenza del primo assistere il funzionario regionale nel proprio compito, a fortori se viene precisato come lo scrivente, contattato l’ufficio che cura, presso l’ARTA” tali provvedimenti commissariali, quest’ultimo ha, per voce di un funzionario, come non costituirebbe prassi, quella di operare le diffide, come quella di che si discorre, a mezzo di notifica formale.
A norma dell’art 12 comma 4 del regolamento il Segretario Comunale, avrebbe dovuto informare il sostituto del Presidente del Consiglio Comunale., dell’incombenza contingente; ciò in particolare modo, all’approssimarsi della scadenza imposta dalla nota commissariale, ancorché non notificata a mezzo messo.
Il Presidente del Consiglio, allorquando avuta notizia della nota commissariale, avrebbe dovuto convocare il consesso comunale in seduta straordinaria, ai sensi dell’art 14 comma 7 del regolamento, avendone ancora alla data di convocazione del CC i tempi per la convocazione in via d’urgenza.
Appare sterile se non demagogica la lettera datata 21.10.03 prot 14780 il Presidente Erasmo Cataldo nella quale invitava il Sindaco a conferire ad un legale per valutare la legittimità dell’operato del Commissario ad Acta, non avendo egli P. del C. alcuna potestà nei confronti del primo cittadino.
Il Consiglio Comunale si pronunciò negativamente bocciando la proposta di delibera, il Commissario non avrebbe potuto proceder in senso contrario, delineando tale esplicitato ora formulato, ipotesi di responsabilità ancora maggiori per coloro i quali hanno fatto si che il consesso comunale non abbia avuto ad esprimersi.
Tale precisazione appare non residuale, in presenza della circostanza seguente: il consesso comunale, già in data 1.2.01 giusta delibera 9 aveva deliberato bocciando la relativa proposta.
Il Programma Costruttivo in argomento.

Caricato da isolapulita





Isola delle Femmine Approvato il piano regolatore porto 24.7.07
Isola delle Femmine 25.7.2007

Bliblioteca Comunale Adunata del Consiglio Comunale

Ordine del Giorno Piano Regolatore Generale

Presentazione e discussione degli emendamenti presentati dai gruppi consiliari rappresentati in Consiglio

A proposito dell'emendamento atto a reperire un'area da destinare a strutture scolastiche, Il Sindaco Professor Portobello in mancanza dell'Assessore alla Famiglia ha ritenuto opportuno lanciare un appello al pubblico presente in aula (in maggioranza aderenti a Isola Pulita ed inoltre "palermitani".
(Signor Sindaco , che non siano proprio i "palermitani" a far scendere l'indice di popolarità della Sua Giunta? I numeri del nostro sondaggio sono veramente impietosi. Qualcosa dovrà pur dirLe. O no?)



Al fine di non vedere in futuro le strutture scolastiche DESERTE (aggiungiamo noi forse, probabilmente, anzi per essere sinceri ed in considerazione di quanto già successo: SONO SOLO SOGNI! Qualche artifizio e la destinazione d'uso può cambiare)

"ADESSO POTETE FARE FIGLI"

http://isolapulita.splinder.com


Il Consigliere Rubino intervistato sul Piano Regolatore del Porto


RUSH FINALE AL CONSIGLIO COMUNALE SU PIANO REGOLATORE

Presentati discussi e votati gli emendamenti dei consiglieri comunali

Do ut des: frase latina, dal significato letterale: «io do affinché tu dia» e senso traslato «scambiamoci queste cose in maniera ben definita».

Il TOUR DE FORCE per i consiglieri comunali inizia martedì mattino alle ore 10 si decide di andare avanti ad oltranza sino allo stremo delle forze.

Complimenti! Dopodichè permetteteci qualche piccola osservazione metodologica e comportamentale.

L'Arch D'arpa esordisce col dire che il misterioso PROGETTISTA del Piano regolatore, come sempre, non parteciperà ai lavori, i consiglieri possono presentare gli emendamenti e dal suo studio il PROGETTISTA provvedera' a calare gli emendamenti se questi non hanno sforato i parametri previsti.

C'è da ipotizzare che una parte del lavoro dei consiglieri forse non potrà essere utilizzato dal PROGETTISTA perchè non compatibili con i parametri.

Abbiamo capito Bene? Perchè così fosse, alla Comunità ne deriverebbe un danno economico in quanto comunque e giustamente i gettoni presenza dovrano essere liquidati.

Ci chiediamo comunque quale può essere la legittimità dell'egregio lavoro fatto dai consiglieri vista l'assenza del PROGETTISTA. (Non vorremo aver capito male ma vi sono sentenza in merito).


Non vorremo ricordare male. L'ultima volta che i consiglieri sono stati confortati e SUPPORTATI dalla presenza del PROGETTISTA in aula, ebbe a fare una dichiarazione ".....il progetto redatto era mancante di tutte le costruzioni e variazioni urbanistiche intervenute negli ultimi due anni ...".
Qualche consigliere ebbe a rammentare l'esempio costruzioni " Cooperativa la Calliope".

Se ciò dovesse risultare vero, ci chiediamo quale era per i Consiglieri Comunali la conoscenza della Situazione Reale del Territorio?
Si è vero il Paese è piccolo e si fa in fretta a girarlo ed ossservare ciò che in realtà mancava al Piano elaborato dal Progettista.

Quindi i Consiglieri hanno avuto modo di notare se a Isola delle Femmine vi è dell'abusivismo edilizio? Del resto già negli anni scorsi era stato denuciato ciò dall'U.T.C.

Ci chiedevamo se nella elaborazione progettazione e pianificazione del nuovo Piano Regolatore Generale si è previsto o immaginato (non diciamo studiato) quello che nei prossimi anni sarà il flusso migratorio (la sua composizione sociale, economica e culturale) non solo verso il nostro paese ma in tutto il comprensorio.
Considerato ormai la occupazione selvaggia e totale che si è operata del territorio.

Allora, la domanda, che si pone come qualitativamente e quantitativamente possiamo affrontare il futuro.

Quale puo' essere l'elemento distintivo che porterà a scegliere Isola delle Femmine come residenza?


Il dilemma alla Catalana potrebbe essere:

VOGLIAMO ABITARE IL TERRITORIO oppure FARCI ABITARE DAL TERRITORIO?

Di fronte a queste semplici considerazioni sentiamo già le obiezioni:

ma di cosa parlate?

Scusateci! E' vero Voi Signori siete al: Do ut des.

Comunque noi stiamo lavorando!


Comitato Cittadino Isola Pulita

Venuti a conoscenza della Nomina ed insediamento del Commissario ad acta per l’adozione del P.R.G. questo Comitato Cittadino Isola Pulita ha fatto regolare richiesta di incontro per rappresentare al Signor Commissario Metodo Regole e Contenuti delle discussioni che hanno preceduto la Sua nomina sull’adozione del P.R.G.

http://www.isolapulita.it

VALE LA PENA INIZIARE AD INFORMARE I CITTADINI SUI PERCORSI TORTUOSI DEL PIANO REGOLATORE DI ISOLA DELLE FEMMINE

Il P.R.G. viene adottato dal Consiglio Comunale, il 1994 ed PROGETTISTA era Ing. Enrico Mangiardi,. Si deve attendere il 1997 affinchè Il Consiglio Comunale approvi le prescrizioni esecutive (Piani Particolareggiati zone B – D – E) e li trasmetta all’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente.

Il 1999 Il Sindaco di allora con una sua ordinanza rende efficace “ope legis” (per il dettato della legge) il P.R.G. redatto dall’Ing. Enrico Mangiardi per decorrenza dei termini (più di 270 giorni dalla trasmissione all’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente ai sensi dell’art. 4 comma 1 L.R. n. 71/78).

ED E’ PROPRIO IN QUESTO PERIODO DI VALIDITA’ DI QUESTO P.R.G. CHE VENGONO RILASCIATE CONCESSIONI EDILIZIE PER EDIFICARE IMMOBILI SU AREE DA “non edificabili” AD AREE “edificabili”.

Nello stesso anno 1999 perviene al Comune di Isola delle Femmine il voto del Comitato Regionale Urbanistico con il quale viene restituito il P.R.G. “reso esecutivo” per la rielaborazione totalesecondo le indicazioni riportate in detto documento.

L’allora progettista L’Ing. Enrico Mangiardi si dichiara disponibile a provvedere alla rielaborazione del P.R.G., secondo le direttive del C.R.U., sen’altro onere (senza soldi) per il Comune.

La Giunta si affida ad un legale per accertare se la “bocciatura” del P.R.G. fosse imputabile all’Ing. Enrico Mangiardi e quindi avviare nei confronti di tale progettista un’azione risarcitoria.

L’esito dell’accertamento non lo si conosce, forse può spiegarcelo qualcuno, visto la esosa parcella pagata al professionista.

N.B. : ad oggi non si conosce l’esito di tale accertamento.

Il Consiglio Comunale investito dal suo Presidente per discutere sulla restituzione del P.R.G. da parte dell’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente, impegna il Sindaco e Giunta a conferire incarico ad un legale per impugnare il voto del C.R.U..

Il Sindaco e la Giunta disattendono “volutamente” l’indirizzo del Consiglio Comunale, e pensano bene di conferire un “nuovo” incarico all’Arch. Angelo Aliquò per la rielaborazione del P.R.G. con una spesa a carico del Comune.

L’Arch. Angelo Aliquò, dopo ben 16 mesi dall’incarico e quindi in difformità a quanto previstonell’art. 3 del disciplinare d’incarico, trasmette al Comune lo schema di massima del P.R.G..

Signori qualcuno può dirci del motivo di tanto ritardo? Forse si era in attesa di completarel’acquisto di tutte le aree agricole al fine di farle diventare edificabili, con qualche artifizio degno della migliore scuola di ingegneria urbanistica?

Nell’anno 2003 Il Consiglio Comunale approva lo schema di massima del P.R.G. inviando al progettista Arch. Angelo Aliquò, per le valutazioni di competenza, tutti gli emendamenti presentati dai gruppi consiliari.Sui mezzi di informazioni il Sindaco pro-tempore dichiara : “lo schema di massima del P.R.G. tradue mesi, dal 12.08.2003, dovrebbe tornare in aula per l’approvazione definitiva in virtù degli emendamenti presentati.

Tale dichiarazione non è stata mai seguita dai fatti.

Dichiara inoltre : “Contiamo di arrivare alla definizione dell’iter entro il 31.12.2003”.

Arriviamo intanto al 2006 e siamo in alto mare.

Perché ?

Forse per proteggere gli speculatori ?

E’ giusto far sapere ai cittadini di Isola delle Femmine che, grazie al comportamento ostativo del Presidente del C.C., i Consiglieri non hanno mai potuto vedere lo schema di massima del P.R.G. e l’esito degli emendamenti presentati, mentre al Presidente del C.C. venivano rilasciate dal Sindaco e dal Capo dell’Ufficio Tecnico i seguenti atti più o meno illegittimi :

§ autorizzazione edilizia in sanatoria per una piscina abusiva;

§ concessione edilizia (al padre) per completamento di un fabbricato abusivo nei 150 metri dalla battigia (nel rilievo aerofotogrammetrico del 1977 il fabbricato non esiste);

§ concessione edilizia per la costruzione di un villino bifamiliare in “lotto intercluso” ove già aveva realizzato una villa unifamiliare e piscina con un’altra concessione edilizia.

ALLA FACCIA DELLA TRASPARENZA

Ecco per sommi capi gli antefatti del Piano Regolatore di Isola delle Femmine.

A questo punto ci resta solo da capire quale sarà il gruppo politico all'interno del Consiglio Comunale che rovescerà la situazione con una possibile ritirata, perche' all'interno del proprio GRUPPO DI SOSTEGNO non sono state soddisfatte del tutto le richieste avanzate.
La nostra ipotesi trova una sua spiegazione nel comportamento alquanto remissivo del gruppo politico "ISOLA PER TUTTI". (l'impressione che se ne ricava "lavorate, lavorate alla fine saremo noi a........)

Comitato Cittadino Isola Pulita Labels: PIANO REGOLATORE E FIGLI A ISOLA DELLE FEMMINE


Tags: Elezioni, Isola delle Femmine, Liste di candidati, P.R.G., Scambio di ….., Sindaco, Trasparenza
NORME DI DEONTOLOGIA PROFESSIONALE ORDINE DEGLI ARCHITETTI
DELIBERA 20 DICEMBRE 2006
Premessa
Il paesaggio, il territorio e l’architettura sono espressione culturale essenziale dell'identità storica in ogni Paese.
L'architettura si fonda su un insieme di valori etici ed estetici che ne formano la qualità e contribuisce, in larga misura, a determinare le condizioni di vita dell'uomo e non può essere ridotta a un mero fatto commerciale regolato solo da criteri quantitativi. L’opera di architettura, ed in genere le trasformazioni fisiche del territori, tendono a sopravvivere al loro ideatore, al loro costruttore, al loro proprietario e ai loro originari utenti. Per questi motivi sono di interesse generale e costituiscono un patrimonio della Comunità.
La tutela di questo interesse è uno degli scopi primari dell'opera progettuale e costituisce fondamento etico della professione.
La società ha dunque interesse a garantire un contesto nel quale l'Architettura possa essere espressa al meglio, favorendo la formazione della coscienza civile dei suoi valori e la partecipazione dei cittadini alle decisioni concernenti i loro interessi; gli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori iscritti alle diverse sezioni dell’albo hanno il dovere, nel rispetto dell'interesse presente e futuro della società, di attenersi al fondamento etico proprio della loro disciplina.
Gli “atti progettuali” rispondono all'esigenza dei singoli cittadini e delle comunità di definire e migliorare il loro ambiente individuale, familiare e collettivo, di tutelare e valorizzare il patrimonio di risorse naturali, culturali ed economiche del territorio, adottando, nella realizzazione della singola opera e di ogni trasformazione fisica del territorio, le soluzioni tecniche e formali più adeguate ad assicurarne il massimo di qualità e durata, e il benessere fisico ed emozionale dei suoi utenti Le norme di etica professionale che seguono sono l'emanazione di questo assunto fondamentale che appartiene alla formazione intellettuale di ogni professionista iscritto all’albo degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, d’ora in avanti chiamato per brevità “iscritto”. Esse completano, nell'ambito delle leggi vigenti, le Norme per l'esercizio e l'ordinamento della Professione.
http://www.architettipalermo.it/deontologia.php?parent=Deontologia%20e%20norme%20di%20categoria


Caricato da isolapulita

venerdì 28 marzo 2008

ITALCEMENTI AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE SINDACO REGIONE CITTADINI


ITALCEMENTI A.I.A. SINDACO ISOLA REGIONE CITTADINI UNA PRECISAZIONE SUL RUOLO DEI SINDACI NELLA PROCEDURA A.I.A.
I poteri del sindaco nell’autorizzazione integrata ambientale
L’ordinamento del D. Lgs. 59/2005 conferisce al Sindaco un rilevante ruolo operativo nel procedimento che porta all’AIA, alle verifiche e controlli successivi e, addirittura, gli affida la potestà di chiedere ed ottenere la revisione dell’AIA, se già concessa. Egli così diventa il vero Tutore del territorio, a cui è indispensabile la sintonia con il Presidente della Regione e con le altre Istituzioni.
Sulla concessione dell’AIA, il Sindaco ha quindi un potere immenso: come suoi amministrati abbiamo il diritto di chiedergli di esercitarlo e di non farsi sviare dalla questione più importante per il futuro del paese. L’Autorizzazione Integrata Ambientale ha valore vincolante e prescrive limiti, condizioni, controlli, strumenti di misura e analisi dei campioni. Essa stabilisce che i costi di controllo devono essere a carico dell’azienda e, in caso di inadempienze, prevede conseguenze amministrative e penali. E' in questa procedura che il Comune deve intervenire per fissare limiti e relativi strumenti di verifica. Le strette di mano con i dirigenti dell’Azienda non hanno alcun valore normativo, i limiti e le prescrizioni dell'AIA sì e vanno definiti con il Ministero.
Il Governo, con il D. Lgs del 30 ottobre 2007, che certamente sarà all’attenzione delle Istituzioni europee, all’ultimo minuto ha prorogato al 31 marzo 2008 la data entro la quale anche la Italcementi di isola delle Femmine dovrà essere in possesso dell’AIA. Il Sindaco è nelle condizioni di avanzare al Ministro dell’ambiente la richiesta, già avanzata ufficialmente dalle Associazioni Ambientaliste, di applicare per la Italcementi il comma 20 dell’art. 5 del D. Lgs 59/2005 che sembra tagliato su misura per Isola delle Femmine e che qui riportiamo.
“In considerazione del particolare e rilevante impatto ambientale, della complessità e del preminente interesse nazionale dell’impianto, nel rispetto delle disposizioni del presente decreto, possono essere conclusi, di intesa tra lo Stato, le regioni, le province e i comuni territorialmente competenti e i gestori, specifici accordi, al fine di garantire, in conformità con gli interessi fondamentali della collettività, l’armonizzazione tra lo sviluppo del sistema produttivo nazionale, le politiche del territorio e le strategie aziendali. In tali casi, l’autorità competente, fatto comunque salvo quanto previsto al comma 18, assicura il necessario coordinamento tra l’attuazione dell’accordo e la procedura di rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale. Nei casi disciplinati dal presente comma il termine di centocinquanta giorni di cui al comma 12 è sostituito dal termine di trecento giorni.”
La tragedia della Tyssen Krupp di Torino non ci sarebbe stata con la procedura AIA e se ci fosse stata adesso sul banco degli imputatati ci sarebbe anche chi ha concesso autorizzazioni troppo "leggere".

Con l'AIA i cittadini possono richiedere, facendone richiesta scritta, l'adozione della migliori tecnologie disponibili per ridurre le emissioni inquinanti. E le autorizzazioni diventerebbero una cosa molto seria.

L'autorizzazione integrata ambientale è, secondo la definizione di cui all'articolo 2 lettera l) del Dlgs 18 febbraio 2005 n. 59 (recante "Attuazione integrale della direttiva 96/61/Ce relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento") "il provvedimento che autorizza l'esercizio di un impianto o di parte di esso a determinate condizioni che devono garantire che l'impianto sia conforme ai requisiti del presente decreto"; detto provvedimento si inquadra tra le "misure intese ad evitare, oppure, qualora non sia possibile, ridurre le emissioni (delle attività industriali inquinanti normativamente individuate) nell'aria, nell'acqua e nel suolo, comprese le misure relative ai rifiuti e per conseguire un livello elevato di protezione dell'ambiente nel suo complesso" (cfr. articolo1 comma 1 del citato Dlgs n. 59/2005)


La procedura autorizzativi IPPC - PREVENZIONE E RIDUZIONE INTEGRATA DELL’INQUINAMENTO (IPPC) è stata adottata dal Consiglio dell’Unione Europea il 24 settembre 1996 con la direttiva 96/61/CE con la finalità di:
• passare da un sistema autorizzativo in campo ambientale suddiviso per matrici (acqua, aria, terreno) ad una visione integrata e sistemica dell’inquinamento.
• privilegiare la prevenzione e la minimizzazione dell’inquinamento alla fonte, al fine di garantire una gestione accorta e più sostenibile delle risorse naturali;
• basare i Livelli di Emissione aziendali sulle potenzialità offerte dalle migliori tecniche ambientali disponibili (Best Available Techniques - BAT), in modo da incentivare l’innovazione e l’aggiornamento verso l’adozione di tecnologie verdi;
• garantire al pubblico il diritto di informazione sul funzionamento degli impianti e dei possibili effetti sull’ambiente e di trasmettere osservazioni;
• omogeneizzare le autorizzazioni ambientali degli impianti aventi un grande potenziale di inquinamento, al fine di evitare operazioni di dumping ambientale all’interno dell’Europa in vista del suo allargamento ad Est.
Il rilascio dell'autorizzazione integrale ambientale (autorizzazione che racchiude in un unico atto amministrativo il permesso a rilasciare inquinanti in aria, acqua, suolo) è infatti fondato sul rispetto delle migliori tecniche utilizzabili ("Mtd", migliori tecniche disponibili o "Bat", " Best available techniques") per mantenere al minimo l'impatto sull'ecosistema.

L'applicazione delle migliori tecnologie, così come previsto per legge, va fatto a monte, cioè è necessario che tale scelta sia fatta a monte nella progettazione del sistema integrato. Non si tratta di una scelta a priori di carattere ideologico, ma di una scelta che deriva da una valutazione e da una comparazione di dati sperimentali oggettivi di bilancio energetico, quantità di emissioni (gas serra ed inquinanti in senso stretto, ecc.), compatibilità con il territorio e gli abitanti locali e limitrofi, costi impiantistici e di esercizio, convenienza o meno dell'investimento in presenza o mancanza delle sovvenzioni pubbliche, vantaggi occupazionali, ecc.; e, a valle di tutto questo, da un'analisi, anch'essa oggettiva, dei rischi per la salute umana ad opera dei composti e degli elementi a lunga persistenza ambientale e che possono entrare nella catena alimentare.


Così a monte e a priori è stato deciso di rinunciare a possibili impianti alternativi che avrebbero potuto comportare un minore impatto ambientale, rinunciando “per ordinanza” a una visione integrata che avrebbe comportato meno inquinamento possibile come intende la PREVENZIONE E RIDUZIONE INTEGRATA DELL’INQUINAMENTO (IPPC) della comunità europea.

In tal senso le migliori tecnologie possibili esaminati nella procedura dell'autorizzazione integrata ambientale richiesta dalla ditta Italcementi S.p.a. saranno le BAT del migliore impianto che per la sua natura non è la migliore tecnologia possibile per la prevenzione e riduzione dell’inquinamento, essendo esso stesso un impianto insalubre di prima classe (Art.216 T.U. Leggi Sanitarie/ G.U. n 220 del 20/09/1994 s.o.n.129).



Principi generali dell'autorizzazione integrata ambientale (Art. 3) stabilisce che:
”1. L'autorità competente, nel determinare le condizioni per l'autorizzazione integrata ambientale, fermo restando il rispetto delle norme di qualità ambientale, tiene conto dei seguenti principi generali:

a) devono essere prese le opportune misure di prevenzione dell'inquinamento, applicando in particolare le migliori tecniche disponibili;
b) non si devono verificare fenomeni di inquinamento significativi;
c) deve essere evitata la produzione di rifiuti, a norma del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e successive modificazioni; “

A tal fine chiediamo pertanto alle autorità competenti, in autotutela e per evitare ulteriore danno all’erario, di non accogliere la domanda per l'ottenimento dell'autorizzazione integrata ambientale (IPPC).

Caricato da isolapulita



AMIANTO A ISOLA DELLE FEMMINE


















http://ciampolillopinoisoladellefemmine.blogspot.com/2008/03/italcementi-autorizzazione-integrata.html#links











Calliope Verde Agricolo Bandiera Commissario ad Acta Bologna Alamia.
COOPERATIVA LA CALLIOPE DA AREA A VERDE A AREA EDIFICABILE NOMINA COMMISSARIO AD ACTA DELIBERA 48 DEL SETTEMBRE 2003.
Il Consiglio Comunale che deve prendere atto della delibera commissariale, rileva che all’ordine del giorno manca
a)il decreto di nomina del Commissario
b) i verbali della Commissione Edilizia che avrebbe dovuto trattare il progetto costruttivo con le relative varianti.
Il Decreto Assessorato T e A n 142 dell’10.2.03 nominato Commissario ad Acta il funzionario dipendente dell’assessorato dr. Mario Megna.
Il decreto di nomina prevedeva che il Commissario potesse sostituirsi oltre che alla G.M. al C.C., QUALORA QUESTI NON SI FOSSE ESPRESSO ENTRO IL TERMINE DI 45 GIORNI DALLA TRASMISSIONE DELLA PROPOSTA DI DELIBERA A CURA DEL DETTO FUNZIONARIO REGIONALE.
Il decreto viene trasmesso al Presidente del Consiglio Comunale ( Erasmo Cataldo) in data 8.8.03, con lettera prot 11643, con l’avvertenza a proposito dei n45 giorni senza che l’organo consiliare si fosse espresso. In data 19.9.03 con lettera prot 13353 il Sindaco Stefano Bologna richiedeva la convocazione del CC ai sensi dell’art 14 c. 6 del regolamento dei lavori consiliari per la trattazione di 5 argomenti, tra i quali NON figura l’approvazione del programma costruttivo. Lo stesso giorno con lettera prot 13361 il Presidente del Consiglio Erasmo Cataldo convocava in sessione ordinaria per il giorno 29.9.03 specificando la richiesta sindacale, il consesso comunale; ai cinque argomenti richiesti dal Sindaco Stefano Bologna, il Presidente del Consiglio Erasmo Cataldo aggiungeva altro punto da discutere ovvero “Approvazione programma costruttivo per la realizzazione di n 50 alloggi proposto dalla ditta immobiliare CALLIOPE s.r.l. e SA.BA s.r.l. ai sensi dell’art 25 della L.R. 22/96”.
In data 24.9.03 Il Comissario ad Acta Dr. Megna Mario sostituendosi al C.C. adottava la delibera di approvazione del programma costruttivo. In data 30.9.09 in seduta di prosecuzione rispetto al giorno di convocazione del consesso su istanza sindacale e su disposizione del Presidente del Consiglio con delibera 56 era affrontata la discussione in merito all’adozione della delibera commissariale. In data 6.10.03 prot 14105 il Presidente del Consiglio in quanto assente in sede di discussione tenutasi il 30.9.03 significava a tutti i consiglieri, all’Assessore Regionale al territorio e dell’Ambiente, al commissario deliberante ed al Sindaco, come non abbia ritenuto di procedere alla convocazione d’urgenza, rispetto al termine diffidatorio di 45 giorni del decreto assessoriale: ciò a suo dire in quanto presumeva come la convocazione a sua firma, seppure tardiva rispetto allo spirare certo dei termini di cui al decreto, fosse sufficiente ad impedire al commissario ad acta di procedere autonomamente secondo il suo atto di incarico.
Nella sua missiva il Presidente del Consiglio faceva presente come della nota-difida commissariale egli ne abbia avuta conoscenza soltanto in occasione della convocazione del consiglio comunale (in data 19.9.03). In data 20.10.03 prot 14781 il Presidente Erasmo Cataldo disponeva al Segretario Comunale l’avvio di un’indagine interna, con lo scopo di accertare i motivi per cui detto organo non fosse stato reso edotto della nota-diffida commissariale. In data 21.10.03 prot 14780 il Presidente Erasmo Cataldo invitava il Sindaco a conferire ad un legale per valutare la legittimità dell’operato del Commissario ad Acta. Con lettera prot 14781 datata 27.10.03 il Segretario Comunale dr Scafidi Manlio rispondeva alla nota del P. del C. scongiurando il sospetto di occultamenti o smarrimenti, con riferimento alla predetta nota commissariale, la quale sarebbe stata depositata in segreteria, nonché nel fascicolo degli atti da sottoporre all’esame del consiglio Comunale.
Risulta essere alquanto poco formale la procedura di trasmettere una nota-diffida di particolare rilevanza senza ricorrere al messo comunale o ad altra forma di notifica; dalla certezza circa la ricezione ne discende difatti l’autorità a sostituirsi all’organo inadempiente; in caso contrario, sarebbero svuotati di significato i commi 4.5.6. dellart 15 del vigente regolamento per il funzionamento del Consiglio Comunale.
L’ATTO-DIFFIDA del commissario operando un restringimento, od un’estinzione od ancora una limitazione delle facoltà del destinatario (consiglio comunale), possa essere ricompresso tra gli atti recettivi, quindi soggetti a consegna-notifica secondo il relativo istituto; ciò anche in analogia a quanto previsto dall’art 15 comma 4 del regolamento per il funzionamento del consiglio comunale; tale precisazione, però parrebbe essere più contestabile al SEGRETARIO COMUNALE, che al commissario, in quanto, avrebbe dovuto essere diligenza del primo assistere il funzionario regionale nel proprio compito, a fortori se viene precisato come lo scrivente, contattato l’ufficio che cura, presso l’ARTA” tali provvedimenti commissariali, quest’ultimo ha, per voce di un funzionario, come non costituirebbe prassi, quella di operare le diffide, come quella di che si discorre, a mezzo di notifica formale.
A norma dell’art 12 comma 4 del regolamento il Segretario Comunale, avrebbe dovuto informare il sostituto del Presidente del Consiglio Comunale., dell’incombenza contingente; ciò in particolare modo, all’approssimarsi della scadenza imposta dalla nota commissariale, ancorché non notificata a mezzo messo.
Il Presidente del Consiglio, allorquando avuta notizia della nota commissariale, avrebbe dovuto convocare il consesso comunale in seduta straordinaria, ai sensi dell’art 14 comma 7 del regolamento, avendone ancora alla data di convocazione del CC i tempi per la convocazione in via d’urgenza.
Appare sterile se non demagogica la lettera datata 21.10.03 prot 14780 il Presidente Erasmo Cataldo nella quale invitava il Sindaco a conferire ad un legale per valutare la legittimità dell’operato del Commissario ad Acta, non avendo egli P. del C. alcuna potestà nei confronti del primo cittadino.
Il Consiglio Comunale si pronunciò negativamente bocciando la proposta di delibera, il Commissario non avrebbe potuto proceder in senso contrario, delineando tale esplicitato ora formulato, ipotesi di responsabilità ancora maggiori per coloro i quali hanno fatto si che il consesso comunale non abbia avuto ad esprimersi.
Tale precisazione appare non residuale, in presenza della circostanza seguente: il consesso comunale, già in data 1.2.01 giusta delibera 9 aveva deliberato bocciando la relativa proposta.
Il Programma Costruttivo in argomento.
18.4.2003 Il programma di Costruzione redatti dall’Ing Lascari Gioacchino prevede la realizzazione di 52 alloggi;
27.5.03 Commissione Edilizia del Comune di Isola esprime parere negativo sul progetto;
17.7.03 la Commissione Edilizia Comunale di Isola esprime parere favorevole per 50 alloggi vista la perizia giurata del progettista ING Lascari Gioacchino
24.9.2003 DELIBERAZIONE DEL COMMISSARIO AD ACTA (DR. MARIO MEGNA) N CHE APPROVA LA PROPOSTA DI DELIBERAZIONE DELL’U.T.C. ARCH GIANBRUNO
20.4.05 UFFICIO TECNICO ISOLA EMETTE ORDINANZA N 23
19.5.05 UFFICIO TECNICO COMUNE ISOLA DELLE FEMMINE EMETTE ORDINANZA N 26
1.6.05 IL COMUNE DI ISOLA CONCEDE LICENZA EDILIZIA
27.8.07 UFFICIO TECNICO COMUNE ISOLA DELLE FEMMINE SU RICHIESTA CARABINIERI EMETTE ORDINANZA N 29 SOSPENSIONE LAVORI A CARICO DI LO CICERO MARIA ANTONIETTA E BANDIERA ROSANNA RAPPRESENTANTI DELLA CALLIOPE S.R.L. VIALE REGIONE SICILIANA 2629 PALERMO
6.6.07ordine del giorno della Commissione Edilizia di Isola delle Femmine al punto 15 pratica n 12/7 IMMOBILIARE LA CALLIOPE s.r.l. istanza del 3/4/07 prot 3981 "PROGETTO DI VARIANTE AI SENSI DELL'ART 15 L 47/85 RELATIVO A 9 CORPI DI FABBRICA DENOMINATI A,B,C,D,E,F,G,H,I PER COMPLESSIVI 50 ALLOGGI PER CIVILE ABITAZIONE IMPRESA CALLIOPE.
3 AGOSTO SCOMPAIONO ANTONIO E STEFANO MIORANA
DOPO IL SEQUESTRO DEL CANTIERE SEMBRA VENGANO CONCESSI I CERTIFICATI DI RESIDENZA AGLI INQUILINI CHE ABITANO LE CASE.
NON SAPPIAMO SE CORRISPONDA AL VERO CHE L'UFFICIO TECNICO COMUNALE DI ISOLA DELLE FEMMINE ABBIA CONCESSO IL CERIFICATO FINE LAVORI
Il Programma Costruttivo per la realizzazione di 50 alloggi da parte della Calliope Srl e Sa.Ba. Srl definiti di edilizia popolare, dal prezzo sembrerebbero case da nababbi. In realtà un occhio ai prezzi se ne deduce: il prezzo per il singolo appartamento si è aggirato intorno ai 185.000 Euri che moltiplicato per i 50 appartamenti, si è realizzato un bussiness di 9.250.000 Euri.
Un grosso affare, dove i margini di guadagno sono aumentati in considerazione dell’irrisorio costo del terreno agricolo che come d’incanto viene trasformato in edilizia residenziale
Da ultime notizie circolanti nei corridoi dell’Ufficio Tecnico Comunale e Ufficio di Stato Civile di Isola delle Femmine sembra che siano state rilasciate le residenze all’interno del complesso residenziale e siano stati emessi documenti di fine lavori? Noi siamo fermi all’atto di sequestro del cantiere.


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Calliope Verde Agricolo Bandiera Commissario ad Acta Bologna Alamia.
COOPERATIVA LA CALLIOPE DA AREA A VERDE A AREA EDIFICABILE NOMINA COMMISSARIO AD ACTA DELIBERA 48 DEL SETTEMBRE 2003.
Il Consiglio Comunale che deve prendere atto della delibera commissariale, rileva che all’ordine del giorno manca
a)il decreto di nomina del Commissario
b) i verbali della Commissione Edilizia che avrebbe dovuto trattare il progetto costruttivo con le relative varianti.
Il Decreto Assessorato T e A n 142 dell’10.2.03 nominato Commissario ad Acta il funzionario dipendente dell’assessorato dr. Mario Megna.
Il decreto di nomina prevedeva che il Commissario potesse sostituirsi oltre che alla G.M. al C.C., QUALORA QUESTI NON SI FOSSE ESPRESSO ENTRO IL TERMINE DI 45 GIORNI DALLA TRASMISSIONE DELLA PROPOSTA DI DELIBERA A CURA DEL DETTO FUNZIONARIO REGIONALE.
Il decreto viene trasmesso al Presidente del Consiglio Comunale ( Erasmo Cataldo) in data 8.8.03, con lettera prot 11643, con l’avvertenza a proposito dei n45 giorni senza che l’organo consiliare si fosse espresso. In data 19.9.03 con lettera prot 13353 il Sindaco Stefano Bologna richiedeva la convocazione del CC ai sensi dell’art 14 c. 6 del regolamento dei lavori consiliari per la trattazione di 5 argomenti, tra i quali NON figura l’approvazione del programma costruttivo. Lo stesso giorno con lettera prot 13361 il Presidente del Consiglio Erasmo Cataldo convocava in sessione ordinaria per il giorno 29.9.03 specificando la richiesta sindacale, il consesso comunale; ai cinque argomenti richiesti dal Sindaco Stefano Bologna, il Presidente del Consiglio Erasmo Cataldo aggiungeva altro punto da discutere ovvero “Approvazione programma costruttivo per la realizzazione di n 50 alloggi proposto dalla ditta immobiliare CALLIOPE s.r.l. e SA.BA s.r.l. ai sensi dell’art 25 della L.R. 22/96”.
In data 24.9.03 Il Comissario ad Acta Dr. Megna Mario sostituendosi al C.C. adottava la delibera di approvazione del programma costruttivo. In data 30.9.09 in seduta di prosecuzione rispetto al giorno di convocazione del consesso su istanza sindacale e su disposizione del Presidente del Consiglio con delibera 56 era affrontata la discussione in merito all’adozione della delibera commissariale. In data 6.10.03 prot 14105 il Presidente del Consiglio in quanto assente in sede di discussione tenutasi il 30.9.03 significava a tutti i consiglieri, all’Assessore Regionale al territorio e dell’Ambiente, al commissario deliberante ed al Sindaco, come non abbia ritenuto di procedere alla convocazione d’urgenza, rispetto al termine diffidatorio di 45 giorni del decreto assessoriale: ciò a suo dire in quanto presumeva come la convocazione a sua firma, seppure tardiva rispetto allo spirare certo dei termini di cui al decreto, fosse sufficiente ad impedire al commissario ad acta di procedere autonomamente secondo il suo atto di incarico.
Nella sua missiva il Presidente del Consiglio faceva presente come della nota-difida commissariale egli ne abbia avuta conoscenza soltanto in occasione della convocazione del consiglio comunale (in data 19.9.03). In data 20.10.03 prot 14781 il Presidente Erasmo Cataldo disponeva al Segretario Comunale l’avvio di un’indagine interna, con lo scopo di accertare i motivi per cui detto organo non fosse stato reso edotto della nota-diffida commissariale. In data 21.10.03 prot 14780 il Presidente Erasmo Cataldo invitava il Sindaco a conferire ad un legale per valutare la legittimità dell’operato del Commissario ad Acta. Con lettera prot 14781 datata 27.10.03 il Segretario Comunale dr Scafidi Manlio rispondeva alla nota del P. del C. scongiurando il sospetto di occultamenti o smarrimenti, con riferimento alla predetta nota commissariale, la quale sarebbe stata depositata in segreteria, nonché nel fascicolo degli atti da sottoporre all’esame del consiglio Comunale.
Risulta essere alquanto poco formale la procedura di trasmettere una nota-diffida di particolare rilevanza senza ricorrere al messo comunale o ad altra forma di notifica; dalla certezza circa la ricezione ne discende difatti l’autorità a sostituirsi all’organo inadempiente; in caso contrario, sarebbero svuotati di significato i commi 4.5.6. dellart 15 del vigente regolamento per il funzionamento del Consiglio Comunale.
L’ATTO-DIFFIDA del commissario operando un restringimento, od un’estinzione od ancora una limitazione delle facoltà del destinatario (consiglio comunale), possa essere ricompresso tra gli atti recettivi, quindi soggetti a consegna-notifica secondo il relativo istituto; ciò anche in analogia a quanto previsto dall’art 15 comma 4 del regolamento per il funzionamento del consiglio comunale; tale precisazione, però parrebbe essere più contestabile al SEGRETARIO COMUNALE, che al commissario, in quanto, avrebbe dovuto essere diligenza del primo assistere il funzionario regionale nel proprio compito, a fortori se viene precisato come lo scrivente, contattato l’ufficio che cura, presso l’ARTA” tali provvedimenti commissariali, quest’ultimo ha, per voce di un funzionario, come non costituirebbe prassi, quella di operare le diffide, come quella di che si discorre, a mezzo di notifica formale.
A norma dell’art 12 comma 4 del regolamento il Segretario Comunale, avrebbe dovuto informare il sostituto del Presidente del Consiglio Comunale., dell’incombenza contingente; ciò in particolare modo, all’approssimarsi della scadenza imposta dalla nota commissariale, ancorché non notificata a mezzo messo.
Il Presidente del Consiglio, allorquando avuta notizia della nota commissariale, avrebbe dovuto convocare il consesso comunale in seduta straordinaria, ai sensi dell’art 14 comma 7 del regolamento, avendone ancora alla data di convocazione del CC i tempi per la convocazione in via d’urgenza.
Appare sterile se non demagogica la lettera datata 21.10.03 prot 14780 il Presidente Erasmo Cataldo nella quale invitava il Sindaco a conferire ad un legale per valutare la legittimità dell’operato del Commissario ad Acta, non avendo egli P. del C. alcuna potestà nei confronti del primo cittadino.
Il Consiglio Comunale si pronunciò negativamente bocciando la proposta di delibera, il Commissario non avrebbe potuto proceder in senso contrario, delineando tale esplicitato ora formulato, ipotesi di responsabilità ancora maggiori per coloro i quali hanno fatto si che il consesso comunale non abbia avuto ad esprimersi.
Tale precisazione appare non residuale, in presenza della circostanza seguente: il consesso comunale, già in data 1.2.01 giusta delibera 9 aveva deliberato bocciando la relativa proposta.
Il Programma Costruttivo in argomento.

Caricato da isolapulita

mercoledì 26 marzo 2008

ANNA CARRIERI LE SUE GAMBE PARALIZZATE E L'INQUINAMENTO







Ho sempre vissuto nel quartiere Tamburi, vicino all'acciaieria di Taranto
Mi chiamo Anna Carrieri e le mie gambe sono paralizzate per l'inquinamento
Questa è la mia lettera al padrone dell'Ilva Emilio Riva, al presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e al Ministero dell'Ambiente
24 marzo 2008 - Anna Carrieri


Mi chiamo Anna Carrieri, ho 52 anni, abito da quando sono nata al quartiere Tamburi. Il 16 maggio 2004 nel giro di 5 minuti perdo l'uso delle gambe. Rimango 8 mesi ricoverata nei centri di riabilitazione e trovo decine di casi come il mio, anche a Taranto, e tutti abitavano in centri industriali e chimici. In questi anni ho speso soldi a non finire. Proprio l'altro giorno, dopo ulteriori esami a pagamento ho avuto la conferma che la mia paralisi è stata provocata dall'inquinamento. Infatti il mio organismo è pieno di minerale, minerali che tra i vari danni provocano quello che colpisce il sistema nervoso centrale e soprattutto attacca la MIELINA con conseguente paralisi.


Note:
Lettera pubblicata su
http://aia.minambiente.it/DomandeAIADocumenti.aspx?st=5&id=90
cliccare su "osservazioni".

Per saperne di più vai su http://www.tarantosociale.org



Un servizio di teleoccidente a Isola delle Femmine Italcementi Azienda Insalubre Pet-coke Malattie Inquinamento Delocalizzazione Autorizzazione Integrata Ambientale Responsabilità del Sindaco: UNA PRECISAZIONE SUL RUOLO DEI SINDACI NELLA PROCEDURA A.I.A I poteri del sindaco nell’autorizzazione integrata ambientale
L’ordinamento del D. Lgs. 59/2005 conferisce al Sindaco un rilevante ruolo operativo nel procedimento che porta all’AIA, alle verifiche e controlli successivi e, addirittura, gli affida la potestà di chiedere ed ottenere la revisione dell’AIA, se già concessa. Egli così diventa il vero Tutore del territorio, a cui è indispensabile la sintonia con il Presidente della Regione e con le altre Istituzioni.
Sulla concessione dell’AIA, il Sindaco ha quindi un potere immenso: come suoi amministrati abbiamo il diritto di chiedergli di esercitarlo e di non farsi sviare dalla questione più importante per il futuro della città. L’Autorizzazione Integrata Ambientale ha valore vincolante e prescrive limiti, condizioni, controlli, strumenti di misura e analisi dei campioni. Essa stabilisce che i costi di controllo devono essere a carico dell’azienda e, in caso di inadempienze, prevede conseguenze amministrative e penali. E' in questa procedura che il Comune deve intervenire per fissare limiti e relativi strumenti di verifica. Le strette di mano con i dirigenti dell’Azienda non hanno alcun valore normativo, i limiti e le prescrizioni dell'AIA sì e vanno definiti con il Ministero.
UNA PRECISAZIONE SUL RUOLO DEI SINDACI NELLA PROCEDURA A.I.A.
I poteri del sindaco nell’autorizzazione integrata ambientale
L’ordinamento del D. Lgs. 59/2005 conferisce al Sindaco un rilevante ruolo operativo nel procedimento che porta all’AIA, alle verifiche e controlli successivi e, addirittura, gli affida la potestà di chiedere ed ottenere la revisione dell’AIA, se già concessa. Egli così diventa il vero Tutore del territorio, a cui è indispensabile la sintonia con il Presidente della Regione e con le altre Istituzioni.
Sulla concessione dell’AIA, il Sindaco ha quindi un potere immenso: come suoi amministrati abbiamo il diritto di chiedergli di esercitarlo e di non farsi sviare dalla questione più importante per il futuro della città. L’Autorizzazione Integrata Ambientale ha valore vincolante e prescrive limiti, condizioni, controlli, strumenti di misura e analisi dei campioni. Essa stabilisce che i costi di controllo devono essere a carico dell’azienda e, in caso di inadempienze, prevede conseguenze amministrative e penali. E' in questa procedura che il Comune deve intervenire per fissare limiti e relativi strumenti di verifica. Le strette di mano con i dirigenti dell’Azienda non hanno alcun valore normativo, i limiti e le prescrizioni dell'AIA sì e vanno definiti con il Ministero.
Il Governo, con il D. Lgs del 30 ottobre 2007, che certamente sarà all’attenzione delle Istituzioni europee, all’ultimo minuto ha prorogato al 31 marzo 2008 la data entro la quale anche la Italcementi di isola delle Femmine dovrà essere in possesso dell’AIA. Il Sindaco è nelle condizioni di avanzare al Ministro dell’ambiente la richiesta, già avanzata ufficialmente dalle Associazioni Ambientaliste, di applicare per la Italcementi il comma 20 dell’art. 5 del D. Lgs 59/2005 che sembra tagliato su misura per Isola delle Femmine e che qui riportiamo.
“In considerazione del particolare e rilevante impatto ambientale, della complessità e del preminente interesse nazionale dell’impianto, nel rispetto delle disposizioni del presente decreto, possono essere conclusi, di intesa tra lo Stato, le regioni, le province e i comuni territorialmente competenti e i gestori, specifici accordi, al fine di garantire, in conformità con gli interessi fondamentali della collettività, l’armonizzazione tra lo sviluppo del sistema produttivo nazionale, le politiche del territorio e le strategie aziendali. In tali casi, l’autorità competente, fatto comunque salvo quanto previsto al comma 18, assicura il necessario coordinamento tra l’attuazione dell’accordo e la procedura di rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale. Nei casi disciplinati dal presente comma il termine di centocinquanta giorni di cui al comma 12 è sostituito dal termine di trecento giorni.”
La tragedia della Tyssen Krupp di Torino non ci sarebbe stata con la procedura AIA e se ci fosse stata adesso sul banco degli imputatati ci sarebbe anche chi ha concesso autorizzazioni troppo "leggere".

Con l'AIA i cittadini possono richiedere, facendone richiesta scritta, l'adozione della migliori tecnologie disponibili per ridurre le emissioni inquinanti. E le autorizzazioni diventerebbero una cosa molto seria.

Continua su…… http://isoladellefemminedaliberare.blogspot.com/2007/11/italcementi-autorizzazione-integrata.html S

Caricato da isolapulita





ITALCEMENTI RINVIO AL 5 DICEMBRE CONFERENZA PER A.I.A.

Rinviata al 5 dicembre Conferenza servizi Italcementi
ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE COMUNICATO STAMPA DI SODANO IL GIORNO DOPO LA CONFERENZA DI SERVIZI -
Comitato Cittadino Isola Pulita - www.isolapulita.it
SENATO DELLA REPUBBLICA GRUPPO RIFONDAZIONE COMUNISTA COMUNICATO STAMPA - 18 ottobre 2007 Dichiarazione del presidente della

ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE COMUNICATO STAMPA DI SODANO IL GIORNO DOPO LA CONFERENZA DI SERVIZI

SENATO DELLA REPUBBLICA GRUPPO RIFONDAZIONE COMUNISTA COMUNICATO STAMPA - 18 ottobre 2007 Dichiarazione del presidente della Commissione Territorio, Ambiente, Beni Ambientali Tommaso Sodano ITALCEMENTI PALERMO. SODANO: GRAVISSIMO ATTEGGIAMENTO AZIENDA "Il comportamento della dirigenza dello stabilimento Italcementi di Isola delle Femmine è molto grave; aizzare i lavoratori contro chi sta conducendo una battaglia giusta in difesa della salute dei cittadini e della legalità e non certo contro gli occupati dello stabilimento siciliano, è ingiustificabile". Lo afferma il presidente della Commissione Ambiente del Senato, Tommaso Sodano che ha presentato nei giorni scorsi un'interrogazione per chiedere la sospensione della conferenza dei servizi che si apprestava in modo illegittimo ad autorizzare l'utilizzo di pet-coke per la produzione di cemento da parte della Italcementi, "una sostanza altamente nociva per la salute non solo dei cittadini ma dei lavoratori stessi". "Quello che è stato detto ai lavoratori - precisa il senatore del Prc - per cui la sospensione dell'utilizzo di pet-coke equivale a chiudere lo stabilimento, rientra in un'azione inaccettabile di intimidazione nei confronti degli stessi dipendenti della fabbrica. Difendere la salute dei residenti e degli occupati nell'impianto non lede in alcun modo il diritto al lavoro degli stessi cittadini. Piuttosto bisognerebbe chiedere all'azienda se non ha già in mente di spostare le sue produzioni in altri Paesi, giustificando questa operazione con il richiamo alla legalità del comitato cittadino "Isola Pulita"". "La richiesta di seguire un iter corretto e legittimo - sottolinea Sodano - tra l'altro accolta ieri dall'assessore al Territorio e all'Ambiente della Regione Sicilia (ha sospeso la seduta in programma ieri), era stata formulata in base a quanto affermato lo scorso 5 ottobre dallo stesso Ministero dell'Ambiente, che aveva indicato l'Aia (autorizzazione di impatto ambientale) come unica strada per la concessione di autorizzazioni alla Italcemmenti, per quanto riguarda le emissioni". "L'appello è alle organizzazioni sindacali e alla Prefettura - conclude il senatore del Prc - a tenere alta la vigilanza, per evitare che informazioni scorrette comunicate dall'azienda non determinino episodi di violenza o di intimidazione".
http://www.isolapulita.it
http://video.google.com/videoplay?docid=-4530388211808340450&hl=it


Caricato da isolapulita






Un servizio di teleoccidente a Isola delle Femmine Italcementi Azienda Insalubre Pet-coke Malattie Inquinamento Delocalizzazione Autorizzazione Integrata Ambientale Responsabilità del Sindaco: UNA PRECISAZIONE SUL RUOLO DEI SINDACI NELLA PROCEDURA A.I.A I poteri del sindaco nell’autorizzazione integrata ambientale
L’ordinamento del D. Lgs. 59/2005 conferisce al Sindaco un rilevante ruolo operativo nel procedimento che porta all’AIA, alle verifiche e controlli successivi e, addirittura, gli affida la potestà di chiedere ed ottenere la revisione dell’AIA, se già concessa. Egli così diventa il vero Tutore del territorio, a cui è indispensabile la sintonia con il Presidente della Regione e con le altre Istituzioni.
Sulla concessione dell’AIA, il Sindaco ha quindi un potere immenso: come suoi amministrati abbiamo il diritto di chiedergli di esercitarlo e di non farsi sviare dalla questione più importante per il futuro della città. L’Autorizzazione Integrata Ambientale ha valore vincolante e prescrive limiti, condizioni, controlli, strumenti di misura e analisi dei campioni. Essa stabilisce che i costi di controllo devono essere a carico dell’azienda e, in caso di inadempienze, prevede conseguenze amministrative e penali. E' in questa procedura che il Comune deve intervenire per fissare limiti e relativi strumenti di verifica. Le strette di mano con i dirigenti dell’Azienda non hanno alcun valore normativo, i limiti e le prescrizioni dell'AIA sì e vanno definiti con il Ministero.
UNA PRECISAZIONE SUL RUOLO DEI SINDACI NELLA PROCEDURA A.I.A.
I poteri del sindaco nell’autorizzazione integrata ambientale
L’ordinamento del D. Lgs. 59/2005 conferisce al Sindaco un rilevante ruolo operativo nel procedimento che porta all’AIA, alle verifiche e controlli successivi e, addirittura, gli affida la potestà di chiedere ed ottenere la revisione dell’AIA, se già concessa. Egli così diventa il vero Tutore del territorio, a cui è indispensabile la sintonia con il Presidente della Regione e con le altre Istituzioni.
Sulla concessione dell’AIA, il Sindaco ha quindi un potere immenso: come suoi amministrati abbiamo il diritto di chiedergli di esercitarlo e di non farsi sviare dalla questione più importante per il futuro della città. L’Autorizzazione Integrata Ambientale ha valore vincolante e prescrive limiti, condizioni, controlli, strumenti di misura e analisi dei campioni. Essa stabilisce che i costi di controllo devono essere a carico dell’azienda e, in caso di inadempienze, prevede conseguenze amministrative e penali. E' in questa procedura che il Comune deve intervenire per fissare limiti e relativi strumenti di verifica. Le strette di mano con i dirigenti dell’Azienda non hanno alcun valore normativo, i limiti e le prescrizioni dell'AIA sì e vanno definiti con il Ministero.
Il Governo, con il D. Lgs del 30 ottobre 2007, che certamente sarà all’attenzione delle Istituzioni europee, all’ultimo minuto ha prorogato al 31 marzo 2008 la data entro la quale anche la Italcementi di isola delle Femmine dovrà essere in possesso dell’AIA. Il Sindaco è nelle condizioni di avanzare al Ministro dell’ambiente la richiesta, già avanzata ufficialmente dalle Associazioni Ambientaliste, di applicare per la Italcementi il comma 20 dell’art. 5 del D. Lgs 59/2005 che sembra tagliato su misura per Isola delle Femmine e che qui riportiamo.
“In considerazione del particolare e rilevante impatto ambientale, della complessità e del preminente interesse nazionale dell’impianto, nel rispetto delle disposizioni del presente decreto, possono essere conclusi, di intesa tra lo Stato, le regioni, le province e i comuni territorialmente competenti e i gestori, specifici accordi, al fine di garantire, in conformità con gli interessi fondamentali della collettività, l’armonizzazione tra lo sviluppo del sistema produttivo nazionale, le politiche del territorio e le strategie aziendali. In tali casi, l’autorità competente, fatto comunque salvo quanto previsto al comma 18, assicura il necessario coordinamento tra l’attuazione dell’accordo e la procedura di rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale. Nei casi disciplinati dal presente comma il termine di centocinquanta giorni di cui al comma 12 è sostituito dal termine di trecento giorni.”
La tragedia della Tyssen Krupp di Torino non ci sarebbe stata con la procedura AIA e se ci fosse stata adesso sul banco degli imputatati ci sarebbe anche chi ha concesso autorizzazioni troppo "leggere".

Con l'AIA i cittadini possono richiedere, facendone richiesta scritta, l'adozione della migliori tecnologie disponibili per ridurre le emissioni inquinanti. E le autorizzazioni diventerebbero una cosa molto seria.

Continua su…… http://isoladellefemminedaliberare.blogspot.com/2007/11/italcementi-autorizzazione-integrata.html S

Caricato da isolapulita





Dopo l’esplosione del silos della italcementi i cittadini chiedono la delocalizzazione dello stabilimento controllo prevenzione sicurezza. Applicazione delle leggi sulle aziende insalubri
“Improvvisamente ho sentito un boato, la casa muoversi il lampadario oscillare, ho pensato al terremoto e ci siamo precipitati fuori casa…”

“per tutto il giorno abbiamo sentito l’allarme provenire dalla cementeria, non si riusciva a capire il motivo. Mentre vedevamo la televisione un grossissimo botto una scossa dei vetri un lampo provenire dalla cementeria…..”

“Siamo stati fortunati, poteva andare peggio con l’altro silos vicino in caso di esplosione potevamo saltare tutti in aria e con tutte queste case attorno ,cosa poteva succedere?…….”

“Vede se succedeva qualcosa di grave oltre alle nostre abitazioni sarebbe stato coinvolto il treno che transitava proprio in quel momento…”

Questi sono stati alcuni commenti a caldo di chi ha vissuto in diretta quella che poteva presentarsi come una TRAGEDIA. E’ successo non doveva assolutamente succedere, quindi per il fatto che sia successo vuol dire che può ancora succedere e forse con un epilogo meno fortunato di quello di ieri.
Quindi al problema della salubrità del cementificio per la quale la legislazione prevede allocazioni lontanissime dal centro urbano), con l’evento di ieri sera si è aggiunto il problema della sicurezza per i lavoratori oltre che per i cittadini che abitano addossati alla cementeria.

Isola delle Femmine 19.2.08

Alla Procura della Repubblica
Tribunale Palermo
Palermo r.r. preceduto da fax

Illustrissimo Signor Prefetto di Palermo
Via Cavour 6
Palermo r.r. preceduto da fax

Al Signor QUESTORE PALERMO
Piazza Vittoria 1
90100 Palermo r.r. preceduto da fax

Spett.le Assessorato Territorio Ambiente
Nella persona dell’Assessore Dott.ssa R.Interlandi
Viale Regione Siciliana 2194
90145 Palermo r.r. preceduto da fax

Spett.le Nucleo Operativo Ecologico
Servizio Tutela Ambientale
Piazza principe Camporeale
90100 Palermo r.r. preceduto da fax

Spett.le Provincia Regione Sicilia
Via S. Lorenzo Colli
90100 Palermo r.r. preceduto da fax

Spett.le Comune di isola delle Femmine
Nella persona del Sindaco Gaspare Portobello
Via Cristoforo Colombo
Isola delle Femmine r.r. preceduto da fax

Spett.le Giornale di Sicilia
Via Lincoln
90100 Palermo
r.r. preceduto da fax


OGGETTO:Esposto Scoppio Silos di proprietà Italcementi Via libertà Isola delle Femmine

La presente per comunicare agli Enti in indirizzo che in data 18/02/2008, alle ore 17,30 circa, parecchi residenti a Isola delle Femmine (PA) hanno udito un boato assordante, sicuramente a causa di un scoppio, proveniente dall'interno della Cementeria presente a Isola e di proprietà dell'ITALCEMENTI.
Spinti da una comprensiva apprensione e preoccupazione i suddetti residenti hanno subito chiesto informazioni e sono venuti a sapere che era scoppiato un silos provocato che un’altissima fiammata e l’ambito una vicina palazzina di case popolari.
Detto silos, destinato a deposito di materie altamente infiammabili, si presume di oli combustibili stante la presenza accanto di un altro silos contenente i suddetti olii, a causa dell'esplosione si è in parte accartocciato nella zona centrale ma per fortuna e' rimasto eretto senza recare pregiudizio all'altro silos limitrofo.
Riteniamo siano intervenuti i carabinieri della locale Stazione di Isola delle Femmine ed i Vigili del Fuoco, ma resta chiaro, e facile ad immaginarsi, che si è sfiorata una immensa tragedia, nel caso che l'esplosione e la relativa fiammata avvessero interessato il 2° silos; i suddetti serbatoi per deposito di olii infiammabili, anche se all'interno della cementeria, sono strettamente adiacenti alla rete ferroviaria, alle case popolari, agli impianti sportivi e nel raggio di meno di 800 metri all'intero paese di Isola delle Femmine.

Questo nostro esposto è una conferma, e speriamo che sia l'ultima, della pericolosità della presenza della cementeria in un contesto urbano densamente popolato quale è quello di Isola delle Femmine ed è anche una conferma che gli esposti, le protesta e le lotte che questo comitato ha da tempo intrapreso, hanno ragione di essere per eliminare la cementeria e rendere vivibile senza patema d'animo quest' angolo di terra di Sicilia.


Comitato Cittadino Isola Pulita
Il Presidente Giuseppe Ciampolillo
Via Sciascia 13 90040 Isola delle Femmine




Alla Procura della Repubblica
Tribunale Palermo
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Illustrissimo Signor Prefetto di Palermo
Via Cavour 6
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Al Signor QUESTORE PALERMO
Piazza Vittoria 1
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Spett.le Assessorato Territorio Ambiente
Nella persona dell’Assessore Dott.ssa R.Interlandi
Viale Regione Siciliana 2194
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Spett.le Nucleo Operativo Ecologico
Servizio Tutela Ambientale
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Spett.le Comune di isola delle Femmine
Nella persona del Sindaco Gaspare Portobello
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Spett.le Giornale di Sicilia
Via Lincoln
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OGGETTO:Sicurezza Cittadina per i Residenti di Isola delle Femmine

Con riferimento all’enorme boato avvertito in data 18.2.08 alle ore 18,30 circa, proveniente dall’industria “Italcementi Group”, i cittadini residente di Isola delle Femmine, in particolare coloro che abitano nelle vicinanze della sopracitata industria, previa acquisizione di informazioni, riferiscono che lo scoppio è stato causato dal mal funzionamento dell’impianto di aerazione di un silos contenente carbonio, combustibile altamente infiammabile, contiguo ad altri di cui non si conosce il contenuto, all’interno della fabbrica.

Tale grave evento si è verificato in prossimità delle limitrofe abitazioni delle case popolari, site in via Libertà e confinanti con la suddetta industria.

Risulta evidente che quanto accaduto definibile come “evento pericoloso” sarebbe potuto scaturire in tragedia, se lo scoppio avesse coinvolto più silos.

Inoltre con la presente, vogliamo responsabilizzare le Autorità competenti, affinché intervengano con urgenza, per accertare quali siano ad oggi quei requisiti di adeguamento alle norme che attengono alla sicurezza di un impianto ormai vetusto ed obsoleto.

E’ necessario prendere atto che codesta industria fa parte di un contesto ben diverso rispetto a cinquanta anni fa quando appunto sorse e che adesso nelle vicinanze della stessa esistono: una scuola elementare e media, una palestra, un campo sportivo, confinante con l’autostrada ed i binari delle Ferrovie dello Stato, srvizi commerciali e numerose abitazioni civili.

I cittadini, in particolare quelli residenti presso il”Residence Helios”, sono preoccupati e spaventati in merito all’ultima vicenda sopra esposta, pertanto chiedono alle Autorità competenti che ci fornisca le necessarie garanzie sulla sicurezza degli impianti, visto e considerato che, nonostante l’accaduto, gli impianti continuano a dispetto di tutto ad essere mantenuti in funzione incessantemente.
Pertanto chiediamo che l’impianto venga dislocato in un sito più idoneo per la “sicurezza” dell’intero Paese.
Non vorremmo un giorno dover procedere contro le autorità competenti che pur sapendo dell’odierno ammonimento nulla hanno fatto.
Isola delle Femmine 20.2.08

I residenti Residence Helios


Caricato da isolapulita

domenica 23 marzo 2008

CORRUZZIONE NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE


IL NEPOTISMO E’ REATO
Un sindaco o un assessore, non possono fare favoritismi a vantaggio di figli, nipoti, parenti e amici, non solo in maniera diretta, ma neppure indiretta, facendo - per esempio - vincere appalti a ditte, a patto che poi queste assumano chi vogliono loro.
La Suprema Corte, annullando una sentenza d'Appello, ha ordinato un nuovo rinvio a giudizio per tre amministratori, spiegando che ‘in tema di corruzione, l’atto d’ufficio, oggetto di mercimonio, non va inteso in senso formale, in quanto deve comprendere qualsiasi comportamento che comunque violi (anche se non in contrasto con specifiche norme giuridiche o con istruzioni di servizio) i doveri di fedeltà, imparzialità, onestà che devono essere osservati da chiunque eserciti una pubblica funzione’”

Caricato da isolapulita


Corte di Cassazione – Sentenza n. 12131/2008 Corte di Cassazione – pubblicato il: 19/03/2008

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di Studio Legale Law


Cassazione – Sezione sesta – sentenza 13 dicembre 2007 – 18 marzo 2008, n. 12131 Presidente De Roberto – Relatore Martella Pm Iacoviello – conforme – Ricorrente Procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’appello di Palermo
Fatto e Diritto

1. Con sentenza del 26 aprile 2004 il Tribunale di Napoli dichiarava L. Antonino, G. Antonio, B. Salvatore e S. Giuseppe colpevoli: S. Antonino, B. Salvatore, S. Giuseppe, in concorso con S. Filippo (separatamente giudicato), del delitto previsto dagli artt. 81 cp., 110, 112 n. 1, 319, 319 bis, 321 c.p. perché, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, in concorso fra loro, compivano i seguenti atti contrari ai doveri d'ufficio:

- il L. , nella qualità di Sindaco del Comune di Trapani e Presidente della Giunta Municipale, il B. e lo S. nella qualità di assessori comunali e membri della Giunta Municipale, unitamente all’assessore C. Giacomo (anch'esso separatamente giudicato), concorrevano, con il proprio voto determinante, all'approvazione della delibera n. 282 del 12.9.2000, contenente, fra gli allegati cui il deliberato faceva espresso rinvio un "disciplinare di incarico" per l'affidamento del servizio di gestione degli asili nido comunali nel quale, in violazione della normativa prevista dalla L.r. n. n. 4/96 e del D. Leg.vo n. 157/95, risultava già indicato, quale contraente privato, il nome della Cooperativa Giustizia Sociale, essendo altresì già impegnata la relativa spesa da parte dell'ufficio di ragioneria.

Per compiere o per avere compiuto gli atti amministrativi sopra specificati, i predetti pubblici ufficiali accettavano la promessa, da parte di M. Claudio (separatamente giudicato), presidente della Cooperativa Giustizia Sociale, per il tramite di T. Mario (separatamente giudicato), dell'avvio al lavoro, nell'ambito della stessa cooperativa, di soggetti da ciascun pubblico ufficiale indicati, ottenendo poi l'iscrizione alla cooperativa de qua ovvero l'effettivo avvio al lavoro presso gli asili nido di Trapani di: I. Anna, fidanzata di C. Vincenzo figlio dell'assessore C. Giacomo (separatamente giudicato) da quest'ultimo indicata al T. Mario (separatamente giudicato) per l'avvio al lavoro; DI C. Lydia, figlia di V. Francesco impiegata presso il Comune di Trapani con cui lo S. Filippo (separatamente giudicato) intrattiene relazione sentimentale; A. Carmela (cl. 64), cugina di A. Carmela (cl. 49) moglie del Sindaco L. Antonino; C. Laura, moglie di B. Francesco, consigliere comunale di Trapani, da quest'ultimo indicata al T. Mario (separatamente giudicato) per l'avvio al lavoro; C. I Anna Maria, moglie del consigliere comunale di Trapani DI B. Stefano ed assunta su indicazione del medesimo al T. Mario (separatamente giudicato); C. Maria Cristina, avviata al lavoro su indicazione del Consigliere - comunale DE S. Giovanni, effettuata tramite il T. Mario (separatamente giudicato); P. Carla, iscritta alla cooperativa ed avviata al lavoro, tramite il M. Giuseppe, aderente a Forza Italia, e dietro interessamento dell'assessore S. Giuseppe e dei consigliere comunale DI D. Diego; I. Anna Lisa Maria, cognata di M. Salvatore, consigliere comunale Ccd di Trapani; altra soggetto non identificato, avviato al lavoro su indicazione dell'assessore S. Giuseppe che consegnò un appunto con le generalità all'assessore B. Salvatore che si incaricava di consegnarlo al T. (separatamente giudicato); altri soggetti non identificati indicati a S. (separatamente giudicato) da parte dei consiglieri S. e G., nonché da parte dell'impiegata comunale B.; V. Anna Lisa indicata al T. (separatamente giudicato) dal DI B. su segnalazione del consigliere S.; altri tre soggetti non identificati due dei quali indicati dai consigliere DI B. al T. (separatamente giudicato) su indicazione dei consiglieri N. e M., ed uno segnalato direttamente al T. (separatamente giudicato) dal consigliere A.. Condotta, in particolare, consistita per i pubblici funzionari S. (separatamente giudicato), L. , S. , B. nell'accettare la promessa e nel ricevere un'utilità consistita nell'iscrizione alla cooperativa a Giustizia Sociale ovvero nell'avvio a lavoro presso gli asili nido comunali dei soggetti dai medesimi indicati ed in particolare la A. Carmela per il L. , la DI C. Lydia per lo S. (separatamente giudicato), la P. Carla e altro soggetto ignoto per lo S. ;nel concorrere materialmente, mediante le condotte sopra specificate, e psicologicamente, rafforzandone il proposito criminoso nell'analoga condotta posta in essere a ciascuno di essi, nonché all'assessore C. (separatamente giudicato), (che otteneva la promessa e la successiva ammissione e avvio al lavoro di I. Anna, fidanzata del figlio, di fronte degli atti contrari ai doveri di ufficio sopra indicati); nel ricevere un'utilità consistita nell'iscrizione alla cooperativa Giustizia Sociale e successivo avvio al lavoro dei soggetti indicati da consiglieri comunali ed esponenti politici legati da rapporti di conoscenza ed amicizia, al precipuo fine di ricevere il vantaggio di garantirsi l'impunità rispetto alle altre condotte contestate.

Con l'aggravante di cui all'art. 319 bis c.p. avendo il fatto ad oggetto la stipulazione di contratto per la gestione degli asili nido, nel quale risulta interessata l'amministrazione comunale cui i pubblici ufficiali appartengono, nonché con l'aggravante della commissione del fatto da parte di più di cinque persone, (in Trapani dal maggio 2000 sino al 20 ottobre 2000). (Capo A). G. Antonino:

del delitto, p. e p. dagli artt. 61 n. 2, 476, 479 c.p., perché alfine di occultare il delitto di cui al capo a), nonché per assicurare a sé ed ai componenti della Giunta Municipale di Trapani l'impunità rispetto al medesimo delitto, in qualità e nell'esercizio delle funzioni di Segretario Generale del Comune di Trapani, con comunicazione prot. N. 30/r/sg del 19 ottobre 2000, indirizzata al Sindaco di Trapani ed al dirigente del settore Pubblica Istruzione, attestava falsamente fatti di cui l'atto amministrativo era destinato a provare la verità ed in particolare: 1) che l'allegato sub b) a corredo della proposta di delibera della Giunta Municipale n. 282/2000, in ordine alla quale egli aveva rassegnato parere favorevole di legittimità in data 22 agosto 2000, non conteneva l'esplicita indicazione di alcun contraente; 2) comunicava conseguentemente ai soggetti sopra menzionati che doveva ritenersi non fedele ogni eventuale copia della predetta delibera, con attestazione di conformità, che contenesse un allegato contrassegnato dalla lettera b) ove fosse individuata, quale contraente, la cooperativa Giustizia Sociale (in Trapani il 19 ottobre 2000).

Nonché il L. Antonino del delitto p. e p. dagli artt. 61 n. 2, 476; 479 c.p. perché, alfine di occultare il delitto di cui al capo A), nonché per assicurare a sé ed ai componenti della Giunta Municipale di Trapani l'impunità rispetto al medesimo delitto, in qualità e nell'esercizio delle funzioni di Sindaco del Comune di Trapani, con nota prot. n. 44/r/sg del 20.10.2000, indirizzata Segretario Generale del Comune di Trapani ed al Dirigente del Settore P.I., attestava falsamente fatti di cui l'atto amministrativo era destinato a provare la verità ed in particolare: prendendo atto delle note rispettivamente inviate dal Segretario Generale prot. 30/r/s.g. del 19.10.2000 e al dirigente del settore P.I. n. 1422 del 19.10.2000, di cui ai superiori cupi di imputazione} sub B) e C) che sapeva essere ideologicamente false attestava falsamente fatti di cui l'atto amministrativo era destinato a provare la verità: prendendo atto delle note rispettivamente inviate dal Segretario Generale prot. 30/r/s.g. del 19.10.2000 e dal dirigente del settore P.I. n. 1422 del 19.10.2000, di cui ai superiori capi di imputazione sub B) e C) che sapeva essere ideologicamente false attestava falsamente che la proposta di deliberazione sulla quale la Giunta aveva inteso esprimersi "era quella correttamente formulata e originariamente collazionata, sulla quale erano stati espressi i relativi pareri", facendo con ciò esplicito riferimento all'allegato non contenente l'indicazione della Cooperativa cui doveva essere affidato il servizio digestione degli asili nido. In Trapani il 19.10.2000. (Capo D) e ancora L. Antonino S. Giuseppe B. Salvatore G. Antonio (in concorso con S. Filippo separatamente giudicato) del delitto p. e p. dagli artt. 61 n. 2, 110, 112 n. 1 e 2, 476, primo e secondo comma, 479 c.p. perché, in concorso fra loro e con gli altri componenti della Giunta Municipale per i quali si procede separatamente, al fine di occultare il delitto di cui al capo A), nonché per assicurare a sé l'impunita rispetto al medesimo delitto, nelle qualità e nell'esercizio delle funzioni specificate ai capi che precedono, attestavano falsamente atti di cui l'atto amministrativo era destinato a provare la verità, procedendo all'approvazione di una delibera avente come contenuto la "Ricognizione dell'esatto contenuto della deliberazione della Giunta n. 282 del 12.9.2000". In particolare, con la delibera n. 36712000 del 20.10.2000, procedevano a false attestazioni in ordine ai seguenti fatti:

1) prendevano atto delle note rispettivamente inviate dal Segretario Generale prot. 30/r/sg. del 19.10.2000 e dal dirigente del settore PI. ii. 1422 del 19.10.2000 di cui conoscevano la falsità, nella parte in cui queste attestavano che, in allegato alla delibera n. 282/2000, era stato rinvenuto un atto difforme da quello che invece vi si trovava allegato al momento in cui fu formata la proposta di delibera e furono espressi i relativi pareri;

2) procedevano a ricognizione del reale contenuto della volontà della Giunta Comunale, anche in riferimento agli atti reali da allegare alla proposta, in relazione ai richiami operati nella parte dispositiva della stessa proposta; procedevano a riconoscere, ad ogni effetto, che la deliberazione della Giunta n. 282 del 12.9.2000 era difforme da quella rinvenuta agli atti, poiché la reale volontà dell'organo era stata quella di esprimersi favorevolmente sulla delibera l’originaria non recante l'indicazione della cooperativa cui affidare il servizio; 4) specificavano che la deliberazione adottata costituiva atto di rettifica formale della deliberazione della Giunta n. 282 del 12.9.2000, relativamente alla ricognizione del reale contenuto della delibera n. 282 e della volontà dell'organo.

Condotta consistita: - per il G. nell'ideazione della condotta criminosa, nella determinazione al reato dei correi, nonché nella predisposizione della nota ideologicamente falsa di cui al capo B) alfine di consentirne l'utilizzo quale atto presupposto e recepito nella delibera n. 36712000; - per il L. , lo S. ed il B. nell'avere approvato la delibera n. 36712000, in concorso con gli altri membri della Giunta separatamente giudicati, consapevoli anch'essi della falsità di quanto attestato. Con l'aggravante della commissione del fatto in numero di cinque persone e su atto che, nella parte in cui concerne la ricognizione reale contenuto della deliberazione n. 282/2000, fa fede sino a querela di falso). (Con l'aggravante, per il G. , di avere promosso la cooperazione nel reato e diretto l'attività delle persone che sono concorse nel medesimo. In Trapani il 20.10.2000). (Capo E).

Inoltre G. Antonio: del delitto p. e. p. dagli artt 61 n. 2, 476, 479 C.p., perché, alfine di occultare il delitto di cui al capo A), nonché per assicurare a sé ed ai componenti della Giunta Municipale di Trapani l'impunità rispetto al medesimo delitto, in qualità e nell'esercizio delle funzioni di Segretario Generale del Comune di Trapani, con la relazione riguardante “Indagine amministrativa a seguito di servizio del 20.10.2000" indirizzata al Sindaco di Trapani, attestava falsamente fatti di cui l'atto amministrativo era destinato a provare la verità ed in particolare: - attestava falsamente che l'allegato sub b) a corredo della proposta di delibera della Giunta Municipale n. 282/2000, sulla quale egli aveva rassegnato parere favorevole di legittimità in data 22.8.2000, non conteneva l'indicazione nominativa di alcun contraente. In Trapani il 10.11.2000 (Capo F); e del delitto p. e p. dall'art. 323 C.p., perché, nello svolgimento delle funzioni di Segretario Generale del Comune di Trapani, in violazione delle norme di legge di cui alla L.r. n. 4/96 ed al D. Leg.vo n. 157/95, formulando in senso favorevole il proprio parere di legittimità sulla delibera n. 282/2000 contenente, quale allegato B) espressamente richiamato dal testo della delibera, un "disciplinare di incarico per la gestione degli asili nido" nel quale risultava già indicata la Cooperativa Giustizia Sociale quale beneficiaria dell'assegnazione del servizio in oggetto, intenzionalmente procurava alla cooperativa medesima un ingiusto vantaggio patrimoniale consistito nel successivo affidamento del servizio di gestione degli asili nido di Trapani. In Trapani il 22.8.2000 e sino al 23.10.2000. (Capo G).

Infine L. Antonino, S. Giuseppe, B. Salvatore e G. Antonio (S. Filippo separatamente giudicato) del delitto p. e p. dagli artt. 61 n. 2, 110, 112 n. 1, 367 C.p. perché, in concorso fra loro e con gli altri componenti della Giunta Municipale per i quali si procede separatamente, al fine di occultare il delitto di cui al capo A), nonché per assicurare a sé ed ai correi l'impunità rispetto al medesimo delitto, trasmettendo all'Autorità Giudiziaria la delibera n. 367/2000 della Giunta Municipale di Trapani, nonché mediante le condotte di cui ai capi B), C), D), E) ed F), simulavano le tracce dei reati di falso materiale (art. 476 C.p.) e falso per soppressione (art. 490 C.p.) in relazione all'assunta sostituzione del disciplinare di incarico allegato alla delibera n. 282/2000 con un documento, analogo nel quale era indicato il nome della Cooperativa Giustizia Sociale. Con l'aggravante di avere commesso il fatto da parte di cinque persone riunite. In Trapani il 20.10.2000. (Capo H).

Per l'effetto, concesse a tutti gli imputati le circostanze attenuanti generiche, ritenute prevalenti sulle conteste aggravanti, condannava il L. a pena di anni uno e mesi nove di reclusione, il B. alla pena di anno uno e mesi otto di reclusione, lo, S. alla pena di anno uno e mesi sette di reclusione e il, G. alla pena di anno uno e mesi sei di reclusione, concedendo a tutti gli imputati la sospensione condizionale della pena.

Nelle motivazioni della decisione il Tribunale evidenziava come la vicenda dalla quale originava il processo fosse essenzialmente legata alla decisione di potenziare il personale educativo ed ausiliario degli asili nido del comune di Trapani ed alla attuazione di tale proposito mediante l'affidamento di tale servizio ad un soggetto terzo precedentemente individuato, costituito dalla cooperativa sociale denominata Giustizia Sociale.

Premesso che all'epoca dei fatti, avvenuti nei mesi di maggio e giugno 2000, la giunta municipale trapanese era guidata dal sindaco Antonino L. e che tra gli assessori che componevano la squadra sindacale vi erano Salvatore B. . (assessore al bilancio e alle finanze), Giuseppe S. (assessore ai lavori pubblici) Giacomo C. (assessore alla pubblica istruzione) ed il vicesindaco C. , mentre il Consiglio comunale era presieduto dal consigliere del Ccd B. Vincenzo ed il capogruppo in consiglio dello stesso gruppo politico era il consigliere Mario T. , il Tribunale riteneva provato che nel cennato progetto fossero rimasti coinvolti i predetti soggetti appartenenti al mondo politico nonché, sul versante della struttura amministrativa, Antonio G. (segretario comunale nonché direttore generale del comune) e Filippo S. (capo settore della pubblica istruzione).

2. Interposto gravame dagli imputati in riferimento alla riconosciuta responsabilità; nonché dal Procuratore della Repubblica, in riferimento al trattamento sanzionatorio, la Corte di Appello di Palermo, con sentenza in data 2 maggio 2006 proscioglieva gli imputati da tutti gli addebiti a loro ascritti, perché il fatto non costituisce reato, ritenendo che il quadro probatorio acquisito non consentiva di ritenere dimostrato che l’azione degli imputati della vicenda relativa alla decisione di potenziare il personale educativo ed ausiliario degli asili nido comunali fosse stata sorretta dalla consapevole volontà di attuare tale proposito mediante l’illecito affidamento di tale servizio alla Cooperativa “Giustizia Sociale”.

3. Con il proposto ricorso per cassazione il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Palermo, denuncia con ampia analisi: contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione della sentenza quanto alla ritenuta carenza dell'elemento soggettivo del reato in capo agli imputati. Travisamento del fatto ed erronea applicazione degli artt. 319, 323 e 476 c.p.. Detti motivi di ricorso, richiamati nei limiti strettamente necessari per la motivazione (ex art. 173 disp. att. c.p.p.) della presente decisione, vengono in sintesi di seguito enunciati: - in tesi generale si lamenta omesso esame delle prove; - con esplicito e analitico riferimento agli atti processuali il ricorrente P.g. assume come alla luce degli elementi acquisiti al patrimonio conoscitivo dibattimentale, risulta scontata la conclusione che nessuna sostituzione fraudolenta sia stata effettuata con riferimento al testo della delibera e ai suoi allegati, tenuto conto, essere obiettivamente certo che il 17.8.2000, quando fu apposto il visto di ragioneria, la delibera conteneva un allegato (disciplinare di incarico) con il nome della cooperativa "Giustizia Sociale": il tutto confortato da elementi indiziari precisi e conferme di carattere logico. In proposito si rileva che l'Ufficio di Ragioneria, in data 17.8.2000, aveva predisposto un impegno provvisorio di spesa indicando sui referti finanziari il nome della cooperativa "Giustizia Sociale". L'operatore M. . confermava che il nome "Giustizia Sociale" fu desunto da un atto allegato. Senza una pezza di appoggio della delibera, egli non avrebbe potuto assumere tale atto. Ciò dimostra, in aderenza alla prospettazione accusatola, che il referto di ragioneria con l'impegno di spesa nei confronti della cooperativa "Giustizia Sociale" non può che essere stato predisposto il 17.8.2000, posto che l'indicazione della data è automatica. Peraltro, il parere di regolarità contabile apposto il 17.8.2000, parla espressamente di "cooperativa indicata nel disciplinare di incarico allegato".

La dichiarazione del segretario G. per cui egli non si rese conto che la delibera conteneva un allegato con l'indicazione della cooperativa "Giustizia Sociale" appare non credibile, dal momento che il semplice esame della copertina della pratica rendeva evidente che la ragioneria nel proprio parere "rinviava ad altro organo le modalità di scelta della cooperativa indicata nel disciplinare di incarico allegato". Tale parere, che risultava corretto con il bianchetto, richiamava da subito l'attenzione sul disciplinare di incarico allegato talché appariva non credibile che il G. non l'avesse letto, stante la delicatezza dell'affare e non si fosse premurato di esaminare detto disciplinare.

Osserva ulteriormente il P.g. ricorrente che, nonostante la considerevole mole degli elementi di accusa, l'impugnata sentenza, senza confrontarsi in alcun modo con detti elementi probatori, ha sostenuto che il disciplinare di incarico inserito originariamente nella proposta di delibera sottoposta al suo vaglio il 22.8.2000, fosse stato sostituito: ma ciò non induce ad alcuna conclusione in merito sia al soggetto, sia soprattutto al possibile motivo di tale sostituzione. Si sottolinea, quindi, quale ulteriore elemento di prova a sostegno della ipotesi accusatoria, che il G. (così come gli altri imputati), fosse bene a conoscenza che la delibera come da lui predisposta, unicamente al dispositivo poi formato dal C. il 4.10.2000 costituiva un escamotage per consentire in forma indiretta l'affidamento alla cooperativa "Giustizia Sociale", come è da desumere inequivocamente dal comportamento assunto dallo stesso G. il giorno 19.10.2000 nel corso della riunione presso gli uffici comunali in cui si posero le basi per l'adozione n. 367 adottatici giorno successivo.

In proposito si rammenta come detto G. , in sede di incidente probatorio, aveva esplicitamente affermato che l'affidamento diretto in concreto disposto presso gli Uffici della P.I., attraverso la disposizione assessoriale del C. in data 5.10.2000, costituiva una violazione del contenuto della delibera che prevedeva, secondo lo stesso segretario generale, la necessità di adottare una procedura di evidenza pubblica. A fronte della contestazione sul perché, in occasione di quella riunione, non si fosse limitato a far rilevare la illegittimità degli atti esecutivi della delibera e a denunciare alla A.G. il C. e lo S. , il G. ha fatto appello all'emotività del momento, un'emotività, non solo da parte sua, ma anche da parte di tutti quanti i soggetti presenti, che li avrebbe indotti dapprima a consultare immediatamente un avvocato penalista e successivamente ad adottare la delibera ricognitiva n. 367.

4. In prossimità dell'odierna udienza, i giudicabili, con memorie difensive, hanno, analiticamente contestato i motivi di ricorso del P.G. supportando in maniera articolata le decisioni assolutorie emesse nei loro confronti dal giudice di appello.

5. Il ricorso del P.g. e da ritenere fondato in riferimento al reato di corruzione ascritto al capo A) agli imputati L. , B. e S. mentre è da ritenere inammissibile in ordine alle ulteriori doglianze. Quanto a queste ultime il richiamo fatto dal ricorrente all'art. 606 lett. e) c.p.p., pur nel testo novellato dalla legge n. 46/2006, appare non pertinente, stante la motivarne, adeguata, sul piano logico e giuridico alle risultanze processuali e che qui appare opportuno in sintesi richiamare: sulla scorta di dette risultanze, il Collegio riteneva che la Giunta con la deliberazione n. 282 del 12 settembre 2000 non aveva proceduto all'affidamento del servizio, ma si era limitata ad approvare gli atti per l'affidamento dei servizi ad una cooperativa sociale o a un soggetto caratterizzato da. diversa forma associativa, senza prescrivere in modo univoco il sistema di scelta dell'affidatario del servizio e disponendo la facoltà di procedere anche a trattativa privata. Ciò stante, la scelta del contraente non era stata compiuta, ma affidata nel rispetto degli orientamenti espressi dalla Giunta, al dirigente competente; inoltre non era stato disposto alcun impegno di spesa, quanto, invece, era stata prevista la prenotazione ai sensi dell'art. 27 comma 3^ del Decreto Legislativo 77/95, talché l'impegno sarebbe derivato solo a seguito del provvedimento dirigenziale di scelta del contraente che avrebbe dovuto essere trasmesso poi al responsabile del Servizio Ragioneria per l'apposizione del visto di regolarità contabile. Si elencavano, quindi, una serie di elementi inducenti ad escludere la responsabilità dei giudicabili in ordine alle imputazioni ascritte, quanto meno sotto il profilo della carenza dell'elemento soggettivo, in particolare tenuto conto che il segretario G. , nel momento in cui aveva apposto il proprio parere di legittimità favorevole, accordato dopo aver visionato sia il parere di regolarità tecnica che quello di regolarità contabile, lo aveva fatto nella convinzione di avallare la pratica che egli stesso aveva impostato, per cui era del tutto verosimile che egli non avesse direttamente percepito né la presenza del nominativo "Cooperativa Giustizia Sociale", né il disciplinare allegato e neppure la medesima indicazione nominativa sui referti contabili informatici. Peraltro - si osservava - la proposta di delibera approntata dal segretario generale aveva innestato una procedura comportante anche una serie progressiva di controlli, che, se rispettati, avrebbe reso impossibile un affidamento diretto del servizio, frapponendo ostacoli insormontabili al progetto perseguito da S. Filippo.

Inoltre il ricorso alla procedura della trattativa privata risultava conforme alla disciplina, alle previsioni di legge ed alle prassi amministrative usuali, con riferimento in particolare all'art. 15 l. r. n. 4/1996, che dispone "per la concessione dei servizi socio - assistenziali, i comuni provvedono previa deliberazione della giunta comunale o provinciale, mediante ricorso all'aggiudicazione a trattativa privata entro il limite di 4.000,00 Ecu in favore di istituzioni socio-assistenziali iscritte ai relativi albi regionali previsti dall'art. 26 della L.R. 9 maggio 1986, h. 22 o autorizzati ai sensi dell'art. 28 della stessa legge”. Si ricordava in proposito che lo S. e il C. erano stati giudicati e condannati - seppure con l'applicazione della pena su richiesta delle parti - per non avere esperito la trattativa privata.

Le richiamate risultanze evidenziavano, ad avviso della Corte territoriale che la Giunta ratificando detta delibera, lungi dall'affidare il servizio alla Cooperativa Giustizia Sociale, aveva approvato gli atti per l'affidamento del servizio ad una cooperativa sociale o ad un soggetto caratterizzato da diversa forma associativa, secondo quanto previsto dalla normativa vigente in materia e, comunque, seguendo i criteri di economicità gestionale. Quanto, poi, alla scelta del contraente, da operare in una fase successiva ad opera del dirigente, aveva espressamente imposto il ricorso alla procedura ad evidenza pubblica quanto meno nella forma della trattativa privata, tant'è che un diverso soggetto giuridico dalla Cooperativa Giustizia Sociale (cooperativa sociale a r.l. "Letizia"), dedito anch'esso alla gestione degli asili nido, sapendo che si doveva svolgere una "trattativa privata", aveva chiesto di prendere parte alla gara. Conclusivamente - riteneva il giudice a quo - la insussistenza di qualsivoglia elemento decisivo da suffragare che gli imputati, ciascuno in relazione al proprio grado di competenza e allo specifico ruolo svolto nell'iter di formazione e approvazione della delibera, avesse contravvenuto ai principi della generica violazione di imparzialità e del buon andamento della Pubblica Amministrazione, agendo intenzionalmente per la realizzazione dell'illecito intento di favorire la Cooperativa Giustizia Sociale, preferendola a qualunque altro possibile affidatario.

Tale soluzione veniva a comportare il venir meno, sotto il profilo della carenza dell'elemento soggettivo, di tutte le imputazioni traenti origine dalle vicende avvenute il 19 ottobre 2000. In tale frangente il G. , che unicamente agli assessori B. e S. aveva poco prima constatato che il disciplinare d'incarico allegato alla proposta di delibera n. 282/2000 non recava la dicitura "all. B" e riportava quale contraente la Cooperativa Giustizia Sociale, immediatamente provvedeva alla stesura della lettera prot. n. 30/r/sg, indirizzata al dirigente SPADA e al Sindaco in cui evidenziava tale anomalia, del tutto contrastante col contenuto della proposta originaria e annullava il parere favorevole di legittimità trasformandolo in parere contrario.

Alla stregua di tale sintetico richiamo della gravata sentenza, osserva il Collegio che la censura del P.g. ricorrente ex art. 606 lett. e) c.p.p., non intacca la ricostruzione della vicenda processuale fatta dalla Corte territoriale, poiché sostanzialmente prospetta non tanto una carenza e contraddittorietà della motivazione, quanto a sollecitare in questa sede una inammissibile rilettura dei fatti di causa. Dette risultanze processuali, tuttavia, se, da un lato, evidenziano che alla delibera si pervenne attraverso una procedura formalmente legittima (così da rendere incontestabile la insussistenza anche della contestata fattispecie ex art. 323 c.p.), dall'altro appaiono suffragare l'ipotesi accusatoria, di essere stata la stessa preordinata ad un fine corruttivo: quello di attribuire il servizio alla cooperativa "Giustizia Sociale" in corrispettivo dell'assunzione di persone alquanto contigue ai pubblici amministratori.

Ciò emerge dall'esame delle singole posizioni dei giudicabili: per il L. , capo dell'amministrazione comunale, l'accertamento compiuto sin dalla prima fase del giudizio era nel senso che l'approvazione della delibera n. 282 aveva per lui rappresentato uno dei momenti procedurali preordinati al raggiungimento di un risultato illecito: il suo progressivo assentire ad un progetto fortemente patrocinato da altri (e in particolare dalla componente politica del C.c.d. per mezzo del consigliere T. che sin dal maggio 2000 si era attivato offrendo a numerose persone appartenenti all'amministrazione e al consiglio comunale posti presso gli asili nido, tramite il M. presidente dalla cooperativa), attestacene egli non era ignaro né degli interessi sottesi al progetto, né del fatto che per soddisfarli occorreva assicurare l’attivamento del servizio alla cooperativa presso la quale i soggetti raccomandati erano iscritti. Che egli fosse perfettamente edotto del mercimonio clientelare connesso all'intera operazione; è dimostrato dal fatto che egli stesso si era deciso a procedere, ad una segnalazione: dalla documentazione. della cooperativa "Giustizia Sociale" è, infatti, risultato che il nominativo di A. Carmela (cugina della moglie del medesimo) era stato inserito tra i soci il 7 ottobre 2000 (e dunque nell'imminenza dell'inizio dell'esecuzione del servizio).

Da ciò fondatamente i primi giudici hanno dedotto che egli era pienamente consapevole del fatto che si trattava di una operazione non conforme alla legge, in evidente discrasia con il dovere di imparzialità e di buon andamento della pubblica amministrazione, talché è stata posta a suo carico una frazione della condotta corruttiva, nella consapevolezza che gli altri segmenti erano o sarebbero stati posti in essere dagli altri concorrenti, nonché del vantaggio specifico che ciascuno di loro avrebbe conseguito.

Anche per lo S. Giuseppe è risultata la piena consapevolezza del fatto che all'interno dell'amministrazione comunale trapanese si era deciso di attuare una operazione non conforme alla legge, in violazione del dovere di imparzialità e di buon andamento della pubblica amministrazione nonché dell’intendimento della giunta comunale - della quale egli faceva parte - di porre in essere un atto funzionale allo scopo. In particolare alla stregua delle dichiarazioni rese dai coimputati B. e T. , è emersa all'evidenza la sua attiva presenza nel momento in cui si era concretizzato lo scambio clientelare sotteso all'intera operazione e, dunque, nel momento maggiormente pregnante per dare il giusto valore a quanto si andava realizzando. Peraltro, egli è risultato direttamente coinvolto nella segnalazione di almeno un nominativo per l'assunzione nella cooperativa.

Quanto a B. Salvatore, la sua posizione - come evidenziato dai primi giudici in aderenza alla tesi accusatoria - è stata ricostruita anche attraverso le ampie dichiarazioni autoaccusatorie che egli ha rassegnato in sede di incidente probatorio attestanti il suo pieno coinvolgimento nell'operazione corruttiva in contestazione, a partire dalla circostanza dell'assunzione della moglie presso la cooperativa, pur se priva del necessario diploma magistrale. Ciò stante, il suo asserito disinteresse per l'iter procedimentale dell'operazione, non intacca la sua chiara consapevolezza di concorrere a porre in essere un risultato preordinato, e ciò in chiaro contrasto con qualsiasi principio di imparzialità e di buona amministrazione, vale a dire l'affidamento di un servizio comunale ad un soggetto già individuato nel quale amministratori e funzionali avevano riversato interessi personali (assunzioni di persone da ciascuno segnalate). Sulla base di tali risultanze (peraltro non oggetto di specifica e critica valutazione da parte della Corte territoriale), appare evidente come il giudice di appello abbia immotivatamente disatteso il prevalente orientamento giurisprudenziale (ex pluribus: Cass. Sez. VI 3.6.1997 Romano; 5.2.1998 Lombardi; 15.2.1999 Di Pinto) che in tema di corruzione propria ex art. 319 c.p., l'atto d'ufficio, oggetto di mercimonio, non va inteso in senso formale, comprendendo la locuzione qualsiasi comportamento che comunque violi (anche se non in contrasto con specifiche norme giuridiche o con istruzioni di servizio) i doveri di fedeltà, imparzialità, onestà che debbono osservarsi da chiunque eserciti una pubblica funzione.

Consegue da quanto sopra l’annullamento della sentenza impugnata nei confronti di L. Antonio, B. Salvatore e S. Giuseppe in ordine di reato di cui al capo A).

Il giudice del rinvio (altra sezione della. Corte di Appello di Palermo) procederà a nuovo giudizio sul punto.

Il ricorso nel merito va dichiarato inammissibile.

P.Q.M.

La Corte annulla la sentenza impugnata nei confronti di L. Antonio, B. Salvatore e S. Giuseppe in ordine al reato di cui al capo A) e rinvia per nuovo giudizio su tale punto ad altra sezione della Corte di Appello di Palermo. Dichiara inammissibile nel resto il ricorso

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SENATORE SODANO NO AL PETCOKE ALLA ITALCEMENTI
ISOLA DELLE FEMMINE: ITALCEMENTI NO AL PET-COKE
Italcementi. stop ad utilizzo petcoke in stabilimento Palermo Il presidente della Commissione Ambiente di Palazzo Madama presenta interrogazione "Intervenga il Ministro dell'Ambiente sull'utilizzo di petcoke come combustibile, da parte della Italcementi di Isola delle Femmine (Palermo). E' una sostanza nociva per la salute e c'è il rischio che la regione Sicilia dia a quello stabilimento l'autorizzazione ad usarla". Lo afferma in un'interrogazione al Governo il presidente della commissione Ambiente del Senato, Tommaso Sodano. Il senatore del Prc, facendo riferimento alla denunce presentate dal Comitato cittadino "Isola pulita" sia alla procura della Repubblica che all'Assessorato regionale Territorio e Ambiente, nel documento, paventa "il rischio che il dipartimento Tutela dall'inquinamento atmosferico della Regione Sicilia possa approvare l'utilizzo della petcoke attraverso una conferenza di servizi, nonostante sia ancora in corso la procedura per valutare l'impatto ambientale sul territorio dell'Isola delle Femmine. E' un procedimento - sottolinea Sodano - illegittimo, in quanto sottrae al dipartimento competente la decisione sulla richiesta avanzata dalla società di modifica delle emissioni in atmosfera". Una nuova seduta della conferenza dei servizi sarebbe in programma per il 17 ottobre e l'amministrazione locale - stando a quanto riporta il comitato civico - avrebbe dato un assenso di massima all'uso di petcoke. Sodano ricorda che "in una risposta ad una precedente interrogazione il Ministero dell'Ambiente aveva già accertato l'utilizzo di tale sostanza senza autorizzazioni da parte dell'Italcementi e che l'impresa, autorizzata per il deposito ma non per la combustione, era già stata diffidata dall'utilizzarla per produrre energia per i propri impianti". "E' necessario intervenire - conclude Sodano - l'utilizzo del Petcoke è molto nocivo per la salute dei cittadini e per questo la Italcementi è stata più volte diffidata. Sarebbe assurdo autorizzarne l'impiego con un provvedimento regionale".
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Italcementi:Braccio Di Ferro Su Uso Pet-Coke Nel Palermitano

(ANSA) - PALERMO, 19 OTT - Protestano per paura di perdere il posto di lavoro a causa delle norme sull'uso del pet-coke, il combustibile che deriva dalla raffinazione del petrolio. Sono i lavoratori della Italcementi di Isola delle Femmine (Palermo) che stamani hanno manifestato a Palermo davanti a palazzo d'Orleans. Decine di persone hanno promosso un sit-in davanti alla presidenza della Regione. Chiesto un incontro con il governatore Salvatore Cuffaro "per esporre le proprie ragioni sull'utilizzo del pet-coke nella fabbrica nel Palermitano".
Ieri un gruppo di circa sessanta lavoratori aveva bloccato la strada statale 113 a Isola delle Femmine, in direzione di Trapani. I dipendenti sono preoccupati per via del braccio di ferro tra l'azienda e l'assessorato regionale all'Ambiente, in merito all'uso del combustibile, il cui utilizzo è stato vietato nell'agosto del 2006. "Non protestiamo contro l'azienda - dicono i lavoratori - ma contro l'atteggiamento dell'assessore all'Ambiente Rossana Interlandi, che per motivi politici nega l'autorizzazione temporanea all'uso del combustile che non è un rifiuto nocivo come si vuol fare credere". L'Italcementi ha sostenuto che "non bisogna fare strumentalizzazioni. Il pet-coke è consentito dalle normative proprio perché il legislatore ne riconosce l'idoneità all'uso in un ciclo, come quello relativo alla produzione del cemento, ampiamente sperimentato e consolidato e, soprattutto, perché se ne conoscono tutti i risvolti ambientali e relativi alla salute".
Per l'assessore Interlandi: "L'uso del pet-coke, come l'esperienza della centrale Eni di Gela sta a dimostrare - ribatte - produce conseguenze devastanti per l'ambiente e per la salute dei cittadini. Porre la questione è dunque il preciso dovere di un'amministrazione seria e responsabile e non, come sostiene l'Italcementi, una strumentalizzazione".(ANSA).

REGIONE SICILIA ASSESSORATRO TERRITORIO AMBIENTE SERVIZIO 3 TUTELA DALL’INQUINAMENTO ATMOSFERICO
PROTOCOLLO 13871

OGGETTO Ditta Italcementi S.p.a. di Isola delle Femmine Deposito di stoccaggio combustibile solido in C.da Raffo Rosso Violazione della normativa ambientale

Racc a/r Italcementi via G.Camozzi 124 Bergamo

Racc a/r Italcementi via delle cementerie 10 Isola delle Femmine

Racc a/r Procura della Repubblica c/o Tribunale di Palermo

Fax 091515142 Comando carabinieri Palermo N.O.E. maresciallo Sapuppo
Via Resuttana 360 Palermo

Fax 0916628389 e p.c. Provincia Regionale Palermo Servizio Inquinamento Atmosferico Via San Lorenzo 312/G/H Palermo

Fax 0917033345 e p.c. D.A.P. Palermo Via Nairobi 4 Palermo

Fax 0918677098 e p.c. Comune di Isola delle Femmine Palermo

Fax 0916173522 e p.c. C.P.T.A. Palermo Via Lincoln 21 Palermo


Servizio 2 SEDE

Risulta agli atti di questo ufficio, anche da comunicazioni della stessa Italcementi s.p.a. che codesta ditta utilizza il sito della ex cava Raffo Rosso quale “deposito all’aperto di combustibile solido (pet-coke, carbone) utilizzato per la
limitrofa cementeria.
Tale impianto, nel quale si manipolano, trasportano, immagazzinano,caricano, scaricano materiali polverulenti contenenti sostanze inquinanti, non risulta tuttavia autorizzato (Allegato 6 D.M. 12 luglio 1990 o D.Lgs 3 aprile 2006 n 152) e non può pertanto essere esercito in assenza della prevista autorizzazione prevista dall’art 269 D.Lgs 152/06.
Si rammenta che, ai sensi dell’art 279 del D.Lgs 3 aprile 2006 n 152 “chi inizia a installare o esercire un impianto e chi esercita una attività in assenza della prescritta autorizzazione ovvero continua l’esercizio dell’impianto o dell’attività con l’autorizzazione scaduta, decaduta sospesa revocata o dopo l’ordine di chiusura dell’impianto o di cessazione dell’attività è punito con la pena dell’aresto da due mesi e due anni o dell’ammenda da duecentocinquantotto euro a milletrentadue euro”.

Si diffida pertanto la ditta dall’utilizzare l’impianto di stoccaggio in questione senza l’autorizzazione prevista dall’art 269 del decreto 152/06 e la si invita
a dare seguito, con urgenza agli adempimenti previsti dalla normativa vigente.

Si invitano il D.A.P. e la Provincia regionale, che leggono per conoscenza, ad effettuare i necessari controlli relazionando in merito a questo dipartimento.

La presente viene inviata all’Autorità Giudiziaria ed ai NOE di Palermo per gli eventuali aspetti di competenza.

IL DIRIGENTE GENERALE

ARCH PIETRO TOLOMEO

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